In passerella a Roma le siciliane del vino Passato e futuro dell'enologia "in rosa"
Donne e vino, un binomio forte soprattutto quando si parla delle nuove generazioni di giovani imprenditrici al timone delle rispettive aziende vinicole. Anche la Sicilia non fa sconti e presenta una considerevole quantità di donne che hanno saputo incrementare i nuovi business del mercato globale
ROMA - Le donne della Sicilia del vino sono tornate a Roma all'Hotel Rome Cavalieri per un nuovo incontro con i ristoratori e il pubblico della capitale dopo quello di dicembre, ospiti dell'Associazione Italiana sommelier e con il patrocinio dell'Istituto regionale della vite e del vino. Ambasciatrici della migliore produzione enologica dell'isola, hanno raccontato in prima persona la loro storia familiare e aziendale, che è poi quella parallela all'affermazione negli ultimi anni non del generico "vino siciliano" ma dei tanti diversi frutti di terre, zone e microzone della regione. Si va infatti dalle altitudini dell'Etna alle coste dove le viti sono quasi lambite dal mare.
Dalla quantità alla qualità
A presentare e incoraggiare queste attivissime signore del vino in un piacevolissimo outing è stato Nino Aiello, giornalista e ideatore del format "Donne, territori e vini di Sicilia". «Siamo molto contenti dei successi che l'idea di comunicare il vino siciliano attraverso le sue protagoniste sta riscuotendo - ha detto - l'accoglienza dell'Ais di Roma con il suo presidente Franco Maria Ricci, è per noi un'ulteriore conferma. Abbiamo anticipato una tendenza importante: sono loro che stanno prendendo il timone delle aziende. In questo senso, il settore enologico fa da precursore rispetto ad altri settori della società».
Sono passati i tempi in cui il vino siciliano prodotto a milioni di ettolitri andava a rinvigorire gli anemici prodotti del nord Italia -come diceva Veronelli- scavalcando spesso anche le Alpi. Erano tempi in cui un ettaro produceva anche 300 quintali d'uva, si guardava solo alla quantità, come ha detto Jose Rallo di Donnafugata alla seconda generazione al femminile.
Nuove e vecchie generazioni crescono
Tutti in Sicilia ricordano la madre, Gabriella, che quando le donne siciliane non portavano i pantaloni si sporcava le mani in vigna e poi, elegantissima e orgogliosa, correva in giro per il mondo per conoscere le esperienze degli altri e per proporre il suo vino, finalmente di qualità. Dal Messinese sono arrivate Enza La Fauci dell'omonima tenuta, Flora Mondello per Gaglio Vignaioli dal 1910 e Nancy Astone per Cambria, da Piazza Armerina Laura Savoca per le Tenute Gigliotto, da Noto Carmela Di Bella per Icone Italian Wines. Agrigento era rappresentata da Carolina Cucurullo della Masseria del Feudo, le Terre Sicane da Francesca Planeta, dell'azienda originaria di Sambuca di Sicilia ma che gestisce centinaia di ettari in varie zone, e dal Trapanese Vinzia di Gaetano di Firriato.
Da Erice sono giunte Lilly Fazio (nella foto) di Fazio Casa Vinicola, da Segesta Francesca Tonnino e Maria Rita Russo di Limonio, da Pantelleria Josè Rallo per Donnafugata e da Monreale Mirella Tamburello. L'incredibile e variegata realtà dell'Etna era rappresentata da Margherita Platania per Feudo Cavaliere, da Mariangela Cambria per Cottanera e da Silvia Maestrelli per la Tenuta di Fessina. Le motivazioni di una scelta di vita e di lavoro possono essere state varie e personali, ma una è presente in tutte: l'amore per una terra che sa essere avara e generosa ma che richiede un rapporto strettissimo. Sono donne che non rinunciano alla famiglia, che inseguono il successo non fine a se stesso ma come rivincita e riscatto. Una volta che è arrivato, vanno avanti, innovano, sperimentano.
è il caso di Vinzia Di Gaetano di Firriato, arrivata alla terra da altri mondi con il matrimonio che, dopo un trentennio di lavoro nei vigneti e prima donna a "metterci la faccia" come testimonial della sua produzione, si è rimessa in gioco tre anni fa con la scommessa di fare vino nell'isola di Favignana. Il perchè di una sfida difficile si capisce guardandola mentre racconta il successo della vendemmia sperimentale, l'anno corso, e l'attesa per la prima vera, quella del prossimo settembre.
Anche Jose Rallo ha scelto di vivere l'avventura di fare vino in un'isola in mezzo al mare, arida e battuta dal vento come Pantelleria. Tra i muretti a secco e i piccolissimi vigneti ad alberello di zibibbo che fanno i famosi Kabir Moscato e Ben Ryé, ha trovato anche il tempo di ristrutturare e donare al Fai e alla pubblica fruizione il Giardino Pantesco: un antico muraglione tondo di pietra lavica con al centro un albero di arance -considerato la farmacia dei poveri per le vitamine- che veniva così protetto dal vento. Margherita Platania di Feudo Cavaliere -citato da Federico De Roberto nei "Vicerè" ha raccontato con orgoglio la storia della sua famiglia che dal 1880 coltiva vigneti degradanti da fino a 1.000 a 900 metri sui fianchi del vulcano e Lilly Fazio, giovanissima e grintosa, è andata anche oltre la tradizione scegliendo di raccogliere le sfide dei mercati e produrre anche da vitigni internazionali.
L'importanza di essere donna
La Sicilia non è terra di spumanti, eppure le 50.000 bottiglie che produce nelle terre ericine, ricche di minerali, sono richieste e premiate. In particolare è da segnalare uno straordinario Muller Turgau, rinvigorito dal sole siciliano. Sono stati momenti salienti di una manifestazione che vuol essere un'occasione di confronto per raccontare come la Sicilia del vino, declinata al femminile, sappia fare squadra mettendo in prima linea queste imprenditrici: donne raffinate e poliglotte, colte e genuine, che si confrontano con i mercati più lontani e negli scenari più competitivi, complici e forti nell'obiettivo di esprimere un unico modello di mediterraneità vincente. Sono loro la testimonianza di una promessa di cambiamento, di un radicamento con il passato, di un forte legame con il presente della loro terra.
Queste 16 imprenditrici siciliane, infatti, sono state chiamate a rappresentare i territori del continente vitivinicolo siciliano proposti in una chiave nuova, identitaria e culturale oltre che produttiva, riscoprendo il valore del paesaggio, della storia, della natura e dell'arte. Nessun prodotto come il vino ha queste capacità evocative, e le donne siciliane stanno dimostrando di avere la sensibilità, i valori e la creatività necessari per raccontarle al mondo. Anche questo secondo successo romano non le ha fermate: chi era appena arrivata dalla Germania, chi era in partenza per Bordeaux. Ma tutte erano ansiose di tornare al loro posto: a casa certo, ma anche in vigna e in cantina.
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Sono passati i tempi in cui il vino siciliano prodotto a milioni di ettolitri andava a rinvigorire gli anemici prodotti del nord Italia -come diceva Veronelli- scavalcando spesso anche le Alpi. Erano tempi in cui un ettaro produceva anche 300 quintali d'uva, si guardava solo alla quantità, come ha detto Jose Rallo di Donnafugata alla seconda generazione al femminile.
Nuove e vecchie generazioni crescono
Tutti in Sicilia ricordano la madre, Gabriella, che quando le donne siciliane non portavano i pantaloni si sporcava le mani in vigna e poi, elegantissima e orgogliosa, correva in giro per il mondo per conoscere le esperienze degli altri e per proporre il suo vino, finalmente di qualità. Dal Messinese sono arrivate Enza La Fauci dell'omonima tenuta, Flora Mondello per Gaglio Vignaioli dal 1910 e Nancy Astone per Cambria, da Piazza Armerina Laura Savoca per le Tenute Gigliotto, da Noto Carmela Di Bella per Icone Italian Wines. Agrigento era rappresentata da Carolina Cucurullo della Masseria del Feudo, le Terre Sicane da Francesca Planeta, dell'azienda originaria di Sambuca di Sicilia ma che gestisce centinaia di ettari in varie zone, e dal Trapanese Vinzia di Gaetano di Firriato.
Da Erice sono giunte Lilly Fazio (nella foto) di Fazio Casa Vinicola, da Segesta Francesca Tonnino e Maria Rita Russo di Limonio, da Pantelleria Josè Rallo per Donnafugata e da Monreale Mirella Tamburello. L'incredibile e variegata realtà dell'Etna era rappresentata da Margherita Platania per Feudo Cavaliere, da Mariangela Cambria per Cottanera e da Silvia Maestrelli per la Tenuta di Fessina. Le motivazioni di una scelta di vita e di lavoro possono essere state varie e personali, ma una è presente in tutte: l'amore per una terra che sa essere avara e generosa ma che richiede un rapporto strettissimo. Sono donne che non rinunciano alla famiglia, che inseguono il successo non fine a se stesso ma come rivincita e riscatto. Una volta che è arrivato, vanno avanti, innovano, sperimentano. è il caso di Vinzia Di Gaetano di Firriato, arrivata alla terra da altri mondi con il matrimonio che, dopo un trentennio di lavoro nei vigneti e prima donna a "metterci la faccia" come testimonial della sua produzione, si è rimessa in gioco tre anni fa con la scommessa di fare vino nell'isola di Favignana. Il perchè di una sfida difficile si capisce guardandola mentre racconta il successo della vendemmia sperimentale, l'anno corso, e l'attesa per la prima vera, quella del prossimo settembre.
Anche Jose Rallo ha scelto di vivere l'avventura di fare vino in un'isola in mezzo al mare, arida e battuta dal vento come Pantelleria. Tra i muretti a secco e i piccolissimi vigneti ad alberello di zibibbo che fanno i famosi Kabir Moscato e Ben Ryé, ha trovato anche il tempo di ristrutturare e donare al Fai e alla pubblica fruizione il Giardino Pantesco: un antico muraglione tondo di pietra lavica con al centro un albero di arance -considerato la farmacia dei poveri per le vitamine- che veniva così protetto dal vento. Margherita Platania di Feudo Cavaliere -citato da Federico De Roberto nei "Vicerè" ha raccontato con orgoglio la storia della sua famiglia che dal 1880 coltiva vigneti degradanti da fino a 1.000 a 900 metri sui fianchi del vulcano e Lilly Fazio, giovanissima e grintosa, è andata anche oltre la tradizione scegliendo di raccogliere le sfide dei mercati e produrre anche da vitigni internazionali.
L'importanza di essere donna
La Sicilia non è terra di spumanti, eppure le 50.000 bottiglie che produce nelle terre ericine, ricche di minerali, sono richieste e premiate. In particolare è da segnalare uno straordinario Muller Turgau, rinvigorito dal sole siciliano. Sono stati momenti salienti di una manifestazione che vuol essere un'occasione di confronto per raccontare come la Sicilia del vino, declinata al femminile, sappia fare squadra mettendo in prima linea queste imprenditrici: donne raffinate e poliglotte, colte e genuine, che si confrontano con i mercati più lontani e negli scenari più competitivi, complici e forti nell'obiettivo di esprimere un unico modello di mediterraneità vincente. Sono loro la testimonianza di una promessa di cambiamento, di un radicamento con il passato, di un forte legame con il presente della loro terra. Queste 16 imprenditrici siciliane, infatti, sono state chiamate a rappresentare i territori del continente vitivinicolo siciliano proposti in una chiave nuova, identitaria e culturale oltre che produttiva, riscoprendo il valore del paesaggio, della storia, della natura e dell'arte. Nessun prodotto come il vino ha queste capacità evocative, e le donne siciliane stanno dimostrando di avere la sensibilità, i valori e la creatività necessari per raccontarle al mondo. Anche questo secondo successo romano non le ha fermate: chi era appena arrivata dalla Germania, chi era in partenza per Bordeaux. Ma tutte erano ansiose di tornare al loro posto: a casa certo, ma anche in vigna e in cantina.
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