Dopo il crollo dei prezzi alla produzione arriva un altro segnale della crisi economica. A novembre c'è stato infatti un forte rallentamento dell'inflazione, che è scesa al +2,7% dal +3,5% di ottobre. Lo rende noto l'Istat fornendo la stima provvisoria. Rispetto al precedente mese di ottobre i prezzi hanno registrato un calo mensile dello 0,4% (record dal 1959) e di quasi un punto e mezzo rispetto al massimo del 4,1% di luglio e agosto, tornando così ai livelli di fine 2007. Non così, invece, per l'agroalimentare i cui prezzi al consumo continuano seppure di poco a salire, soprattutto per pane e pasta. Aumento che non ha mancato di sucistare polemiche tra le organizzazioni agricole.

Coldiretti: aumento della pasta scandoloso con il grano pagato meno di 20 anni fa
è scandaloso che il dimezzamento del prezzo del grano dall'inizio dell'anno, oltre ad aver provocato una situazione drammatica nelle campagne dove non si riescono a coprire i costi della coltivazione (+61% per i concimi), non abbia portato alcun beneficio ai consumatori di pasta che continua ad aumentare in modo vertiginoso sia a livello tendenziale (+ 29,8%) che congiunturale (+0,3%) in controtendenza con l'andamento generale. è quanto afferma la Coldiretti che, in occasione della divulgazione dei dati Istat sull'inflazione a novembre, sottolinea che per effetto dei rincari, gli italiani spenderanno solo per l'acquisto di pane, pasta e derivati dei cereali 3,4 miliardi in più nel 2008, per un valore di circa 140 euro per famiglia.
Con il crollo delle quotazioni del grano a valori più bassi di 20 anni fa si è spaventosamente allargata la forbice dei prezzi dal campo alla tavola con il prezzo pagato agli agricoltori per il grano duro che è sceso attorno a 0,22 euro al chilo, mentre quello della pasta è salito a 1,6 euro al chilo, secondo il servizio Sms consumatori del ministero delle Politiche Agricole.

La pasta, soprattutto tra le classi meno elevate di reddito, è una delle componenti fondamentali della dieta degli italiani, con consumi medi procapite che in Italia sono sui 28 chili a persona, tre volte superiori a quelli di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiori a quelli di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiori a quelli di un giapponese.
L'elevato prezzo pagato per la pasta dai consumatori non garantisce peraltro l'origine Made in Italy del grano utilizzato con il susseguirsi di sbarchi di cereali provenienti dall'estero: nell'ultima settimana ad esempio hanno attraccato nel porto di Barletta  due navi provenienti da Porte La Nouvelle (Francia), battenti bandiere turca e algerina, e al porto di Bari una nave proveniente da La Pallice (Francia), battente bandiera ucraina.

è necessario intervenire sulla trasparenza nel percorso che porta il prodotto dal campo alla tavola sia sui prezzi che sull'origine del prodotto per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli. In questa direzione è importante che l'Antitrust faccia chiarezza con la conclusione dell'istruttoria avviata nel novembre del 2007 per verificare ''possibili intese restrittive della concorrenza” la cui chiusura è stata prorogata al 26 febbraio.

Confagri, persistono tensioni al rialzo su prodotti alimentari
Nonostante le quotazioni dei prodotti agricoli all'origine continuino a scendere, non si colgono adeguati segnali di rientro dei prezzi al consumo degli alimenti. è questo il commento di Confagricoltura ai dati sull'inflazione diffusi oggi dall'Istat.
A novembre, infatti, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività, conferma il trend in discesa dell'inflazione, con una flessione di -0,4%, rispetto ad ottobre del cor rente anno. In controtendenza, crescono, sia pur in misura modesta, i prezzi dei beni alimentari, con + 0,1%, rispetto ad ottobre del corrente anno. La dinamica sconta le persistenti tensioni per gli alimentari lavorati, i cui prezzi sono cresciuti dello 0,2%, rispetto ad ottobre.
In particolare, per pane e derivati dai cereali l'incremento, novembre su ottobre 2008, è dello 0,2%; per la pasta di semola di grano duro dello 0,3%; per le carni dello 0,2%; per i lattiero - caseari ed uova dello 0,1%.
Discendono, viceversa le quotazioni dei prodotti agricoli all'origine: i prezzi medi cereali, secondo le rilevazioni Ismea, sono calati fra ottobre e novembre del 14,6% per il frumento duro; del 6,9% per il frumento tenero, del 7,7% per il risone.
Diminuzioni si registrano anche per frutta ed ortaggi di stagione: carciofi -31%, cavoli e broccoli (-47,6%), carote (-3,3%), cipolle (-1,7%), finocchi (-13,9%), lattuga (-10,6%), clementine (-38,8%). Nel comparto lattiero - caseario si registrano flessioni per il pecorino (-1,3%), l'asiago (-4%), il burro (-7,8%), il caciocavallo (-1%), il grana padano (-1,9%), il parmigiano reggiano (-1,3%), il taleggio (- 0,4%).
Per gli animali e le carni, si registrano diminuzioni per polli (-2,9%), uova (- 1,1%), suini da macello (-12,2%), vacche da macello (-1,8%), vitelloni e manzi da macello (-0,7%). Anche il settore vitivinicolo presenta quotazioni in diminuzione: vini igt bianchi (-0,8%), vini igt rossi (-1,1%).

Paolo Ferrero, segretario Prc: Pane e pasta salgono in modo indiscriminato
«I dati Istat diffusi oggi (mentre l'inflazione cala, i prezzi di pane e pasta aumentano a ritmi vertiginosi) dimostrano ancora di più un dato di fatto da mesi sotto gli occhi di tutti. E cioè che esiste una casta di speculatori che 'succhia il sangue” di chi non arriva a fine mese». Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, in una nota commenta i dati Istat e afferma: «Si tratta una vergogna nazionale ancora più grave di fronte ai licenziamenti di massa e alle migliaia di lavoratori che perdono il loro posto di lavoro e rilevata lo stesso giorno in cui la Fiat manda in cassa integrazione 4 mila operai. Inoltre, il prezzo del pane e della pasta che sale a ritmi incontrollabili ed ingiustificati annulla di fatto i benefici della 'Misery Card” di Tremonti! Come Rifondazione comunista stiamo dimostrando, grazie ai Gap (Gruppi di Acquisto Popolari), come sia possibile distribuire il pane ad un euro al kg (60 le tonn. distribuite), e dal prossimo sabato distribuiremo anche la pasta (10 mila kg), dimezzando il prezzo. L'iniziativa di Rifondazione comunista dimostra che è possibile far scendere i prezzi dei generi alimentari di largo consumo e questo fa risaltare ancora di più il fatto che il governo Berlusconi non fa nulla contro gli speculatori e che, invece di fissare un prezzo politico per i beni di prima necessità, come chiediamo da mesi, difende gli speculatori».

Cia: prezzi alimentari restano su, il carrello va giù
I rincari dei prezzi alimentari (piu' 4,7% a novembre) svuotano il carrello della spesa e per gli italiani a tavola si chiude un 2008 con il segno negativo. I consumi, secondo le prime stime, dovrebbero diminuire del 3,5 % rispetto al 2007; mentre la spesa mensile, in termini monetari, dovrebbe crescere del 2,6 % (482 euro contro i 470 euro del 2007). è quanto sottolinea la Cia in merito ai dati odierni dell' Istat sull'inflazione e sulla base di una ricerca condotta su rilevazioni Ismea e Istat e sulle elaborazioni delle tendenze agli acquisti oggi in atto.
La Cia ricorda, comunque, che i prezzi agricoli alla produzione ad ottobre scorso sono diminuiti del 6,8% rispetto allo stesso periodo del 2007. Un eguale andamento, purtroppo, non si e' avuto nei vari passaggi della filiera e così i prodotti alimentari non hanno avuto, al dettaglio, la tanto attesa flessione. Si registrano lievi correzioni al ribasso: si e' passati dal più 5,2% di ottobre al più 4,7% di novembre. Troppo poco. I listini, nel complesso, hanno mantenuto livelli eccessivamente alti e alcune quotazioni non trovano alcuna giustificazione.
Le flessioni più marcate dei consumi, secondo le previsioni della Cia, dovrebbero aversi per la frutta (meno 3,9%), per la carne bovina (meno 3,1%), per il pane (meno 2,3%), per l'olio d'oliva (meno 2,2%), per gli ortaggi e le patate (meno 1,8%), per la carne suina e i salumi (meno 1,2%).
Sempre secondo le stime della Cia, dovrebbero, invece, risultare in crescita prodotti come la pasta (più 1,3%), nonostante la forte lievitazione dei prezzi fin adesso registrata, la carne avicola (più 5,2%), il latte e i suoi derivati (più 0,7%).

La Cia ricorda che nei primi dieci mesi del 2008, si è avuto, in rapporto all'analogo periodo del 2007, un calo dei consumi alimentari, in quantità, del 3,6%, con una punta del 4,2% nel sud. Le flessioni più evidenti sono avute per pane (2,2 %), per la frutta (3,9 %), per le carni bovine (3,2%), per l'olio d'oliva (2,6 %), per gli ortaggi (1,9%).La spesa alimentare, sempre nei primi dieci mesi del 2008, ha rappresentato in media, il 18,8 % di quella totale.
è aumentata la percentuale di famiglie che hanno acquistato prodotti agroalimentari presso gli hard-discount (dal 9,7 del 2007 al 10,2 %). Comunque, gli iper e i supermercati restano i punti vendita dove si ha la maggiore concentrazione degli acquisti da parte degli italiani con il 68,2 % (specialmente nel centro-nord con il 73%). A seguire il negozio tradizionale (64,9%), in particolare nel sud (77,1%). Da rilevare che per la spesa nei mercati rionali ha optato il 21 % delle famiglie residenti nel centro-nord e il 31,7% quelle delle regioni meridionali.
La percentuale del 18,8 % della spesa alimentare su quella complessiva è così ripartita: 3,2% pane e cereali, 4,3% carne, 1,7% pesce, 2,5% latte, formaggi e uova, 0,7% oli e grassi, 3,4% frutta, ortaggi e patate, 1,3% zucchero, caffe' e altri, 1,7% bevande.

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