Fra lusso e low cost il futuro dei consumi fuori casa
La ristorazione nel nostro Paese basata sulla preponderanza di esercizi tradizionali, si sta evolvendo verso un modello binario che vede ristorazione di lusso da un lato e consumi low cost dall’altro. È emerso da un sondaggio a campione realizzato da Ispo, l’istituto di Renato Mannheimer
Consumi fuori casa: non ci saranno più vie di mezzo. La ristorazione nel nostro Paese basata sulla preponderanza di esercizi tradizionali, si sta evolvendo verso un modello binario che vede ristorazione di lusso da un lato e consumi low cost dall'altro. è questa una delle numerose indicazioni emerse da un sondaggio a campione realizzato da Ispo, l'istituto di Renato Mannheimer, in vista di Host, il Salone internazionale dell'ospitalità professionale, conclusosi a fine ottobre al quartiere Rho-Fiera di Milano.Il dualismo dell'offerta è la risposta dei ristoratori al cambiamento di abitudini degli italiani, in questo difficile momento economico, nonostante: «I segnali dal settore lasciano presagire che l'industria dell'Ospitalità continuerà a crescere nonostante la crisi, confermandosi sempre più come uno dei comparti trainanti dell'economia mondiale dei prossimi anni» ha commentato Corrado Peraboni, amministratore delegato di Fiera Milano Expocts, organizzatore di Host.
Sempre secondo l'indagine Ispo sarebbe 'il fattore umano” l'elemento che maggiormente attrae il consumo fuori casa, sia come possibilità di socializzare, ma, soprattutto, per la disponibilità e affabilità del personale verso l'ospite. In generale, comunque i diversi luoghi di consumo fuori casa, bar, ristoranti, gelaterie, pizzerie, hotel, registrano tra gli intervistati voti elevati anche per la qualità del servizio offerto. Più critici, mediamente, gli intervistati circa gli aspetti concernenti igiene e pulizia degli ambienti, per i quali, in alta percentuale, invocano il miglioramento.
Quanto all'offerta gastronomica, pare che i consumatori appaiano particolarmente interessati anche a come viene preparato il cibo, e sarebbero allettati dall'idea di poter visitare cucine e retrobottega. Secondo il 4 % degli intervistati mangiare fuori casa non presupporrebbe una rinuncia alla qualità dei consumi: i più diffidenti sono concentrati al Sud o nelle Isole maggiori, e le più dubbiose sono particolarmente le casalinghe.
Il look esterno e interno dei locali si dimostra un richiamo importante per buona parte dell'utenza. Pare infatti che solo il 19%, tra questi soprattutto pensionati, abbia sostenuto di non venire influenzato dall'ambiente, ma il 65% degli italiani dichiara invece di entrare in un negozio magari solo incuriosito dall'attrattiva dell'ambiente, indipendentemente dall'intenzione di consumare; addirittura oltre la metà degli intervistati, talvolta rinuncia agli acquisti se a prima vista il negozio non piace.
Quanto alla frequenza del consumo fuori casa da parte degli italiani l'indagine di Mannheimer, precisa che il bar ne è una delle principali occasioni; tuttavia rivela anche che il 50% degli italiani pernotta in albergo almeno una volta all'anno, percentuale che sale quando si tratta di giovani, che raggiungono quasi il 70%. E' proprio questa fascia di popolazione, compresa tra i 18 e i 24 anni, quella generalmente più incline orientata ai consumi fuori casa nelle diverse modalità proposte dal mercato.
Caffè o gelato sono per 4 italiani su 5 un rito abituale. Mentre il rapido spuntino si ripete più volte alla settimana almeno per metà della popolazione che pranza fuori casa, la cena di solito non si avviene più spesso di una o più volte al mese. Secondo i dati di Fipe, Federazione italiana dei pubblici esercizi il mercato del fuori casa in Italia vede la presenza di 157mila bar e oltre 100mila ristoranti. Il turnover imprenditoriale si mantiene positivo: nel periodo 2004-2008 le nuove attività hanno superato quelle cessate di circa 14mila unità per i bar e 13mila per i ristoranti. Nello stesso periodo il valore dei consumi ha fatto registrare una crescita sostenuta passando da poco più di 52 a 55 miliardi di euro. Fipe prevede per il 2009 consumi fuori casa per un valore di 54,5 miliardi di euro.
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