Agriturismi, per la Fipe Toscana serve più ordine nel fuori casa
Aldo Cursano, presidente Fipe Toscana, scrive al direttore di “Italia a Tavola” sulla discussione politica delle norme che regolano gli agriturismo toscani. Secondo il nuovo testo di legge un agriturismo potrà servire pasti senza l’obbligo del pernottamento e offrire piatti slegati dalla produzione
Aldo Cursano (nella foto), presidente Fipe Toscana, scrive al direttore di 'Italia a Tavola” Alberto Lupini a proposito della discussione politica sulle norme che regolano gli agriturismo toscani. Nei giorni scorsi c'è stata una forte tensione e mobilitazione generale: gli agriturismi diventeranno ristoranti a tutti gli effetti, pagando però meno tasse e meno contributi. In base al nuovo testo in via di approvazione un agriturismo potrà servire pasti senza l'obbligo del pernottamento e offrire piatti slegati dalla produzione.Di seguito il testo integrale della lettera di Aldo Cursano.
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Caro Alberto,
Ti ringrazio prima di tutto per l'attenzione che stai ponendo in particolar modo all'attività di Fipe in Toscana. è come sai un momento del mercato molto delicato, la crisi ha reso un po' più poveri tutti e quindi la tensione è più evidente quando poi si vede il legislatore che, al posto di premiare chi opera correttamente sul mercato, di fatto si preoccupa in qualche modo di sanare comportamenti che sino a ieri erano illegali. Tu sai che in Toscana c'è stata una forte tensione e mobilitazione generale per la legge sull'agriturismo.
Il primo consiglio di fatto è saltato per l'agitazione provocata con migliaia di fax ed e-mail inviate a tutti i consiglieri regionali, membri di giunta e presidente Regione. Nel frattempo ci sono stati innumerevoli incontri con la maggioranza, l'opposizione, l'apposita commissione i singoli consiglieri più influenti. La legge era chiaro che sarebbe stata approvata, ma l'obiettivo di Fipe era quello di far passare quattro emendamenti, dei quali tre sono passati, uno si è impegnato il presidente in consiglio regionale che sarebbe stato ripreso e ricondotto a norma in fase di regolamento.
Il primo è il principio per noi irrinunciabile sulla tracciabilità dei prodotti e della loro provenienza e da indicare sui menu a tutti i clienti. Tu capisci che questo principio è centrale e inchioda penalmente chi dichiara cose non vere (frode in commercio) e poi è chiaro che tutto è tracciato se è un prodotto dell'orto o di allevamento. Chiaramente i prodotti acquistati da altre aziende devono essere tracciati con bolle e fatture, così come quando vengono acquistati sempre di origine toscana, ma magari dai canali della grande distribuzione: è chiaro che da tutto ciò è facile risalire alla prevalenza dell'agricoltura e dei prodotti di produzione. Se si hanno 3 maiali e 5 polli è più difficile rispetto a ieri, con il regime forfettario, affermare che si possono fare migliaia di pasti, matrimoni, feste e addii al celibato. Poi i requisiti professionali e morali dei gestori sono stati inseriti nella legge e infine le sanzioni portate da 100 a 1.000 euro.
Avevamo richiesto anche un emendamento che equiparasse il ristorante di un agriturismo che apre ai non alloggiati adeguamento igienico-sanitario dell'attività come previsto per i ristoranti e come previsto dalla normativa comunitaria. Su questo ancora vige una deroga (illegittima) ma dalle dichiarazioni degli uffici e dalla percezione generale sembra che vogliano recuperarlo come prima dicevo nel regolamento. è assurdo pensare che in una cucina di casa, quindi di civile abitazione, che poteva andare bene al massimo per 5-10 ospiti, può rimanere tale nel momento in cui si apre anche ai non alloggiati. La sicurezza alimentare e la salute dei consumatori deve essere per tutti una priorità e non un optional...
Qui di seguito un mio intervento ripreso oggi 23 dicembre su Il Sole 24 Ore - Centro nord, che avrei piacere tu potessi rilanciare quale messaggio e informazione ai tanti operatori che come me dalla mattina alla sera cercano di restare in piedi e svolgere correttamente un mestiere con un senso di responsabilità sociale che non ci è adeguatamente riconosciuto. è importante che si sappia che la Fipe c'è e salvaguarderà sempre e comunque il ruolo e la dignità del nostro lavoro.
Ciao Alberto e a presto.
Aldo Cursano
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Da Il Sole 24 Ore del 23 dicembre:
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Quello che sta avvenendo fra gli agriturismi e i ristoranti rischia di trasformarsi in una guerra di campanili. Se così fosse ne uscirebbero sconfitti tutti: agricoltori, esercenti e anche i clienti turisti. Per questo è bene che nell'allineare la situazione della Toscana a quella di altre regioni si colga l'occasione per fare un po' di ordine nell'offerta di pasti e bevande.
è vero infatti che la Toscana era la sola regione che limitava la ristorazione nell'agriturismo alle sole persone alloggiate, anche se molte strutture non rispettavano questa condizione. In questo la legge non fa che compensare un disequilibrio a livello nazionale fra gli agriturismi.
L'aspetto che ha fatto insorgere i ristoratori è legato piuttosto alla tassazione in regime forfetario e ai contributi ridotti per gli agricoltori occupati in cucina o in sala che si tramutano in agevolazioni fiscali e contributive nel momento in cui l'attività di ristorazione si trasforma da marginale a predominante rispetto a quella agricola. In questo caso si verifica concorrenza sleale; le due offerte gastronomiche si confondono e al cliente appaiono uguali. Lo scenario diventa ancora più confuso se a far venire meno la distinzione fra ristorazione e agriturismo è proprio una legge. Già nel 2006, una legge quadro statale ha creato una commistione ambigua fra i due tipi di offerta. Stabilisce, infatti, che tutta la materia prima alimentare, tranne minime quantità di ingredienti indispensabili al completamento del pasto, debba venire da aziende agricole della regione o da artigiani alimentari che lavorano prodotti agricoli regionali. Il testo nato per legare ulteriormente la ristorazione agrituristica al contesto agricolo circostante non stabilisce però che cosa si intenda per 'quantità minime”.
Guarda caso, per il cenone di Capodanno, un agriturismo nell'entroterra di Grosseto offre un menu composto da strudel con bocconcini di merluzzo; timballino di fregala ai frutti di mare; prosciutto di Praga; ravioli di branzino ai sapori dell'orto; turbanti di sogliola in crema di cavol fiore. Non si direbbe un menu a base dei prodotti tipici del territorio. E al di là del Capodanno, gli agriturismi non potrebbero servire bevande gasate di produzione industriale, né avvalersi di pasta e di polvere di caffè che non siano esclusivamente della zona. A scatenare la guerra, allora, non è la legge, ma il continuo instancabile tentativo intrinseco nell'essere umano di sconfinare nel prato del vicino nell'idea che sia sempre più verde.
I ristoratori non avrebbero di che reclamare se i gestori degli agriturismi rispettassero i loro confini nello svolgere la loro attività, cioè quella di allevatori e agricoltori e, marginalmente, quella di somministrazione dei pasti. Ma chi garantirà il rispetto di questi limiti? Sempre la legge stabilisce un limite minimo di controlli del 20%. In pratica, su 100 agriturismi ne verranno controllati venti. Gli altri ottanta possono dormire sonni tranquilli. Inoltre, anche in caso di controllo, non è chiaro per niente come potrà essere dimostrato il reddito derivante dall'attività agricola e quello relativo alla ristorazione.
Ipotizzare controlli a tappeto appare inverosimile, considerando anche le notorie scarse risorse a disposizione delle forze preposte a questo compito. Per evitare che la concorrenza diventi sleale, allora, bisogna solo confidare sul buon senso e sul senso di coscienza di ognuno di noi. E anche qui è lecito essere dubbiosi. Non a caso sin dal 1787 sul numero 51 del Federalista si leggeva: «Se gli uomini fossero angeli non occorrerebbe alcun governo».
Aldo Mario Cursano
Presidente Fipe Regione Toscana
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