Fra scandali veri e allarmismi eccessivi (Brunellopoli e Velenitaly da una parte, presunte mozzarelle alla diossina dall'altra) il 'made in Italy a tavola” sta pagando prezzi altissimi che solo un drastico intervento di recupero di immagine ad opera delle istituzioni potrà in qualche modo tamponare. La Coldiretti ha stimato che i vari scandali alimentari (a cui si è aggiunto ora quello dell'olio extravergine d'oliva sofisticato e contraffatto in Puglia) rischiano di provocare nel 2008 un effetto valanga con una perdita di mezzo punto del Pil (prodotto interno lordo). Come dire che se già le stime davano un aumento quasi inesistente della ricchezza prodotta su base annua (lo 0,3% secondo il Fondo monetario internazionale), con queste previsioni si rischia di raggiungere un segno negativo visto che l'agroalimentare rappresenta la seconda componente in valore del Pil, nonché una di quelle portanti dell'export.

A questo punto è forse necessario che il nuovo Governo, e con lui tutta la classe dirigente del Paese, si interroghi su quelle che sono le reali emergenze nazionali. Già abbiamo proposto che sull'agenda governativa le questioni della filiera agroalimentare assumano un posto di assoluto rilievo. A rischio di ripeterci non possiamo che riproporre la questione a Berlusconi e alla ormai prossima squadra di governo: il Paese ha oggi certamente più bisogno di ritrovare fiducia nel suo sistema agroalimentare (oggi fra i cardini del turismo) che non di varare nuove operazioni assistenziali come quella che si profila per la fallimentare Alitalia dopo che Air France ha ritirato la sua offerta.
In campagna elettorale si era detto che c'era la fila fra gli imprenditori italiani disposti a investire sul rilancio della nostra scassata compagnia di bandiera: attendendo con ansia di vedere chi di questi verserà un euro. Per il momento non possiamo che ribadire la richiesta di una strategia di rilancio della filiera dell'enogastronomia, danneggiata pesantemente dalle vicende delle scorse settimane.
Credibilità è la parola d'ordine che deve essere ripetuta ovunque. Servono più controlli e occorre stringere le maglie larghe della legislazione a livello nazionale e comunitario. Ma servono anche nuovi livelli di coordinamento fra le istituzionali centrali (a costo di andare controcorrente…) per dare forza a questa vigilanza. La Guardia di finanza come i Nas, i Forestali invece che le Asl o i Doganieri, tutti devono trovare un'unica regia. E i controlli devono valere, oltre che su tutto il territorio nazionale (senza cioè sacche di omertà criminale), anche in tutti i comparti. La tracciabilità ed etichette 'leggibili” oltre che veritiere devono essere le colonne di un nuovo ordine che garantisca a un tempo la ripresa economica e la salute dei cittadini.
Solo così sarà possibile riportare all'attenzione internazionale i nostri prodotti del made in Italy a tavola e dare la giusta visibilità ad alcuni interpreti e protagonisti in prima linea di questo mondo. Il riferimento obbligato è alla cucina italiana che, oltre a pagare il prezzo di una inadeguata valorizzazione all'interno (pensiamo solo al pessimo servizio reso in genere dalle guide…), attualmente si trova svantaggiata dall'attacco dei media internazionali alle nostre materie prime.
Fra l'altro, questo gioco al massacro favorisce altri Paesi più capaci di noi a fare sistema e squadra, Spagna e Francia in primo piano. Ne è un esempio la classifica di San Pellegrino (azienda solo italiana sulla carta), che se da un lato pretende di presentarsi in It