Il Vecchio Continente e la passione per il cibo made in Italy: dagli scaffali dei supermercati ai tanti ristoranti italiani di qualità, passando per le centinaia di trasmissioni televisive, siti web, libri illustrati e convegni dedicati interamente all'italian style. Un fenomeno che ha contagiato anche importanti esponenti politici: il Primo Ministro inglese David Cameron ha recentemente ideato a scopi benefici una ricetta di cucina e ha pensato all'italianissima "pasta con sugo di salsiccia".



Una vera e propria celebrazione - quella per la cucina del Bel Paese - che non ha risparmiato anche il vocabolario visto che, secondo una recente ricerca della Società Dante Alighieri, pizza, spaghetti, cappuccino, mozzarella e tiramisù sono in media le parole italiane più importanti - storicamente e culturalmente - entrate nelle lingue dei 27 stati membri della Ue. Più di "bravo" e "allegro" tanto per capirci... D'altronde anche i dati economici confermano questo trend.

Nel 2009, secondo il Centro Studi di Federalimentare, in un rapporto presentato nel corso del convegno "Alimentare... l'impresa globale" al settimo forum dei Giovani imprenditori, emerge che il Vecchio Continente ha coperto da solo il 66% delle esportazioni totali dell'alimentare italiano per un fatturato che è stato pari a 12,4 miliardi di euro e che nel primo trimestre 2010 è cresciuto dell'11,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, superando il parallelo +10,4% registrato dall'export a livello "mondo".

Un mercato europeo divenuto "domestico" per i nostri prodotti di qualità che conquistano sempre più spazio nelle tavole grazie alla "mediterraneizzazione" dei consumi alimentari. Infatti, davanti al dilagare dell'obesità, molte Nazioni hanno rivisto le proprie abitudini avvicinandosi al nostro modello alimentare: l'unico in grado di coniugare gusto e sana alimentazione. Del resto anche le aziende alimentari italiane stanno facendo alla grande il loro compito attraverso la promozione di stili di vita corretti e l'immissione nel mercato di prodotti sempre più a misura di salute e benessere.

Dati Federalimentare alla mano scopriamo allora quali i cibi made in Italy maggiormente presenti nelle tavole europee che fanno concorrenza alle pietanze locali, ritenute intoccabili fino a poco tempo fa, e oggi costrette a ripiegare dall'onda gastronomica tricolore. Partiamo dal principe del nostro export, ovvero il vino, che da solo rappresenta il 17% circa del totale Italia per un fatturato nella Ue pari a 2,1 miliardi di euro. Piace moltissimo in Germania che è il primo acquirente mondiale di questa bevanda, particolarmente apprezzata nelle regioni del sud. In generale i consumatori europei preferiscono il rosso al bianco, mentre per le occasioni di festa, scelgono le intramontabili bollicine: l'export degli spumanti italiani vale 190 milioni di euro.

Al secondo posto nella classifica dei prodotti italiani che prendono la strada dell'Europa ci sono i dolci. Il "fine pasto all'Italiana" nel Vecchio Continente va sempre più di moda: le esportazioni di biscotti, gelati, confetti, caramelle, panettoni e pandori valgono oltre 1,6 miliardi di euro e rappresentano il 13% del totale.

Medaglia di bronzo per la pasta. Il simbolo culinario del made in Italy in pochi anni è passato dall'essere considerato esclusivamente l'emblema della tradizione mediterranea a piatto globale. In Europa la pasta italiana è amata (e imitata) ovunque, soprattutto in Germania, Inghilterra e Francia dove spopola sia nelle case che nei menu dei ristoranti italiani top. Oggi le esportazioni italiane in Europa di questo alimento valgono 1,3 miliardi di euro per una quota superiore al 10%. Ma come vuole le centenaria tradizione italiana, non c'è pasta senza... pomodoro. Un matrimonio culinario che viene celebrato anche in Europa: il settore delle conserve di pomodoro e pelati italiani nel Vecchio Continente ha un fatturato export di 1,1 miliardi di euro insieme ai legumi conservati e alle verdure conservate, e costituisce il 9,1% del totale Ue. Passiamo quindi a un altro settore portante come quello dei formaggi.

Amati e tra i più imitati - vedi il Gorgonzola che in Germania diventa Camboozola - i vari Grana Padano, Parmigiano Reggiano, mozzarella, provolone, ricotta, fontina, solo per indicarne alcuni, rappresentano quasi il 9% del totale export italiano per 1,1 miliardi di euro di fatturato. Un grande risultato se si pensa all'agguerrita concorrenza dei formaggi francesi e tedeschi... Altri prodotti portabandiera dello stile italiano in Europa sono le carni preparate: l'export di salami, prosciutti, salsicce vale ben 782 milioni di euro (6,3%).

Declinati per diverse occasioni di consumo, i salumi italiani sono protagonisti del classico "aperitivo all'italiana": per una pausa buona e veloce basta anche un nobile Culatello abbinato a un buon bicchiere di Lambrusco.

Spazio sulle tavole europee anche per la frutta conservata e per i succhi di frutta italiani che mostrano un buon andamento con un fatturato export di 668 milioni di euro (5,4%). Merita una citazione anche il caffè: quello italiano in Europa vale ben 459 milioni di euro (3,7%) e un quarto viene esportato in Germania. Infine, a conclusione della nostra carrellata, scopriamo che la virata degli Europei verso la mediterraneizzazione dei consumi è confermata dalla presenza nelle tavole del Vecchio Continente di Olio d'oliva: l'export di questo prodotto è pari oggi a 400 milioni di euro (3,2%).

Se una volta per assaggiare un buon piatto di pasta o mangiare un gustoso tiramisù - tanto per citare i piatti italiani più amati in Europa - era necessario arrivare da turista o per affari nel Bel Paese, oggi, grazie alla promozione del made in Italy alimentare, il nostro cibo non solo arriva direttamente nelle tavole degli Europei, ma è divenuto il marchio di fabbrica dell'italianità in tutto il Vecchio Continente. D'altronde anche la preoccupante crescita dell'Italian sounding è la conferma indiretta che i nostri prodotti alimentari hanno un fascino particolare.

E cosi accade che gli inglesi in patria sono follemente innamorati della nostra cucina: ospitano convegni internazionali dedicati alla gastronomia italiana di qualità e sono la chioccia di tanti chef italiani emigrati che contribuiscono a fare cultura del cibo. Un amore per il made in Italy tanto grande che in molti, tra le mura domestiche, iniziano ad abbandonare il curry e la cucina orientale per buttarsi su pasta, pizza e tutto ciò che ha il sapore italiano. Anche perché quella italiana, secondo una recente ricerca dell'Accademia Italiana Cucina, è la prima cucina etnica in Europa, seguita con distacco da Cina, Francia e Giappone.

 Anche la Francia se ne è "accorta": è Parigi, con ben 400 ristoranti italiani, la culla della gastronomia italiana di qualità in Europa. Seguono Francoforte con 200 ristoranti, Londra con oltre 150, Colonia e Zurigo con 100. Insomma l'Italian style vince al ristorante cosi come al supermercato, dove ogni giorno milioni di consumatori europei entrano direttamente in contatto con il nostro cibo e, così facendo, con il nostro Paese e il nostro modo di concepire la vita.

Basti pensare che, secondo Federalimentare, l'export alimentare dei nostri prodotti nell'arco 2000-2009 in Europa è aumentato di quasi il 50%.Ma quali sono i principali paesi di sbocco del cibo made in Italy nel Vecchio Continente? I "top four" dell'export alimentare italiano sono la Germania - primo acquirente al mondo dei nostri prodotti - che importa dall'Italia per un valore di 3.356 milioni di euro, seguita con distacco dalla Francia con 2.327 milioni di euro, dal Regno Unito con 1.902 milioni di euro e dalla Svizzera con 834 milioni di euro.

Leggermente più indietro la Spagna (662 milioni di euro), l'Austria (602 milioni di euro), i Paesi Bassi (564 milioni di euro) e il Belgio (551 milioni di euro). La nuova sfida per le imprese alimentari italiane sarà quello di rendere ancora più competitivi i cosiddetti "mercati emergenti": tra i paesi oggi più ricettivi del nostro food and drink troviamo la Danimarca con 268 milioni di euro, la Polonia con 235 milioni di euro e la Slovenia con 139 milioni di euro.