Il 2009 sarà ricordato come un anno storico per i pubblici esercizi, ma non in positivo: per la prima volta, infatti, il numero di imprese iscritte nei 12 mesi non supererà quelle cessate. Da gennaio a settembre, in particolare, hanno chiuso i battenti oltre 16mila tra bar e ristoranti italiani, principalmente al nord, con un bilancio negativo tra attività avviate e cessate (-634). «E questo trend non solo verrà confermato, ma probabilmente con numeri ancora più negativi». La previsione è stata fatta da Edi Sommariva (nella foto), direttore generale di Fipe-Confcommercio, la federazione dei pubblici esercizi, che ha tracciato il bilancio dei primi nove mesi dell''anno tra natalità e mortalità delle imprese, segno di una crisi che non accenna certo a rallentare.

«è un dato "storico" per i pubblici esercizi - spiega Sommariva - perché mai si era registrato un bilancio con il segno meno su un arco temporale di quasi un anno, il che dimostra come i deboli segnali di ripresa non trovino riscontro nella realtà delle imprese che vivono di consumi interni». Da gennaio a settembre, in particolare, sono state iscritte 15.738 imprese, mentre ne sono cessate 16.372.

Edi Sommariva«Ci si chiede come mai - osserva Sommariva - cessano così tanti pubblici esercizi, mentre non avviene la stessa cosa nel settore delle industrie. Sembra che la politica economica voglia tutelare chi "produce" piuttosto che chi "distribuisce"».

A chiudere sono soprattutto i "piccoli" con meno di 5 addetti e le realtà a conduzione familiare situati nei piccoli centri italiani, mentre il 40% delle nuove aperture è dovuto agli immigrati nelle grandi città. «Buona parte delle nuove attività sono avviate da immigrati - commenta il direttore generale di Fipe-Confcommercio - ma con quali risorse? Quali garanzie forniscono alle banche per ottenere i finanziamenti necessari? Forse si servono di mezzi in qualche modo diversi, il che ci porta a riflettere su come oggi vi sia la tendenza a competere con ogni mezzo, con armi non sempre "regolari". Tutto questo non fa altro che indebolire il settore e chi al suo interno rispetta le regole».

I dati peggiori si registrano al nord, ed in particolare in Emilia Romagna (-189). Al centro è andato male soprattutto il Lazio (-158), mentre al sud la Sicilia (-216). Soltanto in 6 delle 20 Regioni, in prevalenza meridionali, il dato è positivo, in particolare in Molise (+10), Campania (+266), Puglia (+3), Basilicata (+4), Calabria (+88) e Sardegna (+14).

Un turn over imprenditoriale che, secondo la Fipe, si dimostra particolarmente elevato in Lombardia, dove hanno chiuso 2.449 imprese su 2.589 iscritte. Mortalità rilevante anche in Piemonte (-73) e Veneto (-64) sebbene un''altrettanta elevata natalità abbia consentito di contenere le "perdite". Stesso trend anche per Valle d''Aosta (-9) e Molise (-10), che non avevano mai registrato saldi negativi così consistenti in relazione alla loro struttura produttiva. La maggior parte dei locali che hanno chiuso i battenti sono quelli di fascia media che rappresentano il 70% delle imprese del settore, 175mila circa su un totale di 250mila.

Al di là del segno negativo del saldo, che comunque deve suscitare forte preoccupazione per aver invertito un ciclo di espansione che durava da decenni, occorre riflettere sulle dimensioni che il turnover imprenditoriale assume nel mercato dei pubblici esercizi. Un comparto dove in appena nove mesi si contano, tra aperture e chiusure, circa 32mila imprese mostra elementi di fragilità che dovrebbero far riflettere sui costi sociali ed economici che da ciò derivano. L'instabilità delle imprese genererà reazioni a catena lungo tutta la filiera in termini di insolvenza finanziaria, di riduzione degli ordini e degli investimenti senza contare, poi, il disorientamento che si alimenterà tra i consumatori.

«è un comparto che si sta polarizzando, diventando sempre più dualistico - conclude Sommariva - caratterizzato da una fascia di offerta alta e una bassa; chi soffre alla fine è quella intermedia che rispecchia l''effetto della crisi che non offre spazio ai consumi interni».

La nati-mortalità* di bar e ristoranti per regione (gen.-set. 2009)

 

Iscritte

Cessate

Saldo

Piemonte

1.313

1.386

-73

Valle d''Aosta

45

54

-9

Lombardia

2.589

2.449

140

Trentino Alto Adige

271

335

-64

Veneto

1.335

1.399

-64

Friuli Venezia Giulia

409

459

-50

Liguria

625

684

-59

Emilia Romagna

1.309

1.498

-189

Toscana

1.062

1.131

-69

Marche

322

443

-121

Umbria

180

217

-37

Lazio

1.371

1.529

-158

Abruzzo

396

426

-30

Molise

108

118

-10

Campania

1.506

1.240

266

Puglia

1.050

1.047

3

Basilicata

134

130

4

Calabria

575

487

88

Sicilia

623

839

-216

Sardegna

515

501

14

ITALIA

15.738

16.372

-634


* al netto delle imprese cessate d'ufficio
Fonte: elaboraz. C.S. Fipe su dati Infocamere


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Iscritte

Cessate

Saldo

Piemonte

1.313

1.386

-73

Valle d''Aosta

45

54

-9

Lombardia

2.589

2.449

140

Trentino Alto Adige

271

335

-64

Veneto

1.335

1.399

-64

Friuli Venezia Giulia

409

459

-50

Liguria

625

684

-59

Emilia Romagna

1.309

1.498

-189

Toscana

1.062

1.131

-69

Marche

322

443

-121

Umbria

180

217

-37

Lazio

1.371

1.529

-158

Abruzzo

396

426

-30

Molise

108

118

-10

Campania

1.506

1.240

266

Puglia

1.050

1.047

3

Basilicata

134

130

4

Calabria

575

487

88

Sicilia

623

839

-216

Sardegna

515

501

14

ITALIA

15.738

16.372

-634