Dov’è la politica? C’è disinteresse per la Ristorazione
I segnali che vengono dal mercato sono più che contraddittori. Da un lato si allunga ogni giorno l'elenco di ristoranti che chiudono o di cuochi che, anche se stellati, rinunciano all'autonomia e diventano dipendenti. Particolarmente allarmante è la denuncia che fa la Fipe-Confcommercio. Dall'altro lato ci sono invece produttori e aziende che riescono a fronteggiare la crisi e, anzi, investono e riescono ad affermarsi nonostante il calo dei consumi che colpisce anche il Made in Italy a tavola. E tutto questo in un contesto dove l'intero sistema dell'agroalimentare italiano, nonostante le dichiarazioni di facciata del Governo, vive uno dei più difficili momenti degli ultimi sessant'anni, compresso fra la mancanza di risorse pubbliche e l'incertezza dei dati congiunturali, con beghe fra i Ministri.
La mancanza di risorse è un dato di fatto e se la coperta è corta non si può certo pretendere di coprire tutto e tutti. Ma a conti fatti c'è la sensazione che della filiera agroalimentare, del turismo e della ristorazione (che pure sono fra i pochi settori su cui il Paese può contare per rafforzare in positivo la sua immagine all'estero) alla politica importi un po' poco. Il ministero del Turismo vara ad esempio un'operazione per finanziare il settore, ma poi lascia gli operatori senza assistenza su come ottenere i fondi.
E ancora. Non ci sono soldi per investire nel riassetto idrogeologico di vaste aree del Paese distrutte dalla speculazione e dall'abusivismo (e intanto paghiamo i disastri di Messina). Ma per manie di grandezza degne di Paesi coi conti più solidi (e con meno coinvolgimenti fra la politica e la Mafia), si finanzia un progetto oggi assolutamente inutile come il ponte sullo stretto di Messina.
I ristoratori sono alle prese con clienti con meno soldi e preoccupati delle insopportabili campagne contro un inesistente abuso di alcol (problema limitato all'area dei locali notturni e a precise fasce di età) e al Governo cosa viene in mente? Di proclamare una sorta di guerra alla pausa pranzo con il ministro Rotondi che non si rende nemmeno conto che un problema magari serio diventa solo occasione per dire stupidaggini.
Eppure basterebbe davvero poco per dare fiducia e garantire la ripresa. Valorizzare meglio la ricchezza della nostra produzione agroalimentare sostenendo chi lavora per la qualità e la tipicità. Favorire più elasticità nella gestione del personale in aziende che, come i ristoranti, alternano giorni di pieno ad altri di desolante vuoto. Risanare l'ambiente e assicurare nuove prospettive di lavoro nel turismo e nell'agricoltura. Sono obiettivi poco costosi e assolutamente minimali, ma centrali per il settore. Li rilanciamo come augurio per il 2010 sperando in una Politica più attenta.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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Eppure basterebbe davvero poco per dare fiducia e garantire la ripresa. Valorizzare meglio la ricchezza della nostra produzione agroalimentare sostenendo chi lavora per la qualità e la tipicità. Favorire più elasticità nella gestione del personale in aziende che, come i ristoranti, alternano giorni di pieno ad altri di desolante vuoto. Risanare l'ambiente e assicurare nuove prospettive di lavoro nel turismo e nell'agricoltura. Sono obiettivi poco costosi e assolutamente minimali, ma centrali per il settore. Li rilanciamo come augurio per il 2010 sperando in una Politica più attenta.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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