è di 3,9 miliardi il fatturato al consumo realizzato sul mercato nazionale dai 35 formaggi italiani a denominazione di origine (Dop). A salire sul podio dei formaggi a Denominazione di origine più apprezzati dagli italiani ci sono il Parmigiano Reggiano con 1,3 miliardi di euro e il Grana Padano con 1,2 miliardi. Un gradimento che si estende anche all'estero dove le esportazioni di formaggi Dop sono state pari a 705 milioni di euro, quasi il 20% del fatturato realizzato in Italia. è quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Ismea relativi al 2008, in occasione dell'apertura di Cheese, la manifestazione internazionale dedicata al meglio della produzione internazionale di formaggi organizzata da Slow Food che si svolge a Bra (Cn).

L'espansione sui mercati esteri è però frenata dalla insostenibile presenza di formaggi 'taroccati” che tolgono spazio al vero made in Italy. I Paesi dove sono più diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove appena il 2% dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di formaggi made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York o California.

Ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita. Le imitazioni del Parmigiano Reggiano e del Grano Padano sono con il Parmesan la punta dell'iceberg diffuso in tutto il mondo, ma c'è anche il Romano prodotto nell'Illinois con latte di mucca anziché di pecora o la Fontina danese e svedese molto diverse da quella della Val d'Aosta, l'Asiago e il Gorgonzola statunitensi.
 
pecorino cineseBisogna combattere un inganno globale per i consumatori che causa danni economici e di immagine alla produzione italiana sul piano internazionale cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto per la tutela delle denominazioni dai falsi ma è anche necessario fare chiarezza a livello nazionale ed europeo dove occorre estendere l'obbligo di indicare in etichetta l'origine a tutti i prodotti lattiero caseari.
 
Con la mobilitazione della Coldiretti è stata ottenuta la presentazione da parte del ministro Luca Zaia del Decreto sull'obbligo di indicare l'origine in etichetta per latte e derivati e sul divieto dell'uso delle polveri per la produzione di formaggi che è ora al vaglio dell'Unione europea. Il Decreto è un importante risultato perché obbliga a indicare l'origine del latte impiegato nel latte a lunga conservazione e in tutti i prodotti lattiero caseari, ma vieta anche l'impiego di polveri di caseina e caseinati nella produzione di formaggi.
 
Un intervento necessario per difendere le 40mila stalle italiane messe a rischio dall'importazione ogni giorno attraverso le frontiere di 3,5 milioni di litri di latte sterile, semilavorati e  polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all'insaputa dei consumatori.


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