ROMA - Uno sguardo oltre la crisi. Non è un auspicio ma una constatazione della sostanziale tenuta del comparto agroalimentare di qualità anche nel 2009, secondo il Rapporto annuale della Fondazione Qualivita sulle produzioni Dop, Igp e Stg presentato a Roma nella sede del Parlamento europeo.



Illustrato dal segretario Mauro Rosati, da Alberto Mattiacci, ordinario di economia e marketing, da Riccardo Deserti del ministero delle Politiche agricole, da Giuseppe Liberatore dell'Associazione Consorzi indicazioni geografiche (Aicig) e da Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo Rurale del Parlamento europeo e neo eletto ai vertici di Qualivita, il Rapporto contiene novità interessanti rispetto al quadro incerto dell'andamento economico degli ultimi mesi.

Ben 19 nuove produzioni registrate soprattutto nel settore ortofrutta e cereali portano alla cifra di 195 certificazioni, il 21% del totale europeo. Si è tra l'altro conclusa dopo 13 anni l'istruttoria per l'Igp dell'Aceto balsamico di Modena e la Pizza napoletana è Stg, Specialità tradizionale garantita: potrà chiamarsi tale in tutto il territorio Ue ma solo se fatta secondo il disciplinare. Recentissimo, infine, il riconoscimento del Pistacchio di Bronte e la Pesca di Verona Igp. L'Italia resta così la nazione europea col maggior numero di produzioni registrate, medaglia d'oro prima di Francia e Spagna che ne vantano rispettivamente 167 e 129.

«Per il nuovo Rapporto abbiamo fatto una riflessione col Mattiacci su come dare delle indicazioni nuove, di marketing ma anche di comunicazione, a questo settore - ha detto Rosati - perché come la crisi economica ci ha insegnato bene a volte i classici indicatori non corrispondono alla realtà oggettiva dei fatti. Soprattutto attraverso i dati del passato abbiamo cercato di leggere il futuro, come utilizzare per le denominazioni un marketing differente e come riuscire a creare un sistema riconosciuto contro quelli che sono i problemi più importanti tra cui l'agropirateria e le contraffazioni».

«Abbiamo anche cercato di dare un'interpretazione di settore attraverso una classifica non più dei territori ma dei prodotti in modo tale che si potesse percepire chi dei vari settori abbia lavorato meglio e chi esportato bene, rendendo di fatto la denominazione un vantaggio vero per le aziende e per il territorio. Bisogna però riflettere e non accelerare troppo sulle denominazioni perché ve ne sono alcune che che hanno poco a vedere con l'impianto originale. Meglio far funzionare quello che c'è prima di aumentare il paniere dei prodotti».

Significativi i numeri fotografati dal rapporto: 1.000.840 tonnellate la quantità prodotta nel 2008 a indicazione geografica e, sempre nello stesso anno, 5,3 miliardi di euro il fatturato complessivo alla produzione e 9,8 miliardi al consumo. Sono 98.200 le aziende agricole e gli allevamenti e 7.600 le strutture di trasformazione industriali e artigianali: dati importanti che evidenziano un trend di crescita costantemente positivo dovuto principalmente al comparto ortofrutticolo.

Le gerarchie tra le varie produzioni registrate cambiano però quando si passa dall'analisi delle quantità a quelle dei valori, cioè al fatturato. Questa seconda chiave interpretativa rovescia infatti le posizioni facendo emergere l'importanza dei manufatti - formaggi e carni lavorate - dove la denominazione pesa maggiormante rispetto all'ortofrutta dove incide più l'organizzazione della filiera che attraverso il marchio si dà regole per affrontare meglio i mercati. Anche se i numeri mostrano un trend crescente non si può dire che nel 2009 l'agricoltura abbia guadagnato di più. Nonostante gli investimenti non c'è stato l'auspicato salto qualità e anche se l'export ha tenuto il settore potrebbe dare molto di più.

«Sono due - precisa Rosati - le strategie utili: creare dei rapporti più semplici con alcuni paesi chiave come ad esempio gli Usa e parte del nuovi mercati asiatici e stabilire alleanze con la grande distribuzione europea per rendere disponibili le nostre eccellenze a 480 milioni di consumatori. Quello che in parte ha fatto il vino bisognerebbe applicarlo al food».

Paolo De Castro è tornato per la prima volta a parlare come presidente di Qualivita affermando l'importanza economica e sociale di tali produzioni. «È l'ora - ha detto - di passare a una seconda fase, dopo il lavoro fatto dal punto di vista culturale per il recupero dei nostri legami con le nostre origini, le nostre tradizioni e la nostra storia. Ora dobbiamo sottolineare l'importanza economica e sociale di queste produzioni da cui dipendono migliaia di imprese e di famiglie. Non sono solo una curiosità culturale, parliamo di migliaia di euro che devono crescere. Fare un prodotto di qualità non basta, bisogna commercializzarlo,creare valori, ricchezza. Per fare questo c'è bisogno di tanta innovazione: se i consumi alimentari calano dobbiamo esportare altrimenti saremo condannati a prezzi sempre più bassi. Dobbiamo mettere al centro l'impresa, e per fare questo c'è bisogno di tanta innovazione. Il 2010 sarà per l'Europa un anno strategico e tutti dovranno fare la loro parte. Dalla fase dell'impianto dei marchi ci auguriamo di passare alla fase in cui possiamo costruire strumenti per rendere i consorzi più forti, in grado di programmare l'immissione di loro prodotti sui mercati. In questo senso sarà fondamentale il Libro Verde sulla Qualità che aiuterà gli agricoltori europei a valorizzare nel modo più adeguato i prodotti alimentari».

Tra alti e bassi riguardanti i singoli comparti il bilancio che emerge dal rapporto Qualivita è confortante soprattutto dove la produzione risulta fortemente specializzata e in crescita qualitativa. La nuova classifica dell'Italia delle denominazioni assegna le spighe non più ai territori ma direttamente alle produzioni registrate. In prima posizione lo Speck dell'Alto Adige Igp con 8 spighe. Seguono l'Olio extravergine di oliva toscano Igp, il Parmigiano Reggiano Dop e, a pari merito, il prosciutto di Parma Dop, il Gorgonzola Dop, il Pecorino Romano Dop, il prosciutto San Daniele Dop, i Salamini italiani alla cacciatora Dop, il Grana Padano Dop, la Mortadella Bologna Igp, la Mela Alto Adige Igp, la Bresaola della Valtellina Igp, il Pecorino Sardo Dop la Mela Val di Non Dop e la Fontina Dop.

Il Veneto è la regione italiana con il più alto numero di prodotti Dop e Igp riconosciuti dall'Unione europea (31), seguono l'Emilia Romagna (30), la Lombardia (21) e la Toscana (20).



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