Bene i sequestri, ma l'alimentare non è abbastanza garantito in Italia
Secondo i professionisti del settore sarebbe in atto un ridimensionamento degli organici dei tecnologi alimentari nella filiera agroalimentare. Nell'interesse nazionale, visto anche il saldo positivo della nostra bilancia commerciale, è invece indispensabile che l'Italia si doti di adeguati presidi per garantire la qualità totale dei prodotti. A forza di primati nei sequestri potrebbe anche passare l'idea che, se continuiamo a trovare merci taroccate e adulterate, ce ne potrebbero essere anche molte di più in circolazione…
Il dato di fatto è che per garantire la salubrità dei prodotti posti in vendita e serviti in tavola non ci si può basare solo sulla meritoria opera dei Nas e delle varie forze dell'Ordine, coordinate con grande efficacia dal ministero dell'Agricoltura. è assolutamente indispensabile che le aziende del settore alimentare abbiano nei propri organici figure professionali che possano garantire e preservare la salute dei consumatori, nonché la qualità e l'immagine del Made in Italy nel mondo. La promozione dell'enogastronomia non può certo contare solo sulla pur importante tutela ricevuta dall'essere diventata un Bene culturale da proteggere.
Garantire la sicurezza alimentare, anche con professionisti imposti per legge nelle aziende al di sopra di una certa dimensione, potrebbe essere un modo per qualificarci sul mercato. Anche all'estero, dove i nostri veri ambasciatori sono solo i ristoratori italiani, che senza aiuto tengono alta la bandiera della nostra Cultura in Cucina e dei nostri prodotti. Anzi, meno male che nessuno li aiuta in questo momento. Sarebbe infatti una vera sciocchezza se qualcuno riprendesse la proposta di Bartolo Ciccardini di recuperare un fallimento come le insegne di 'ristorante italiano”. Un'operazione già abortita in passato per la stupidità di base di pensare di poter garantire locali in giro per il mondo, quando non siamo nemmeno in grado di farlo in Italia. E ha ben ragione Mario Caramella, presidente del Gvci (Gruppo virtuale cuochi italiani all'estero) nel ricordare che «la ristorazione italiana all'estero è in buonissima salute e ha fatto passi da gigante entrando nei concept delle migliori catene alberghiere e dando spazio ai cuochi italiani professionisti che si stanno facendo onore all'estero, senza il bisogno di avere una targa inutile appesa al muro. Se il Governo italiano ritiene utile investire tempo e denaro per promuovere e difendere la cucina italiana all'estero le strade da prendere secondo noi sono altre!». E fra queste, aggiungiamo noi, quella di garantire sul serio all'origine i nostri prodotti, che possono poi essere utilizzati nei ristoranti di tutto il mondo.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
Diamo più voce ai ristoratori all'estero
Egregio Direttore, da un po' di tempo seguo la sua rivista, devo dire che mi soddisfa abbastanza, si differenzia da molte altre del settore, complimenti. Quello che vorrei sottolineare, e che mi sta a cuore, é la situazione della ristorazione italiana all'estero, essendone - a mio giudizio personale - uno dei rappresentanti, almeno nel paese dove opero, autorevole.
In tutte le occasione in cui mi son trovato a parlare degli annosi problemi con cui ci confrontiamo giornalmente, noi piccoli operatori misconoscuti al grande giro, siamo sempre messi a tacere. Posso facilmente elencarle alcune situazioni in cui noi siamo stati esclusi da qualsiase confronto, dando per scontato che la ristorazione all'estero é rappresentata solo dai ristoranti, quindi dai cuochi che operano nei grandi alberghi. Mi sembra un'offesa alle migliaia di ristoratori che giornalmente operano sul mercato anonimamente, senza la forza che possono avere i ristoratori italiani stellati in Italia e che aprono le succursali all'estero.
Provi caro Direttore qualche volta a sentire e a dare voce a questi, misconoscuti per voi, ristoratori che partono dal nulla e fanno parlare di se nel paese ospitante. Perché nella sua rivista non inserisce un rubrica che parli solo di questi pionieri della ristorazione italiana all'estero, fuori dal circuito dei grandi alberghi. Spero di essere riuscito a far passare il mio pensiero e se lo ritenesse opportuno sono a sua completa disposizione, per qualsiase collaborazione lei ritenesse interessante richiedermi. un cordiale saluto e un buon lavoro.
Mario Notaroberto
Carissimo Mario,
la sua testimonianza è una conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, del valore aggiunto che rappresenta la ristorazione, in Italia come all'estero, sul piano culturale e su quello economico. Da tempo mi piacerebbe dare visibilità a lei e ai tanti suoi colleghi che lavorano all'estero, ma non è facile organizzare la cosa. Un conto è girare per l'Italia e un altro all'estero. Una collaborazione preziosa potrebbe peraltro vernire proprio da chi come lei e i suoi colleghi è direttamente sul campo. Siamo più che disponibili ad ospitare testimonianze ed esperienze.... segnalatecele.
a.l.
Occorre una campagna per comprare italiano
La tutela dei prodotti deve essere un'educazione fondamentale, partendo dalle scuole. Fare la spesa diventa sempre più difficile per i consumatori. Per mia esperienza quando faccio la spesa guardo la provenienza del prodotto. Le casalinghe invece guardano il costo per far quadrare il bilancio della famiglia: il vero dilemma di come tutelare i consumatori è di pubblicizzare nei media la provenienza dei prodotti italiani, che sono prodotti di alta qualità. Comprare questi prodotti italiani è vantaggioso perché sono più salutari per la nostra salute. Consumare prodotti a basso costo è invece meno salutare.
Vincenzo Pingitore
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