La Ristorazione è già un bene culturale ma FieraMilano e Fipe non lo sanno ancora
'La ristorazione è un bene culturale”. Che scoperta, diranno in molti. Tanto più nel leggere questa frase su 'Italia a Tavola”, che da anni combatte una battaglia che, finalmente, nei mesi scorsi ha avuto un primo sbocco con la nomina da parte del ministro per i Beni culturali di un cuoco quale consigliere per la valorizzazione delle eccellenze culturali della Cucina e dell'Enogastronomia. Una decisione per molti versi quasi rivoluzionaria, tanto che non a caso la gran parte dei giornali ha dedicato in questi mesi pagine o addirittura copertine e interviste al cuoco Matteo Scibilia, il neo consigliere di Sandro Bondi.
Una novità che deve però essere completamente sfuggita ai dirigenti della Fiera di Milano, il cui calendario sembra essere fermo ad almeno un anno fa. Non si può spiegare altrimenti il titolo (proprio 'La ristorazione è un bene culturale”) apparso su 'Mixer” di aprile. Il mensile dell'ente fiera (pagato quindi con soldi pubblici), forse un po' a corto di idee nel suo tentativo di passare dal mondo dei bar a quello della ristorazione per sostenere le nuove iniziative di FieraMilano (auguri...), non ha trovato nulla di più originale che affidarsi al consigliere delegato Fipe Confcommercio, Alfredo Zini, per stilare una 'lettera aperta” al ministro Bondi per chiedergli (pensate un po'…) che «la tradizione culinaria italiana venga riconosciuta ufficialmente e inserita fra i 'Patrimoni” tutelati dal Suo Ministero».
Pur comprendendo la volontà di FieraMilano e di Fipe di cercare di restare in gioco dopo aver perso alcuni treni in passato, sembra davvero incredibile fare finta che non sia avvenuto nulla e proporsi agli occhi dei loro ignari lettori come i promotori di qualcosa che di fatto è già avvenuto. Per carità, che nessuno pensi che ci muoviamo in modo polemico perché ci sentiamo 'copiati” con un'azione che ha comunque il merito di riportare l'attenzione attorno al settore. Quel che ci spiace di constatare è il modo con cui si pensa di poter rappresentare un settore che di tutto ha bisogno in questo momento meno che di giochini virtuali o di improvvisazioni perché a corto di idee.
Se poi si tiene conto che Matteo Scibilia è un dirigente della Fipe, e non dell'ultimo livello, la cosa si fa preoccupante. Forse Zini voleva lanciare un messaggio trasversale a Bondi per ribadire che il vero interlocutore dovrebbe essere lui? Forse la Fipe non gradisce che un suo rappresentante sia stato scelto senza un suo preventivo assenso e quindi fa finta che non sia successo nulla? O forse, più semplicemente, non avendo idee originali si ricicla quel che si può, sperando che il lettore non se ne accorga? Se questo è quel che FieraMilano pensa dei ristoratori italiani c'è da stare poco allegri per le prossime iniziative, altro che superfiera di TuttoFood o Expo 2015. Per non dire del fatto che un'operazione deontologicamente scorretta (come si fa a non citare la nomina di Scibilia?) viene effettuata su una testata che oggi gode del privilegio non comune di essere gestita con soldi pubblici facendo concorrenza all'editoria indipendente.
Eppure la Ristorazione di tutto avrebbe bisogno, meno che di teatrini. La decisione di Bondi di avviare un processo di valorizzazione anche culturale della ristorazione ha avuto il merito di colmare un vuoto d'immagine creato anche per la poca attività della stessa Fipe, in passato più interessata ai bar e alle discoteche. Non a caso questo ero stato uno dei motivi di contrasto con Raffaele Alajmo, che rimproverava alla Fipe di muoversi solo per gli interessi dei bottegai e non dei ristoratori. E proprio perché interessati al risultato di una seria rappresentanza per il settore avevamo incoraggiato la Fipe ad assumersi questo ruolo fino in fondo. Ma mai avremmo immaginato che lo si potesse fare ignorando la realtà e restando fermi a un calendario di almeno un anno fa. Se questo è il modo con cui la Fipe risponde al nostro invito di dotarsi di un referente serio per la ristorazione... non si può che restare in fiduciosa attesa di nuovi e più corretti segnali.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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Pur comprendendo la volontà di FieraMilano e di Fipe di cercare di restare in gioco dopo aver perso alcuni treni in passato, sembra davvero incredibile fare finta che non sia avvenuto nulla e proporsi agli occhi dei loro ignari lettori come i promotori di qualcosa che di fatto è già avvenuto. Per carità, che nessuno pensi che ci muoviamo in modo polemico perché ci sentiamo 'copiati” con un'azione che ha comunque il merito di riportare l'attenzione attorno al settore. Quel che ci spiace di constatare è il modo con cui si pensa di poter rappresentare un settore che di tutto ha bisogno in questo momento meno che di giochini virtuali o di improvvisazioni perché a corto di idee.
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Eppure la Ristorazione di tutto avrebbe bisogno, meno che di teatrini. La decisione di Bondi di avviare un processo di valorizzazione anche culturale della ristorazione ha avuto il merito di colmare un vuoto d'immagine creato anche per la poca attività della stessa Fipe, in passato più interessata ai bar e alle discoteche. Non a caso questo ero stato uno dei motivi di contrasto con Raffaele Alajmo, che rimproverava alla Fipe di muoversi solo per gli interessi dei bottegai e non dei ristoratori. E proprio perché interessati al risultato di una seria rappresentanza per il settore avevamo incoraggiato la Fipe ad assumersi questo ruolo fino in fondo. Ma mai avremmo immaginato che lo si potesse fare ignorando la realtà e restando fermi a un calendario di almeno un anno fa. Se questo è il modo con cui la Fipe risponde al nostro invito di dotarsi di un referente serio per la ristorazione... non si può che restare in fiduciosa attesa di nuovi e più corretti segnali.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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