In "attesa" del prossimo scandalo alimentare, si fanno i conti del passato
Quale sarà il prossimo scandalo alimentare? Dopo l'influenza aviaria (la paura del nulla, in Italia non è arrivata), la diossina nella mozzarella di bufala (6 millesimi di miliardesimo di grammo, altra paura del nulla, fra l'altro dovuta al fatto che in Campania la gente bruciava i rifiuti per strada) e il Brunello di Montalcino (questione tutta da vedere), bisogna vedere a chi tocca. Se si legge l'albo dei sofisticatori pubblicato ogni due anni sulla Gazzetta ufficiale in base alle sentenze passate in giudicato, si può notare che frodi e sofisticazioni alimentari sono assai poche rispetto a quelle di mezzo secolo fa e si tratta più che altro di irregolarità amministrative, oppure non dannose alla salute, come formaggi fatti con polvere di latte o cagliate congelate, vini correnti spacciati per vini Doc o pesce surgelato e venduto per fresco.
Per il resto, figurano più sprovveduti e pasticcioni che sofisticatori. Nell'albo primeggia solitamente fra tutti il numero di condanne per aver attivato ristoranti, snack-bar, esercizi vari e depositi di alimenti 'senza la prescritta autorizzazione sanitaria” e vi è figurato perfino un punto di ristoro all'interno di una stazione ferroviaria e un tale che vendeva polli sulla sua automobile. Ma ci sono anche condanne per alimenti alterati, soprattutto insaccati e dolciumi, oppure trattati con sostanze vietate, come i solfiti, per ritardarne l'alterazione.
Pure molti sono i ristoratori condannati per il solito motivo, cioè servivano piatti preparati con prodotti congelati senza darne specificazione nel menu, oppure ricongelavano i cibi cotti avanzati per propinarli ai clienti. In casa si fa normalmente, ma al ristorante è un reato. In verità non esiste una norma precisa che lo vieti, ma i giudici applicalo l'articolo 5151 del Codice penale considerandola frode in commercio, in quanto viene consegnata al cliente 'una cosa mobile diversa per qualità da quella dichiarata o pattuita”, cioè una cosa congelata anziché fresca. Basterebbe mettere nel menu un'avvertenza in caratteri piccolissimi del tipo 'in questo locale possono essere serviti piatti preparati con ingredienti congelati”, ma evidentemente molti ristoratori non lo sanno. Numerose anche le condanne di negozianti che vendevano prodotti alimentari scaduti, oppure che cambiavano la data di scadenza a penna o la coprivano con un adesivo.
Fra i condannati vi è figurato perfino un tale che aveva aperto una mensa in un asilo nido senza autorizzazione sanitaria, il rettore di un convento che riforniva bar e ristoranti di prodotti gastronomici preparati ugualmente senza autorizzazione sanitaria, nonché pasticcieri che vendevano come 'produzione propria” dolciumi che erano invece di una marca nota e salsamenterie che vendevano per 'Parma” comuni prosciutti. Nell'elenco non mancano naturalmente vere e proprie frodi, alterazioni e sofisticazioni, come le seguenti.
Gli episodi scottanti e le produzioni a rischio
Vini. La maggior parte degli illeciti riguarda irregolarità formali e amministrative, ma sono stati scoperti anche 100.000 ettolitri di vini comuni da tavola, in parte provenienti dall'Argentina, venduti come Doc e Igt e sequestrati 276 quintali di zucchero, che serve ad elevare artificialmente il grado alcolico.
Oli. Alcuni oli d'oliva extravergini DOP sono risultati sprovvisti della certificazione dell'organismo di controllo e altri oli DOP e IGP erano difformi per alcuni parametri al disciplinare di produzione. In altre confezioni di extravergine normale c'era un indebito riferimento all'origine italiana.
Formaggi. Come al solito, sono state scoperte mozzarelle di bufala fatte con latte di vacca, mozzarelle comuni fatte con latte in polvere e presenza di grasso estraneo al latte in formaggi comuni e burro. Altre irregolarità hanno riguardato un'etichettatura con diciture ingannevoli per il consumatore, assenza della data di scadenza e mozzarelle vendute sfuse (c'è l'obbligo del confezionamento).
Conserve. Sequestrate 48.000 confezioni di concentrato di pomodoro cinese risultato 'inadatto al consumo umano”, mentre altre 24.000 confezioni riportavano ingannevolmente l'origine italiana. Riscontrate irregolarità anche in marmellate e in conserve di tartufo contenenti specie scadenti e diverse dal dichiarato.
Ortofrutticoli. C'è l'illecita commercializzazione di arance e clementine spagnole spacciate per italiane, o addirittura con l'indicazione IGP 'Clementina di Calabria”. Nel 23 per cento dei casi è stata riscontrata l'assenza completa delle indicazioni obbligatorie sugli ortofrutticoli freschi, ovvero la specie, la categoria e la provenienza.
Salumi. Scoperti generici salumi fatti con carni di varia provenienza e spacciati per prodotti DOP della Calabria.
Uova. Gli illeciti più frequenti hanno riguardato una falsa data di deposizione o di imballaggio in modo da presentare come appena deposte uova che hanno già qualche giorno. Multati anche negozianti che non avevano tolto la fascetta 'extra” dopo il settimo giorno dall'imballaggio o il nono dalla deposizione.
Miele. Il miele millefiori viene spacciato come prodotto monofloreale e in diversi campioni sono state riscontrate caratteristiche organolettiche anomale.

