Saghetti alla carbonara, bucatini all'amatriciana, trofie al pesto: nel 2009 in Italia sono state mangiate oltre 1,5 milioni di tonnellate di pasta.

Rispetto alla media mondiale di questo indicatore - 7-8 chilogrammi l'anno di pasta a testa - l'Italia svetta con 26 chilogrammi pro capite. Piu' del doppio rispetto al consumo del Venezuela, secondo con 12 chilogrammi, davanti a Tunisia (11,7 kg) e Grecia (10,4 kg). Secondo il Censis, sono oltre 2 milioni gli italiani che la mangiano tutti i giorni a pranzo e cena. Questi i dati diffusi oggi, 25 ottobre 2010, in occasione del World Pasta Day, appuntamento giunto quest'anno alla tredicesima edizione.



Per ribadire la virtù di questo piatto ormai globale e incentivarne il consumo, l'Ipo (International Pasta Organisation) assieme all'Abima (l'Associazione dei pastai brasiliani) e all'organizzazione no profit ''Oldways'' hanno convocato gli ''stati generali'' della pasta a Rio de Janeiro che si svolgeranno fino al 27 ottobre per la quarta edizione del ''World Pasta Congress''.

«Ora più che mai - afferma Raffaello Ragaglini, segretario generale dell'Ipo - c'è bisogno di diffondere la cultura della pasta, difenderne il valore e promuoverne il consumo. Per migliaia di anni i carboidrati sono stati la principale fonte di energia per le popolazioni di tutto il mondo e oggi, dopo l'attacco delle diete 'low-carb” arrivate dagli Usa, i suoi carboidrati buoni rivendicano un ruolo primario nella lotta a malnutrizione e obesità. E la pasta, alimento versatile per eccellenza, adatto ai pasti di tutti i giorni come alle occasioni speciali, può e deve essere un driver di un'alimentazione sana e corretta».

In 10 anni la produzione di pasta a livello mondiale è passata da circa 7 a 12 milioni circa di tonnellate. In quest'ambito, l'Italia si conferma prima per produzione, potenzialità produttiva, consumo pro capite ed esportazioni di pasta. Con 3,2 milioni di tonnellate prodotti rappresentiamo il 26% circa della produzione mondiale e il 75% della produzione Ue. In altre parole, un piatto di pasta su 4 mangiati nel mondo e 3 su 4 in Europa e' fatto con pasta italiana. Nel corso dei primi sei mesi del 2010 le esportazioni di pasta hanno fatto registrare buoni risultati, mettendo a segno un incremento dei volumi pari al +2,45%.

Nella classifica dei mercati esteri più ''golosi'' di pasta italiana si conferma al primo posto la Germania (20%), seguita da Francia (16%), Regno Unito (15%), Stati Uniti (7%) e Giappone (5%) a completare un quintetto che assorbe complessivamente il 63% del nostro export. Tra le performance più rilevanti del 2010, le esportazioni verso la Cina. Nella patria del riso si registra infatti un +17% nel primo semestre 2010.

Infatti, sono più che quadruplicate le esportazioni di pasta in Cina negli ultimi dieci anni (+339% dal 2000 al 2009) che hanno superato i 3 milioni di chili all'anno. è quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione del World Pasta Day dalla quale si evidenzia che la tendenza alla crescita, nel Paese dove c'è chi sostiene siano stati inventati gli spaghetti, continua nei primi sette mesi del 2010 con un aumento record del 26%.

La pasta è entrata nelle abitudini alimentari in tutti i continenti anche se i consumatori più appassionati di pasta italiana sono i tedeschi, seguiti nell'ordine dai francesi, dagli inglesi, dagli statunitensi e dai giapponesi. Nonostante la crescita il Paese asiatico rimane nei consumi ancora molto lontano dall'Italia che detiene il primato nel consumo che ha raggiunto attorno ai 26 chili a persona, tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese.

Ma l'Italia è leader anche nella produzione con un piatto di pasta su quattro consumato nel mondo che è fatto in Italia che è leader nella produzione con 3,2 milioni di tonnellate superiore a quella degli Stati Uniti (2 milioni di tonnellate), del Brasile (1 milione di tonnellate) e della Russia (858mila tonnellate). La novità del 2010 è stata la vendita sul mercato del primo prodotto ottenuto con grano al cento per cento italiano nell'ambito del progetto della filiera agricola tutta italiana della Coldiretti: la pasta dei coltivatori. Una innovazione accompagnata dalla costituzione della più grande società di europea di trading dei cereali di proprietà degli agricoltori con il compito di gestire oltre 20 milioni di quintali di prodotto tra grano duro destinato alla produzione di pasta, grano tenero per il pane, girasole e soia, esclusivamente di origine italiana e garantiti non Ogm.


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