Quella del cioccolato e delle etichette del pollo sono solo alcune delle battaglie per difendere le specialità alimentari nazionali in Europa dove ritardi e lacune normative si pongono spesso in contraddizione con l'esigenza di tutelare la qualità e la sicurezza alimentare. è quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione della Commissione europea di deferire l'Italia alla Corte di Giustizia del Lussemburgo per non aver modificato la sua legislazione sull'etichettatura  riguardante i prodotti di cioccolata e il pollame.

Libera vendita in Europa di pasta fatta con grano tenero, formaggi ottenuti da latte in polvere, possibilità di chiamare vino anche quello con aggiunta di zucchero o addirittura ottenuto da frutta diversa dall'uva: le aperture alla commercializzazione di carne e latte provenienti da animali clonati e il mancato obbligo degli Stati membri ad intervenire d'ufficio di fronte a palesi falsificazioni di prodotti tipici, come nel caso del Parmesan in Germania, sono altri preoccupanti capitoli aperti nei confronti dell'Unione europea.

Dall'Unione europea giungono segnali contraddittori. Da una parte, per esempio, sembra orientarsi ad estendere a livello comunitario l'obbligo (già in vigore in Italia) di indicare l'origine delle olive impiegate nell'extravergine, mentre dall'altra deferisce l'Italia alla Corte di giustizia per norme trasparenti sull'etichettatura come quella del pollame. Di seguito l'elenco delle battaglie aperte per tutelare la qualità.

Vino
L'approvazione della riforma di mercato del settore vitivinicolo ha recentemente autorizzato la pratica dello zuccheraggio ma anche la possibilità di chiamare vino anche quello ottenuto dalla fermentazione di frutti diversi dall'uva. Una situazione aggravata dal via libera comunitario all'arrivo sul mercato di vini da tavola senza alcun legame territoriale che potranno riportare con grande evidenza in etichetta termini come Vernaccia, Prosecco, Aglianico, Sagrantino e Montepulciano, creando confusione con le prestigiose denominazioni di origine nazionali.

Clonazione
L'Efsa ha dato un sostanziale via libera scientifico alla vendita di latte e carne provenienti da maiali e mucche clonate e dalla loro progenie in linea con quanto già deciso in via definitiva negli Stati uniti dalla Food and drug administration (Fda) dal momento che non ci sarebbero differenze in termini di sicurezza per questi alimenti, nonostante che morti e malattie negli animali clonati siano significativamente più alti di quelli degli altri animali.

Parmesan
La Corte di giustizia europea ha riconosciuto che non si può usare il termine 'Parmesan” per imitazioni del Parmigiano reggiano, anche se non ha condannato la Germania in quanto uno Stato membro secondo la Corte non è tenuto ad intervenire d'ufficio per la protezione della denominazione. Il mancato obbligo degli Stati ad intervenire d'ufficio per il rispetto di una denominazione potrebbe danneggiare soprattutto le denominazioni meno famose e più piccole, che per motivi di costo non dispongono di una rete di controllori a livello comunitario.

Pasta di grano tenero
Mentre la legge italiana impone l'uso esclusivo di grano duro, la legislazione dell'Unione europea consente anche l'utilizzo di grano tenero.

Formaggi di latte in polvere
L'Unione europea consente la produzione di formaggi con latte in polvere, che invece l'Italia continua giustamente a vietare.

Qualità dei prodotti ortofrutticoli
L'Unione europea propone la riduzione del numero di prodotti regolamentati dalle norme di commercializzazione per l'ortofrutta con l'effetto di una disomogeneità del prodotto in vendita sugli scaffali e l'impossibilità per i cittadini di confrontare i prezzi, diminuendo ulteriormente la trasparenza del mercato.

Pollo al cloro
La Commissione europea ha proposto a maggio di riaprire le frontiere alla carne di pollo americana trattata con cloro, al bando dal 1997. Un'iniziativa bocciata dal Comitato europeo per la catena alimentare e animale per i rischi di danni all'ambiente e alla salute, sia per quanto riguarda possibili reazioni chimiche, variazioni del gusto, effetti tossici in caso di ingestione dei residui di queste sostanze, sia il rischio di insorgenza di ceppi di batteri resistenti.

L'Ue boccia l'etichetta obbligatoria e tentenna sui polli al cloro
Dopo aver proposto il via libera al pollo al cloro proveniente dagli Stati Uniti è particolarmente grave la decisione di deferire l'Italia alla Corte di giustizia europea per l'obbligo di indicare in etichetta l'origine dei polli e dei prodotti derivati entrato in vigore il 17 ottobre 2005 di fronte all'emergenza influenza aviaria. è quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che ci sono le condizioni affinché l'Italia possa affrontare la procedura di infrazione perché esistono i motivi sanitari, di sicurezza alimentare e di trasparenza delle informazioni ai consumatori, sufficienti per difendere l'etichetta di origine, ma anche per estenderla ad altri prodotti.

Una strada tracciata dalla stessa Commissione europea, che ha adottato le norme per l'etichettatura di origine della carne bovina a partire dal 1° gennaio 2002 dopo l'emergenza 'mucca pazza”, per l'indicazione di varietà, qualità e provenienza dell'ortofrutta fresca, il codice di identificazione delle uova a partire dal 1° gennaio 2004 e il Paese di origine in cui è stato raccolto il miele dal 1° agosto 2004, mentre a breve dovrebbe essere esteso a livello comunitario anche l'obbligo di indicare la provenienza delle olive impiegate nell'extravergine già adottato in Italia.

Le disposizioni in materia di etichettatura dei polli rivestono un'importanza fondamentale, in quanto, garantendo la completa tracciabilità del prodotto, agevolano il sistema dei controlli e tutelano la salute dei consumatori ed il loro diritto alla corretta informazione, che si sostanzia nella trasparenza delle indicazioni riportate in etichetta. Se il pollo trattato al cloro solleva perplessità sui rischi per l'ambiente e la salute per quanto riguarda possibili reazioni chimiche, variazioni del gusto, effetti tossici in caso di ingestione dei residui, così come il rischio di insorgenza di ceppi di batteri resistenti, il tentativo di fermare l'etichettatura di origine è un vero attentato alla trasparenza dell'informazione e alla libera scelta dei consumatori.

 L'Italia, che è autosufficiente nella produzione di polli ha interesse a promuovere la trasparenza anche per difendersi da sistemi di lavorazione che riducono le garanzie in un settore che ha già pesantemente sperimentato gli effetti delle emergenze sanitarie, con la crisi dell'influenza aviaria. Il consumo familiare di pollo raggiunge, secondo le rilevazioni Ismea AcNielsen, circa 300mila tonnellate all'anno e il settore può contare a livello nazionale su 6mila allevamenti, 173 macelli, 517 imprese di prima e seconda lavorazione, che danno complessivamente lavoro a 180mila addetti, per una produzione complessiva di 1,13 milioni di tonnellate di carne ampiamente superiore ai consumi interni e un fatturato complessivo di 3,5 miliardi di euro, circa il 6,5% del valore dell'intera agricoltura italiana.

Sul cioccolato puro Zaia chiede la difesa della qualità della produzione italiana
«La qualità delle produzioni di cioccolato puro italiano va difesa in tutte le sedi anche davanti alla Corte di giustizia europea». Lo ha dichiarato Luca Zaia, ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, in relazione al deferimento dell'Italia da parte della Commissione europea sull'etichettatura dei prodotti di cioccolato contenenti la menzione cioccolato puro. «Si tratta di salvaguardare non solo una tradizione centenaria, ma anche un'economia consolidata nel tessuto sociale italiano. La produzione di cioccolato italiano è universalmente apprezzata e costituisce un altro elemento significativo del radicamento sul territorio di eccellenze qualitative di cui il nostro Paese è primo nel mondo», ha proseguito il ministro. «A fronte della posizione incerta sostenuta dai servizi della Commissione, la menzione di cioccolato puro in etichetta rappresenta un elemento fortemente identitario che consente al consumatore di esercitare il diritto di scelta in maniera consapevole e responsabile».


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