Cala il consumo di pesce in Italia, in particolare di quello fresco. Gli italiani faticano a comprarlo perché troppo caro. «Non sono d'accordo - afferma Giovanni Cacciolo Molica di Orobica Pesca - per due motivi. Primo, oltre il 56% dei consumi di fresco si concentra intorno a dieci specie. Un numero molto ridotto, considerata la varietà presente nel Mediterraneo. Secondo, prima di considerare un prodotto caro dovremmo valutarne la resa dopo cottura».

Le specie ittiche di interesse commerciale che il Mediterraneo può offrire sono numerose, ma in tavola ne arrivano poco meno del 10%. Ogni specie ha una propria stagionalità; rispettandola garantiremmo la ripopolazione dei nostri mari e risparmieremmo sul prezzo d'acquisto godendo di una migliore qualità dal punto di vista sensoriale e nutrizionale. Cambiare le abitudini di acquisto e di consumo non è facile ma è importante e oltretutto conveniente per le nostre tasche.

Orobica Pesca da anni organizza percorsi formativi per futuri professionisti mirati a creare operatori del settore consapevoli e istruiti in materia di pesca. Gli incontri si svolgono presso il cash&carry di Bergamo, dove accanto alla teoria gli studenti degli istituti alberghieri hanno l'opportunità, insieme a personale specializzato, di conoscere le caratteristiche del pesce fresco imparando a identificarne la specie, verificarne la freschezza, distinguere un pesce pescato da uno allevato e valutarne la corretta etichettatura.

Chissà che in un futuro non troppo prossimo tali percorsi vengano estesi anche ai professionisti già inseriti nel settore della ristorazione.


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