Virus e batteri dai rubinetti 2mila casi di gastroenterite
Un tubo piazzato male che, invece di pescare acqua a 10 metri dal fondo del lago, lo faceva a 3 metri, troppo poco per non raccogliere detriti e sedimenti organici. Questa la causa dell’avvelenamento dell’acquedotto di San Felice del Benaco (Bs) che ha provocato 2mila casi di gastroenterite
Un tubo piazzato male che, invece di pescare acqua a 10 metri dal fondo del lago, lo faceva a 3 metri, troppo poco per non raccogliere detriti e sedimenti organici. Questa la causa dell'avvelenamento dell'acquedotto di San Felice del Benaco (Bs). Riportiamo di seguito l'articolo da Il Giorno - Brescia.
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SAN FELICE DEL BENACO (BS) - Dovranno aspettare i primi giorni di settimana prossima, gli abitanti di San Felice del Benaco, per poter tornare ad aprire i rubinetti e bere l'acqua o utilizzarla per cucinare, quando le contro analisi dell'Asl rileveranno i giusti parametri. Per ora rimangono valide le ordinanze emesse dal sindaco Rosa. A confermarlo l'Asl di Brescia che ha pubblicato ieri i risultati delle analisi effettuate sui campioni di acqua prelevati dall'acquedotto comunale, gestito dall'azienda Garda Uno, ma anche dalle feci dei numerosi pazienti che si sono rivolti al pronto soccorso degli ospedali di Gavardo e Desenzano. E i risultati dicono che, oltre al battere Clostridium Perfrigens, è stata individuata un'altra serie di virus che hanno contribuito a diffondere l'epidemia di gastroenterite fra gli abitanti di San Felice. Fra questi: i norovirus, i rotavirus e gli astrovirus, oltre che salmonella, yersinia, campylobacter e tutta una serie di altri batteri.
Nulla di letale, fortunatamente, tutti microrganismi in grado di mettere però 'K.O.” una persona attraverso le sintomatologie finora riscontrate: nausea, crampi, vomito, dissenteria e, in qualche caso, febbre alta. Gli esami sono stati affidati dall'Asl all'Istituto Zooprofilattico e vanno a scontrarsi con i dati forniti nei giorni scorsi da Garda Uno che riportavano di uno stato di potabilità dell'acqua. «Gli esami compiuti dai nostri enti - ha spiegato il direttore generale dell'Asl di Brescia Carmelo Scarcella - sono realizzati secondo gli standard e i protocolli più rigidi previsti, per cui sono assolutamente affidabili e fanno fede». I vertici dell'Asl hanno tracciato un bilancio di questa emergenza sanitaria che dal 9 di giugno sta coinvolgendo un intero comune.
Sono 2mila i casi riscontrati, 201 quelli denunciati, 26 i ricoveri, di cui 18 in età pediatrica. Ancora 5 i pazienti attualmente in ospedale, ma comunque in condizioni non gravi. Appurati e definiti gli agenti virali e quelli batterici, rimane da chiarire come è stato possibile che questi siano stati in grado di intaccare e contaminare l'acquedotto. Non esiste una risposta ancora certa, ma l'ipotesi più fondata è quella di un mal posizionamento della presa d'acqua nel lago, da cui l'impianto idrico attinge. La bocca di aspirazione dovrebbe pescare nel lago a almeno dieci metri di distanza dal fondo. La pompa si è inclinata pescando a 3 metri, aspirando così materiale organico contenente questi batteri e virus che i filtri non sono stati in grado di fermare.
Fabrizio Vertua
Il Giorno - Brescia
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