Gli auguri e un invito al Cavaliere: anche l’enogastronomia fra le priorità nazionali
Dalla confusione alla semplificazione. Dai carrozzoni elettorali pieni di sigle e strategie inconciliabili a una squadra di governo snella e coesa. Sono bastati due giorni perché la politica italiana cambiasse radicalmente pelle. è vero che il nuovo presidente del Consiglio non rappresenta certo una novità dopo 15 anni che entra ed esce da palazzo Chigi, ma è altrettanto certo che il ritorno di Silvio Berlusconi alla guida del Paese avviene all'insegna di una trasformazione radicale e di una discontinuità che nemmeno i più ottimisti politologi potevano auspicare.
Forte di una maggioranza granitica sia alla Camera sia al Senato (anche se all'insegna del voto determinante del partito del Nord di Bossi), il Cavaliere dovrebbe essere al riparo dalla paralisi dei veti incrociati (che già ha sperimentato in passato e che ha portato alla fine del Prodismo…), e quindi in grado di dare vita a quella fase di stabilità e di riforme di cui il Paese ha urgente bisogno. Ciò avviene, inoltre, con altre condizioni favorevoli.
Da un lato c'è la nascita, sostanzialmente, di un forte partito d'opposizione di stile britannico (con tanto di governo ombra già annunciato) che ha riconosciuto per tempo (altra novità) la sconfitta e che, auspicabilmente, dovrebbe assorbire in sé anche l'Italia dei valori così da presentare un unico interlocutore al Governo e al Paese. Dall'altro lato c'è poi da considerare la 'non presenza” in Parlamento (parlare di scomparsa come fanno molti osservatori sembra prematuro e irragionevole) degli eredi dei partiti simbolo delle ideologie del Novecento (socialisti, comunisti e fascisti), con la sola eccezione del partito di Casini che si richiama alla tradizione politica dei cattolici, il cui ruolo sarà peraltro ininfluente visto che non potrebbe nemmeno sostituire numericamente la Lega nel caso, del resto oggi impensabile, di una rottura dell'attuale maggioranza.
Berlusconi ha di fronte un Parlamento sulla carta più moderato, riformista e pragmatico, e ciò non dovrebbe che fare bene al Paese. A condizione, ovviamente, che questa quasi miracolosa condizione di grazia non venga sprecata. Bene ha quindi fatto il Cavaliere a confermare che fra i suoi primi impegni ci saranno la risoluzione dei problemi "immondizia a Napoli" e "Alitalia". Temi sui quali si era impegnato in prima persona in campagna elettorale. Non possiamo che fargli gli auguri, sperando che fin dai suoi primi atti emerga concretamente la strategia di smobilitare quell'apparato politico (la Casta) che sta ammorbando l'Italia con i suoi costi insostenibili e che proprio in vicende come quelle della compagnia aerea di bandiera e dei rifiuti campani ha i segni evidenti della sua non percorribilità.
Fra le decisioni a cui è atteso Berlusconi c'è ovviamente 'anche” la nomina del Governo, dove l'attenzione, per quello che ci riguarda, è puntata sull'agricoltura e sulle attività produttive, dove c'è l'assoluta necessità di avere uomini di competenza e capaci di assicurare la creazione di un circolo virtuoso perché tutta la filiera dell'agroalimentare (dalla terra alla tavola, per intenderci) trovi una sua giusta valorizzazione come bene primario del 'made in Italy” e dell'”Italian style”. Purtroppo il dossier di problemi sul tavolo è scritto nelle cose. Anzi sta nella cronaca di queste settimane. Dal vino alle mozzarelle, come abbiamo indicato nell'editoriale del numero di aprile di Italia a Tavola.
Difendere il Made in Italy nella difficile congiuntura economica internazionale è del resto una delle priorità per la prossima legislatura, a partire dall'obbligo di operare con autorevolezza nei prossimi negoziati a livello comunitario ed internazionale. Un obiettivo che va raggiunto d'intesa con le associazioni dei produttori che hanno garantito all'Italia la leadership nella qualità e nella sicurezza alimentare. E se da un lato è indispensabile rafforzare le imprese agricole anche nella loro capacità produttiva, ridurre i costi e i troppi passaggi dal campo alla tavola per garantire un cibo al giusto prezzo per tutti, dall'altro lato si deve lavorare, tutti insieme, perché sulle tavole italiane (e per quanto ci riguarda in prima linea nel 'fuori casa”) ci sia più cibo e più vino italiano identificato, e garantito, come tale. E chi sgarra, deve pagare subito. Non ci può essere alcuna indulgenza con chi compie atti criminali: chi truffa i privati vendendo loro ciò che non è; chi truffa lo Stato non pagando le tasse; e soprattutto chi attenta alla salute pubblica producendo o commercializzando prodotti adulterati e con sostanze pericolose. Etichette e controlli sono gli strumenti indispensabili per garantire tutti. La tracciabilità va estesa a tutti i livelli come regola base.
Ci piacerebbe, per concludere, che in questa vasta mobilitazione generale in nome della qualità (e della salute) ci siano pochi livelli di decisione nelle istituzioni. Siamo di fronte ad una sorta di emergenza nazionale e i controlli, per essere efficaci, devono poter contare su unicità di direttive e di procedure. Senza mettere in discussione i principi del federalismo, a rispondere dovrebbero essere direttamente i ministri competenti per dare un segnale forte che, anche a tavola, l'Italia è decisa a voltare pagina. Solo così sarà fra l'altro possibile garantire più forza e promozione ai nostri prodotti sui mercati esteri e rilanciare al tempo stesso un turismo di qualità che non potrà non abbinare arte, ambiente ed enogastronomia. Possibilmente con un'unica regia…
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net


