Roma - Il Consorzio del Parmigiano Reggiano non ci sta e chiede al Governo di intervenire per risolvere la situazione di crisi che sta vivendo non solo il Consorzio ma anche tutto il comparto del formaggio italiano. Al vertice al ministero di oggi - Zaia era assente - a difendere le motivazioni del Consorzio del Parmigiano Reggiano c'era infatti anche il Consorzio del Grana Padano. I due "rivali" uniti per chiedere interventi che diano respiro al settore e rilancino le vendite dei formaggi di qualità e simbolo del "made in Italy" nel mondo.
A vedere i dati di mercato c'è da preoccuparsi. I caseifici sono in continua diminuzione e dal 2007 a oggi siamo passati da 461 aziende a 429. Anche la produzione non vive un periodo positivo: da marzo ad agosto 2008 il numero di forme di Parmigiano Reggiano prodotte è sceso da circa 275 mila a 236 mila, con una variazione di -5,58%. Dati che preoccupano il Consorzio ma anche la Regione Emilia Romagna che è scesa in campo e sul tavolo al ministero per le  Politiche Agricole ha avanzato le proposte, condivise dal Consorzio, a partire dalla richiesta di aprire ufficialmente lo "stato di crisi" per il Parmigiano Reggiano. «Da parte del ministero c'è stato un impegno ad approfondire la proposta dell'assessore regionale Rabboni, condivisa dal Consorzio del Parmigiano Reggiano: una proposta che ci vede assolutamente concordi - ha commentato il vice presidente della Provincia Pier Luigi Ferrari. La valutazione complessiva che danno gli enti locali è che lo "stato di crisi" sia ineludibile: deve essere richiesto e concesso al più presto, per dare una risposta nel più breve tempo possibile al mondo agricolo. Ora siamo in attesa di un riscontro rapido e concreto».

Non nasconde la propria delusione il presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, Giuseppe Alai, a conclusione dell'incontro sulla crisi del settore avvenuto oggi a Roma al ministero delle Politiche alimentari (oltre all'assessore regionale Rabboni erano presenti quelli delle province interessate). Assente il ministro Zaia.
Il confronto - sottolinea in una nota il Consorzio - ha visto fianco a fianco (e con un po' d'imbarazzo superato grazie al fair play degli interessati) gli esponenti del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano. «Una scelta che non condividiamo - spiega Alai - perché i problemi dei due formaggi si differenziano per natura ed intensità così come si differenziano le esigenze, le richieste e le proposte che abbiamo presentato».
Venerdì si metterà al lavoro un tavolo tutto ministeriale attorno ai temi affrontati oggi, «ma anche in questo caso - spiega Alai - saranno congiuntamente trattati i problemi dei due più importanti formaggi italiani; le nostre obiezioni, dunque, restano, e sollecitiamo pertanto il ministero a scindere le due questioni, perché il problema non è trovare accordi tra i due Consorzi, ma rispondere concretamente, in fretta e soprattutto coerentemente a bisogni che sono oggettivamente diversi».
Quanto alle proposte e alle sollecitazioni, chiare e molto concrete quelle presentate dal presidente del Consorzio del Parmigiano-Reggiano, a partire dalla richiesta della dichiarazione dello 'stato di crisi” del settore, aprendo così la strada a interventi immediati che riguardano - in primo luogo - il ritiro dal mercato di una quota di prodotto (tramite l'Agea e con destinazioni diverse dai mercati tradizionali) tale da garantire una ripresa delle quotazioni. Sostegni immediati sono stati chiesti dal Consorzio a sostegno della promozione delle esportazioni, così da rafforzare gli ingenti investimenti già messi in atto dal  Consorzio in stretta collaborazione con gli esportatori: «Si tratta di iniziative e progetti concreti - e non di generica promozione - finalizzate a produrre risultati a breve, ovvero ad innalzare le vendite in diversi Paesi» spiega Alai. Al ministero abbiamo dunque chiesto di supportare queste azioni che per la prima volta vedono strettamente legati operatori economici e Consorzio di tutela, uniti dall'unico interesse di esportare quote crescenti di prodotto».
Dal Consorzio del Parmigiano Reggiano sono poi venute altre specifiche richieste che riguardano in modo diretto la commercializzazione e, conseguentemente, possono incidere sulle quotazioni. Tra queste, la richiesta di una verifica riguardante un necessario e rapido accordo con l'autorità antitrust per sospendere per un triennio l'attuale disciplina, consentendo di generare condizioni di pari dignità tra chi offre il prodotto (in modo oggi molto frammentato) e chi lo acquista (in modo ben più concentrato, e quindi con un potere negoziale enorme rispetto a quello dei produttori). Dal Consorzio, inoltre, la richiesta di un'analisi sulla correttezza della disciplina che regola le vendite sottocosto e quelle promozionali, «alla quale - spiega Alai - vanno affiancati incontri e nuove relazioni con la Gdo».

Coldiretti: a rischio tutta la filiera
Programmare l'immissione sul mercato del Parmigiano e valorizzare territorialità e distintività per far uscire dalla crisi il formaggio simbolo del made in Italy.
è quanto ha affermato la Coldiretti all'incontro svoltosi al ministero delle Politiche Agricole per affrontare la crisi di Reggiano e Grana Padano causata dall'aumento dei costi di produzione e da una politica distributiva che non valorizza il prodotto mettendo in pericolo la sopravvivenza dell'intera filiera. Una filiera che nasce dal latte di 250mila mucche allevate da 4750 aziende agricole in zone delimitate del territorio nazionale, trasformato in 492 caseifici che producono oltre 3,1 milioni di forme all'anno dal peso medio di 38 chili, che devono essere stagionate almeno 12 mesi. Secondo i dati forniti dal Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano, oggi produrre il Parmigiano costa tra i 7,97 e gli 8,23 euro al kg, a fronte di un prezzo all'ingrosso oscillante tra i 7,20 e i 7,80 euro.
Il prezzo medio allo scaffale va dai 13,90 ai 15,90 euro al kg ma sette forme su dieci vengono vendute nei supermercati (secondo dati della grande distribuzione) attraverso iniziative promozionali a prezzi che vanno dai 7,90 ai 9,50 euro. Dinanzi alla crisi, occorre una migliore programmazione dell'immissione sul mercato della produzione, in modo da salvaguardare la qualità del Parmigiano Reggiano e, al tempo stesso, garantirne la territorialità e la distintività.
Venerdi' prossimo la questione tornerà sui tavoli del Ministero, per decidere i provvedimenti da assumere per scongiurare la crisi.

Zaia assente giustificato 
Al termine dell'incontro di questa mattina nella sede del Mipaaf, convocato per discutere della crisi del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, si è convenuto di costituire un tavolo tecnico, al lavoro già dal prossimo venerdì, capace di affrontare i singoli punti posti all'ordine del giorno dai partecipanti.
«Si tratta – ha detto il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia (nella foto) - di una delle emergenze che stiamo affrontando con impegno. So che i tempi devono essere strettissimi e condivido dunque la decisione di un esame puntuale delle singole questioni, premessa indispensabile per procedere in maniera efficace ed  intelligente».
«Leggo anche delle lamentele di alcuni degli esponenti presenti al tavolo odierno e me ne rammarico. Mi pare siano davvero strumentali. Nello stesso momento in cui si affrontava una crisi importante come quella del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, infatti, ero impegnato a ricevere una delegazione del mondo dell'ippica, che pure attraversa un momento drammatico, con il rischio, ormai alle porte, che migliaia di persone perdano il lavoro. Mi rendo perfettamente conto – dice Zaia – che faziosità e partigianerie di schieramento possano ottenebrare la ragionevolezza. Rammento dunque che il tavolo era presieduto al più alto livello istituzionale possibile, con la presenza del capo di gabinetto del Ministero, e che tutti gli altri partecipanti hanno convenuto su conclusioni condivise».
«Mi rammarico ancora – ha concluso il ministro Zaia - del fatto che problemi reali, che per essere risolti necessitano di lucidità ed equilibrio, siano affrontati con tanta superficialità, senza tener conto degli effetti negativi che inevitabilmente accompagnano simili strumentalizzazioni».
 

Articolo correlato:
Consorzio Parmigiano: Dop a rischio se non cambieranno le norme antitrust