«Il mercato internazionale e gli operatori esteri riconoscono a Vinitaly il ruolo di certificatore del vero made in Italy». A dirlo il ministro delle politiche agricole Luca Zaia intervenendo alla seconda giornata moscovita di Vinitaly Cibus Russia, l'evento organizzato da Veronafiere in collaborazione con Fiere di Parma e Ice. «Un sistema efficace - ha proseguito il ministro - per comunicare a una sola voce la qualità delle nostra produzioni nazionali all'estero e costruire importanti relazioni, anche dal punto di vista istituzionale. In tal senso ci vorrebbe un Vinitaly World Tour al giorno».
Dopo l'incontro avuto ieri con il ministro russo Alexei Gordeev, nell'ambito del quale è stata annunciata la costituzione della commissione bilaterale che avrà il compito di risolvere le problematiche relative alla normativa doganale, all'etichettatura e alla classificazione dei vini, Zaia ha incontrato oggi anche  un gruppo di importatori russi di prodotti agroalimentari italiani.
All'incontro è seguita la conferenza stampa sulle 'Prospettive dell'agroalimentare italiano sul mercato russo”, al quale erano presenti, oltre a numerosi giornalisti e operatori russi, Roberto Pelo, direttore dell'Ufficio Ice di Mosca, Daniele Rossi e Luigi Scordamaglia, rispettivamente presidente e consigliere delegato di Federalimentare, Giuseppe Ambrosio, direttore Dipartimento delle politiche di sviluppo economico e rurale del Mipaaf, e Andrea Sartori, presidente dell'Unione Italiana Vini.
«Veronafiere - ha sottolineato Giovanni Mantovani, direttore generale - è una piattaforma per realizzare tutte le iniziative utili alla crescita del made in Italy nel mondo, a servizio delle istituzioni e delle aziende e della politica economica del Governo». Qualificata la presenza enologica alla quinta edizione di Vinitaly Cibus Russia, con oltre cento cantine e collettive regionali in rappresentanza del wine & food italiano.
«Questo anche grazie alla partecipazione di alcune delle aziende del Consorzio Italia del Gusto che raggruppa i principali marchi del made in Italy alimentare, da Aia, Auricchio, Barilla, Bauli, Filippo Berio, Illy, a Parmareggio, Parmacotto, Rana, Sapori, San Benedetto» - come ha sottolineato Beppe De Simone, direttore commerciale di Fiere di Parma.
La produzione enogastronomica italiana è presente in Russia nella fascia alta di mercato. In particolare per il vino, l'Italia esporta con un prezzo medio al litro superiore a 2,40 euro contro 0,87 del prodotto francese L'incremento in valore, inoltre, è maggiore rispetto a quello in quantità, con un andamento molto migliore rispetto a quello degli altri competitor. In Russia i vini di fascia super premium (con un prezzo al dettaglio al di sopra dei 500 rubli, cioè superiore a 13,5 euro) e i premium (sopra i 200 rubli, cioè circa 5,4 euro) rappresentano solo il 5-6% del mercato enologico, mentre il segmento in maggiore espansione è quello di fascia bassa, con il 60% del volume e un prezzo al dettaglio al di sotto dei 100 rubli (meno di 2,70 euro). Il mercato d'elezione del vino italiano resta quindi saldamente legato alla ristorazione d'alta gamma, ma promettenti opportunità si aprono per la conquista del consumo casalingo, aumentando la presenza nella vendita al dettaglio.
Importante il ruolo dei wine bar, che aprono sempre più numerosi a Mosca, ma anche a San Pietroburgo, mentre le altre città e soprattutto le aree rurali sono ancora poco toccate da questi nuovi modelli di consumo e di aggregazione. Spesso si tratta di locali particolarmente curati, dove regna il lusso sfrenato per assecondare lo stile dei più ricchi. La maggior parte, invece, aiuta a far crescere il gusto e la conoscenza dei vino, in un ambiente conviviale.

L'opinione di Zaia sul mercato russo
Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, ha incontrato a Mosca i maggiori importatori di prodotti agroalimentari in Russia, concludendo così la sua visita ufficiale, a Vinitaly-Cibus 2008. «Il Mercato russo – ha affermato – non è da mordi e fuggi: da qui arrivano all'agroalimentare 350 milioni di euro con un incremento annuo del 13%. In particolare, l'export di vini ha segnato lo scorso anno, un aumento del 43% e il settore degli spumanti del 60%. Siamo di fronte ad una presenza radicata che deve essere implementata».
«Se è vero – ha proseguito Zaia – che il trend di crescita delle importazioni italiane in questo Paese è in forte aumento, dobbiamo rappresentare una filiera coerente che accompagni lo sforzo dei produttori, dei distributori e di coloro che in questo Paese rappresentano le Istituzioni italiani».
 

Il boom economico dell'agroalimentare italiano in Russia
Cresce in maniera esponenziale il flusso di prodotti vitivinicoli e agroalimentari dall'Italia alla Russia.
Vinitaly è sbarcato in Russia nel 2004 con una trentina di produttori italiani diventati oltre 100 nel 2007 con la partecipazione di più di 2.000 operatori specializzati tra importatori, distributori, retailer, ristoratori, rappresentanti della stampa e opinion leader. La formula vincente è quella dell'abbinamento di degustazioni e workshop b2b, che uniscono cultura dei prodotti e affari. I risultati per i produttori italiani non si sono fatti attendere, grazie alla chiusura ogni anno di importanti contratti.
Nel 2007 l'export di vino ha superato il valore di 57,5 milioni di euro, mettendo a segno un +43% sul 2006 e raggiungendo i 237 mila ettolitri (erano solo 96 mila ettolitri nel 2005) con un incremento del 18,8%. Molto successo riscuotono in particolare gli spumanti, che da soli hanno totalizzato 23,6 milioni di euro (+69%) per 70 mila ettolitri (+76%). Ottima anche la performance dell'agroalimentare, con un export in crescita del 17,6%.
Con le sue bollicine l'Italia detiene un terzo del mercato russo, ben posizionata davanti alla Francia, e anche nel primo mese del 2008 si sta confermando il trend positivo. Tra i prodotti agroalimentari, successo riscuotono soprattutto l'olio di oliva, la pasta, il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano. In generale, però, la produzione eno-gastronomica italiana soddisfa ancora un consumo di lusso. Il nostro Paese, infatti, è il quinto importatore di vino con una quota di mercato del 6% e al quindicesimo posto per l'agroalimentare, con il 2%. Percentuali che possono essere incrementate sensibilmente.