PADOVA - Alzata di scudi dei ristoratori aderenti all'Associazione provinciale pubblici esercizi (Appe) di Padova contro la nuova ipotesi di legge regionale sugli esercizi agrituristici. Cercando di seguire via internet il lavoro a fasi alterne della Quarta Commissione Consigliare Regionale, si scoprono i favoritismi a vantaggio di quelli che si chiamano agriturismi, ma che in realtà stanno perdendo i loro connotati 'storici”.

Un esempio eclatante è, infatti, l'abbassamento della soglia dal 60% al 40% di prodotti del podere da utilizzare, ed il contestuale innalzamento dei posti a tavola del 20%, che apre la strada ad una liberalizzazione che snatura la vera identità dell'agriturismo.



Si verrà così a creare non solo una concorrenza sleale, con regole e tasse diverse per lo stesso servizio ristorativo, ma si autorizzerà, di fatto, un sistema di ristorazione 'parallelo” a quello svolto dai pubblici esercizi, a tutto danno dell'offerta della vera tipicità veneta, utilizzando tutti i prodotti del mercato globale, per feste e matrimoni.

L'integrazione del reddito agricolo quale finalità primaria dell'agriturismo viene così stravolta con una presa in giro della clientela, convinta di nutrirsi dei prodotti del contadino mentre in realtà i prodotti provengono dai grossisti o dal mondo dei surgelati.

«Daremo battaglia in tutte le sedi competenti perché questa nuova ipotesi di legge regionale sugli agriturismi non prosegua l'iter - afferma il presidente dell'Appe Erminio Alajmo - Siamo fortemente contrari a questi allargamenti e lottiamo per il mantenimento di un sistema agrituristico genuino e credibile, collegato strettamente al territorio e all'azienda agricola, la quale deve continuare a mantenere le sue caratteristiche e a cui l'agriturismo deve essere complementare e connesso».

«Nei prossimi giorni - continua il presidente Alajmo - discuteremo sulle misure da attuare a livello regionale nella riunione del Comitato Veneto Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) - Confcommercio, convocato urgentemente».


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