Gli scenari di sviluppo economico per il made in Italy e la situazione del mercato vinicolo dopo lo scandalo sulle adulterazioni: l'assessore all'Agricoltura e al turismo del Veneto, Franco Manzato (nella foto), sottolinea l'importanza di difendere la qualità della produzione territoriale, il marchio veneto in primis. E sugli impegni in Regione dichiara: «Il nodo centrale della mia azione sarà sostenere la redditività delle imprese agricole».

Dal rapporto sull'agroalimentare veneto risulta che nel 2007 il vino veneto è migliorato in quantità (+7%) e qualità, le uve raccolte sono risultate sane, con un elevato grado zuccherino, buon contenuto di sostanze aromatiche e coloranti. Come vede il futuro per questo settore?
 Il vero problema del vino e il suo futuro sta nella sua qualità, nel gradimento del mercato, cioè dei consumatori, e nella redditività delle aziende. Per il Veneto, ma non solo, la coltura della vite è anche un fatto estetico e ambientale, perché ci consente di mantenere in bellezza soprattutto le aree della collina e della pedemontana veneta, parte integrante del paesaggio regionale. Aggiungo anche che l'enologia ha accompagnato la storia della civiltà occidentale e che dunque è un fattore identitario, oltre che economico. Dovremmo promuovere il consumo intelligente del vino con campagne mirate, laddove le campagne contro l'alcol, giuste e legittime, si sono il più delle volte tradotte in un danno per l'enologia senza che ci siano stati oggettivi benefici in termini di minor consumo di alcolici in generale. I nostri imprenditori, privati e cantine sociali, hanno saputo raggiungere in questo campo traguardi da primato, forti di una tradizione millenaria, coniugata con professionalità, ricerca, innovazione e attenzione al mercato. Sono certo che il futuro del settore sarà positivo, specie se manteniamo questo trend di qualità sempre più elevata a un prezzo concorrenziale a livello mondiale, con la capacità di far vivere e far 'assaggiare” il nostro territorio, prima ancora che di offrire una bevanda.

Il dato dell'export, cui il Veneto contribuisce con il 28,4% sul nazionale, sarà danneggiato dai recenti 'scandali” sulle adulterazioni o su Brunellopoli?
Una cosa è certa: qualunque scandalo e di qualsiasi dimensione interessi l'agroalimentare italiano rischia di avere effetti negativi su tutto il sistema, anche perché al nostro Paese non viene perdonato nulla. Nello stesso tempo, pare che siamo più bravi a farci del male da soli piuttosto che a promuovere gli eccezionali sapori e le tipicità del nostro sistema agricolo e agroalimentare, apprezzate in tutto il mondo. In questo ho però una positiva certezza, che è il ministro Luca Zaia, che queste cose le sa benissimo e ha la capacità e l'autorevolezza per farvi fronte. Dobbiamo anche far sapere con i dovuti modi che se da noi emerge qualcosa che non va è perché i nostri controlli sono rigorosi, mentre talora di fronte a situazioni riscontrate come negative si ingigantiscono gli effetti. Non credo che altrove ci sia altrettanta attenzione per le disgrazie e voglia di notizie scandalistiche autolesioniste.

Oggi sono in crescita i prezzi all'origine del vino: si tratta solo di dare giusto valore alla qualità veneta o ci sono fenomeni speculativi?
Il prezzo è di massima il punto d'incontro tra domanda e offerta. In teoria è quindi sempre 'giusto”. Nel caso del vino ritengo che sia così, anche per la presenza di una forte componente cooperativa, che lavora oltre il 60%, si sta aggregando, produce bene ed è capace di regolare il mercato rispetto ai piccoli e piccolissimi produttori, offrendo prodotti concorrenziali. Vedo invece un altro rischio, che non è speculativo: la voglia di gettarsi con eccessivo entusiasmo sui vini che vanno per la maggiore in un determinato momento o in un determinato mercato, con il rischio di impoverire il quadro complessivo delle diversità e delle tradizioni che rappresentano la nostra identità enologica. Il vino non è un prodotto industriale per il quale è facile cambiare impianti produttivi e linee di produzione, ma appunto figlio della terra, e in questo caso di un territorio che è solo nostro.

Il 1° luglio scorso la giunta regionale ha approvato su sua proposta il provvedimento che avvia il processo di riorganizzazione del sistema amministrativo regionale nel settore primario. Quali sono i capisaldi di questa 'sburocratizzazione?
Il principio fondamentale è che l'ente pubblico, con le sue articolazioni, non deve essere di ostacolo ma di supporto all'attività imprenditoriale: non può essere un costo aggiuntivo, ma semmai un sostegno alla redditività. Questo oggi non avviene e intendiamo risolvere il problema anzitutto creando uno sportello  unico a servizio delle imprese, senza che l'agricoltore debba perdere tempo prezioso in più uffici e facendo in modo che riceva risposte e non complicazioni. é vero che dall'Unione Europea ci deriva tanta burocrazia, ma se i nostri produttori si lamentano e quelli di altri Paesi no, c'è qualcosa di sbagliato nel nostro Paese. E non sono gli imprenditori. Il secondo obiettivo è una cabina di regia per monitorare e governare questo processo.

L'Italia necessita di un piano organico per il turismo capace di abbinare enogastronomia, ambiente e arte, fondato su provvedimenti fiscali e previdenziali capaci di tutelare la piccola impresa che sta dietro alla ristorazione italiana, e valorizzare un made in Italy a tavola che in tanti vorrebbero tutelato come patrimonio dell'umanità. Cosa ne pensa e quali i suoi progetti?
In Regione abbiamo già imboccato questa strada. Per quanto mi riguarda intendo dare una sola voce all'offerta di ospitalità, enogastronomia, identità e cultura: un'immagine unitaria è indispensabile. Nello stesso tempo non posso sottovalutare, e nessuno lo deve fare, che la nostra è la Regione dei primati turistici, con 61 milioni e mezzo di presenze, che rappresentano quasi un sesto del totale nazionale. Nel presentare un'immagine unica non dobbiamo dimenticarci delle particolarità che fanno grande il nostro turismo. Semmai a livello nazionale dovrebbero prendere esempio e tener conto dei nostri risultati: noi siamo un'avanguardia per l'intero Paese.
Non vorrei inoltre che il tentativo di unificare la qualifica dell'offerta avvenga verso il basso: le stelle del Veneto pesano molto di più di quelle di altre realtà regionali. Per quanto ci riguarda, la prospettiva di sviluppo si concretizzerà con la legge quadro sul turismo all'esame del Consiglio regionale, e con nuove disposizioni per l'agriturismo, mentre con la variazione di bilancio contiamo di mettere a disposizione degli operatori 8 milioni di euro come supporto a interventi di qualificazione delle strutture ricettive.
Sono d'accordo sul fatto che questo comparto economico sia strategico per tutti e sono auspicabili interventi nazionali sulla fiscalità e sulla previdenza, anche come supporto per un contenimento dei prezzi dell'offerta.

Dal suo background di teorico del federalismo, quali sono gli 'assiomi” più calzanti che crede potranno essere applicati nel suo operato come assessore regionale?
Io lavoro per il Veneto, la comunità veneta e l'economia regionale, sicuro che l'identità sia un valore aggiunto per svolgere tutti quanti al meglio il nostro compito in funzione di un benessere comune. Mi piacerebbe svolgere il compito che mi è stato affidato avendo anche un sistema di federalismo fiscale che mi consenta di investire nel nostro territorio, a suo servizio e per il suo futuro, quello dei cittadini e delle imprese venete.

Oltre 500 milioni di euro all'anno destinati a circa 700 mila viticoltori sono le risorse (in maggior parte comunitarie, 340 milioni) destinate all'attuazione della riforma dell'Organizzazione comune di mercato vitivinicola. Esiste una massa di risorse essenziali da gestire per il rilancio delle imprese. Le amministrazioni regionali rivestono un ruolo notevole nei fondi destinati alle micro, piccole e medie imprese vitivinicole che hanno necessità di promuovere il loro prodotto. Qual è il suo pensiero?
Non sono convinto che la Ocm vino abbia contenuti del tutto positivi: è stato il frutto di una mediazione pesante con Paesi non produttori, che rispetto al vino sono interessati sostanzialmente a pagarlo poco. In cambio di contributi, la Commissione ha ottenuto due cose che dovevamo evitare: la messa da parte del sistema storico europeo basato sul territorio e la possibilità di inserire d'ufficio nuove pratiche enologiche. Sullo zuccheraggio tutto è rimasto sostanzialmente fermo, mentre la partita del mosto concentrato è stata solo rinviata.
I finanziamenti vengono destinati alla promozione nei Paesi terzi, alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti, all'ammodernamento della catena di produzione, all'innovazione, al sostegno alla vendemmia verde e a misure di gestione delle crisi. Di fatto c'è uno spostamento di risorse sullo sviluppo rurale. Onestamente, però, non vedo come questo possa andare a vantaggio delle piccole imprese vinicole, mentre sono convinto che la promozione debba riguardare il prodotto veneto in generale: il nostro vero 'marchio” è quello che identifica come veneto un certo vino. é su questo che intendo lavorare, nel senso anche che penso al marchio regionale come identificativo di tutte le nostre produzioni di qualità.

Quali i temi che la vedranno maggiormente attivo?
Il nodo centrale, la stella polare della mia azione, è la redditività dell'impresa agricola. Intendo lavorare per questo obiettivo operando come già ho iniziato a fare sul sistema burocratico, ma anche negli altri segmenti d'azione della Regione, ad esempio dal Programma di sviluppo rurale, per il quale stiamo verificando gli 'effetti” del primo bando, anche allo scopo di concretare le risorse su un numero minore di misure ritenute più strategiche dalle imprese. Se guardo al sistema agricolo e agroalimentare con l'occhio romantico di chi ama la campagna in maniera idealizzata, non risolviamo i problemi che sono anzitutto quelli di un'impresa che lavora con modalità particolari e che ha uno scopo primario: garantire la sicurezza e l'approvvigionamento alimentare, attorno al quale ruotano anche altre ruoli.

Alessandra Piubello

 

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