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Ancora una volta il ministero delle Politiche agricole si è trasformato in merce di scambio per gli equilibri politici. Prima, per favorire le ambizioni di Zaia, Berlusconi ha scambiato la poltrona con quella di Galan. Ora ha scelto Saverio Romano per assicurarsi il sostegno dei 'Responsabili” (parlamentari accomunati dal fatto di avere cambiato, anche con giravolte di 360°, la casacca politica). Ma tant'è, questo è lo stato dell'arte della politica in Italia e in nome di un valore supremo quale è la stabilità ci adattiamo anche a questo.

Il risultato è che siamo al terzo ministro dell'Agricoltura di questo Governo senza che agli avvicendamenti si sia accompagnata una crescita di professionalità o competenze da parte di chi è subentrato. Ma questo forse è il male minore visto che un politico, soprattutto se di qualità, può avvalersi dei pareri tecnici di dirigenti ed esperti. Come dire che non ci interessa accodarci alle polemiche di quanti hanno contestato al neo Ministro Romano la sua formazione giuridica. Né vogliamo avere dei pregiudizi per le possibili iniziative giudiziarie che lo potrebbero coinvolgere.

Romano è peraltro un politico puro (ex Dc ed ex Udc...) e quindi a lui rivolgiamo quelle richieste a cui il manager suo predecessore, con un'arroganza forse involontaria, non ha mai risposto. Non pretendiamo dal neo Ministro prese di posizione definitive su tutti i complessi problemi della filiera dell'agroalimentare italiano, ma almeno qualche indicazione sulle sue intenzioni ci piacerebbe averla. Anche solo per il fatto di rappresentare la grande maggioranza dei ristoratori italiani e di molti produttori che da questo dicastero si attendono quella considerazione che manca da parte di altri membri del Governo.

Per favorire il Ministro gli sottoponiamo, senza particolare gerarchia di valori, alcune delle questioni più urgenti che sono ancora tutte al palo, nonostante i molti impegni dei predecessori...

Partiamo con la valorizzazione dell'agroalimentare italiano nel suo complesso. C'è la Dieta mediterranea da promuovere come bene assoluto del sistema Paese e attorno ad essa riorganizzare distribuzione interna ed internazionale, turismo, tutela dei prodotti tipici e delle cucine regionali. In questa logica ha un senso l'attività (insufficiente per ora) di BuonItalia? Ce lo chiediamo da tempo ma intanto il tempo passa e le risorse si sprecano.

Etichettatura a garanzia dei consumatori, questione Ogm, quote latte (e relative sanzioni per chi non ha rispettato la legge), difesa dell'olio extravergine e semplificazione delle troppe Doc del vino per valorizzare i territori: sono solo alcuni dei problemi su cui Galan sembrava volersi impegnare ma su cui concretamente (salvo che per la norma sulle etichette bloccata dall'Unione europea) non abbiamo visto nulla di concreto.

Revisione delle norme sugli agriturismi e progressiva equiparazione di queste attività a quelle della ristorazione tradizionale; severità nella gestione delle sagre per evitare le troppe taroccature che fanno male alle nostre produzioni di eccellenza; sinergie vere - e non fughe in avanti come la nuova targa 'Ottimo” per distinguere (?) i ristoranti italiani all'estero - con tutte le istituzioni per un progetto che tutela la ristorazione italiana di qualità, a casa nostra come nel resto del mondo, sono infine altri punti su cui si misurerà la capacità di chi, dalla poltrona di ministro delle Politiche agricole, vorrà dimostrare coi fatti di avere una visione nazionale (e non limitata al bacino elettorale dei ministri, prima veneto ed ora siciliano...). Come è giusto, facciamo un'apertura di credito all'on. Saverio Romano, puntando su una sua sensibilità che ci auguriamo possa manifestarsi subito con qualche risposta ai nostri lettori.

Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net




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