«è un importante primo risultato della mobilitazione della Coldiretti a difesa del Made in Italy, con decine di migliaia di allevatori alle frontiere e nella grande distribuzione, che ci impegna a proseguire per garantire la trasparenza della provenienza in etichetta per quel 50% della spesa che resta ancora anonima». è quanto afferma la Coldiretti nell'esprimere grande soddisfazione per lo schema di decreto ministeriale recante 'Norme in materia di etichettatura del latte sterilizzato a lunga conservazione, del latte UHT, del latte pastorizzato microfiltrato e del latte pastorizzato ad elevata temperatura, nonché dei prodotti lattiero-caseari”, presentato dal ministro delle Politiche agricole Luca Zaia.

Dopo l'extravergine di oliva e il latte e i suoi derivati si apre la strada all'etichettatura trasparente per tutti i prodotti alimentari che sono ancora anonimi, dalla carne di maiale a quella di coniglio ed agnello, dai succhi di frutta alle conserve vegetali. Negli ultimi anni, con la mobilitazione a favore della trasparenza dell'informazione, la Coldiretti è riuscita a ottenere l'obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva e ora anche per il latte e i derivati.

Il decreto obbliga ad indicare l'origine del latte impiegato nel latte a lunga conservazione e in tutti i prodotti lattiero caseari ma vieta anche l'impiego di polveri di caseina e caseinati nella produzione di formaggi. Si stabilisce chiaramente che il formaggio si fa con il latte e non con le polveri ma regolamenta anche l'impiego di semilavorati industriali (cagliate) nella produzione di formaggi e mozzarelle che dovrà essere indicato in etichetta. Oggi 3 cartoni di latte a lunga conservazione su 4 che sono stranieri senza indicazione in etichetta e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere all'insaputa dei consumatori. Si tratta di un inganno che è finalmente destinato a finire con l'Italia che è leader europeo nella qualità e ha il dovere di svolgere un ruolo di leadership a livello comunitario dove il provvedimento va sostenuto fino in fondo.

Secondo l'indagine Coldiretti-Swg sulle abitudini degli italiani la quasi totalità dei cittadini (98%) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti. Colmare questo ritardo è un grande risultato che va nell'interesse degli imprenditori agricoli ma soprattutto dei consumatori e della trasparenza e competitività dell'intero sistema Paese.

L'etichetta con l'origine sulle tavole degli italiani

Cibi con l'indicazione di provenienza

E quelli senza

Carne di pollo e derivati

Pasta

Carne bovina

Carne di maiale e salumi

Frutta e verdura fresche

Carne di coniglio

Uova

Frutta e verdura trasformata

Miele

Derivati del pomodoro diversi da passata

Passata di pomodoro

Latte a lunga conservazione (*)

Latte fresco

Formaggi non Dop (*)

Pesce

Derivati dei cereali (pane, pasta)

Extravergine di oliva

Carne di pecora e agnello

(*) In attesa di notifica alla Commissione europea
Fonte: Elaborazioni Coldiretti



Franciosi: Rotto il muro d'omertà, adesso avanti con i salumi
«E adesso non ci si metta in mezzo l'Unione europea dicendo che si tratta di un ostacolo al libero mercato, perché non è vero. Si garantisce solo massima trasparenza sull'origine delle materie prime usate e quindi una scelta consapevole ai consumatori». Così Carlo Franciosi, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi, commenta il testo del decreto firmato oggi dal ministro delle Politiche agricole Luca Zaia sull'etichettatura d'origine obbligatoria per latte e formaggi.

Il provvedimento verrà sottoposto al giudizio della Commissione europea che dovrebbe pronunciarsi, secondo alcune previsioni, a settembre. «Sicuramente - commenta la Coldiretti di Milano e Lodi - non mancheranno pressioni da parte di lobbies interessate ad affossare il provvedimento che può dare fastidio a qualcuno, visto che rompe quel muro di omertà, più o meno voluto e sfruttato da molti, sull'origine dei prodotti lattiero caseari».

Il decreto impone di indicare l'origine del latte Uht, di quello microfiltrato, di quello usato per jogurt e formaggi. E ancora: le sostanze ottenute dalla trasformazione di latte o di prodotti lattiero caseari che sono utilizzate nella fabbricazione di formaggi o latticini devono figurare nell'elenco degli ingredienti indicati nell'etichetta di tali prodotti. Inoltre è vietata la produzione di formaggi e latticini con latte in polvere, proteine concentrate, caseine e caseinati, mentre se si usano le cagliate bisogna dirlo e bisogna indicare da dove arriva la cagliata.

«Adesso - conclude la Coldiretti di Milano e Lodi - è necessario procedere nella stessa direzione per altri prodotti, come ad esempio gli insaccati, per i quali non c'è ancora l'obbligo di indicazione d'origine. Ci sono tonnellate di carne suina o cosce per prosciutti che arrivano dall'estero e poi vengono lavorate per essere messe sul mercato sfruttando il volano del Made in Italy, ma affossando con una concorrenza sleale e vergognosa le nostre vere produzioni nazionali».


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