Non hanno dubbi i suinicoltori della provincia di Cuneo. L'etichettatura della carne di maiale è una misura opportuna, auspicata da tempo, per rassicurare il consumatore e permettergli di beneficiare della rintracciabilità. Il tema, affrontato più volte, "è tornato bruscamente alla ribalta dopo l'allarme diossina per i suini allevati in Irlanda. Si temono i contraccolpi sui consumatori italiani e non si vuole creare sfiducia. D'accordo, continua la Coldiretti Cuneo, dunque, sul fatto che al più presto si ponga il destinatario finale del prodotto in condizione di sapere con precisione dove è stato allevato e quali strade ha percorso prima di arrivare sul banco della macelleria o del supermercato".

 Attualmente l'obbligo di indicazione della provenienza delle carni suine vale soltanto per le produzioni Dop. «A questo punto l'estensione della etichettatura non è più un optional - dice il presidente della Coldiretti di Cuneo, Marcello Gatto - se si vuole evitare che ogni evento appena fuori dalle righe coinvolga pesantemente un comparto molto rappresentato in provincia. In Granda è allevata, infatti, la stragrande maggioranza dei suini del Piemonte, vale a dire un milione e 200.000 capi. Ma non basta. Chiediamo ai Nas ed alla Regione di attivare controlli rigidi sulle carni importate per evitare che gli eventuali problemi della carne estera incidano negativamente sull'immagine di quella nostrana».
«Un invito è rivolto anche ai mangimifici, affinché evitino l'acquisto di cereali di dubbia provenienza ed alle aziende agroalimentari perché, in assenza di una normativa europea in proposito, provvedano all'etichettatura volontaria delle carni utilizzate per gli insaccati».
L'Aps Piemonte, dal canto suo, insiste sui pregi del suino pesante certificato, al quale non si può dare, in base al disciplinare di produzione, cibo confezionato con una serie di sottoprodotti. Questo lo rende meno economico, ma più sicuro dal punto di vista sanitario e più ricco di caratteristiche organolettiche.

Federconsumatori Piemonte: totale trasparenza
Coldiretti Piemonte già nel mese di giugno aveva evidenziato l'elevata importazione di carne suina da parte dei grandi salumifici. Il sequestro di carne importata a rischio diossina avvenuto negli scorsi giorni evidenzia una volta in piu' la sicurezza dei controlli e l'ottimo lavoro che i Nas e la Sanità Regionale stanno portando avanti per tutelare la salute dei cittadini.
«In Piemonte - hanno dichiarato Giorgio Ferrero e Bruno Rivarossa, presidente e direttore Coldiretti Piemonte - sono allevati oltre 800 mila suini, quasi tutti destinati alle produzioni tutelate dei circuiti Dop. Nonostante questi consistenti numeri, nella nostra regione vengono ancora importate grandi quantità di carne da altri Paesi europei».
Nei solo primi cinque mesi del 2008 sono stati importati in Piemonte oltre 5 milioni di chilogrammi di carne suina, in modo particolare dalla Francia, dall'Olanda e dalla Spagna. Nel 2007 i chilogrammi importati sono stati oltre 12 milioni.
«Coldiretti Piemonte, Federconsumatori Piemonte e Codacons Piemonte - hanno continuato il presidente Ferrero ed il direttore Rivarossa - chiedono con insistenza che sia indicata la destinazione di tutta questa carne suina importata, al fine di aiutare il consumatore a meglio orientarsi. Un'etichettatura ed una tracciabilità trasparente sono da sempre il metodo più sicuro per garantire al consumatore acquisti consapevoli. A seguito di quanto accaduto in merito all'allarme diossina, Coldiretti Piemonte ribadisce ulteriormente la necessita' dell'etichettatura anche sulle carni suine e sui prodotti della salumeria italiana».

 

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