Se le norme antitrust non cambieranno, a livello europeo già si profila una durissima battaglia sui prodotti a denominazione d'origine protetta, messi a rischio di smantellamento proprio da una liberalizzazione che avanza e nega la possibilita' di una programmazione della produzione che si configurerebbe come elemento contrario alla libera concorrenza.
è dura, sia per i produttori che per i consumatori (che nelle Dop individuano e trovano punti di eccellenza in campo alimentare) la conclusione del convegno organizzato dal Consorzio del Parmigiano-Reggiano sulla gestione produttiva delle Dop e le normative antitrust: questione di fondo che contrappone un'esigenza di programmazione e di tutela dei prodotti d'eccellenza (e quindi tutte le Dop) e la spinta legislativa verso un mercato privo di vincoli.
Questione irrisolta (e per ora risolta solo con progressivi rinvii della liberalizzazione degli impianti in campo vitivinicolo) che il Consorzio ha posto per primo, pubblicamente e alla presenza delle massime espressioni italiane ed europee nel campo delle politiche agroalimentari e della tutela del libero mercato, come sottolineatura esplicita del rischio di un'esplosione di conflitti e di una chiara volonta' di evitare che possano ripercuotersi su un sistema agroalimentare alle prese con aumenti dei costi (da quelli finanziari ed energetici a quelli relativi a mangimi e mezzi tecnici) non di rado associati a cali delle quotazioni, pur in presenza di aumenti dei prezzi dei prodotti al consumo. Un sistema oltretutto fragile nell'azione sui mercati, dominati al 90%, in Europa, dalla Gdo (il 69% in Italia, con una crescita di 19 punti in dieci anni), sulla quale il Parlamento europeo ha appena chiuso un'indagine per verificare gli effetti di questa concentrazione sulle piccole imprese fornitrici, sui lavoratori e sui consumatori, indagando sull'esistenza o meno di una "posizione dominante" o di altri effetti rilevanti.

La posizione del Consorzio
«Un'evidenza in ogni caso c'è», ha sottolineato il presidente del Consorzio, Giuseppe Alai: «il potere di mercato è spostato verso chi ha più alternative nella scelta dei prodotti da offrire al consumo, mentre chi produce non ha nessuna alternativa, perchè mette in commercio quel che ha».
«Per questo - hanno aggiunto Alai e il direttore del Consorzio, Leo Bertozzi - chi produce deve essere tutelato rispetto ad una liberalizzazione selvaggia, e lo può essere nel momento in cui il riconoscimento di una Dop è associato anche al riconoscimento della possibilità di una programmazione della produzione aderente alle capacita' di assorbimento del mercato, ad un serio controllo della qualità e al rispetto delle caratteristiche proprie sulle quali la Dop è stata riconosciuta, evitando uno smantellamento di barriere produttive che rischierebbe di dare il via alle contraffazioni, a prodotti industriali controllati solo da un punto di vista sanitario ma privi delle caratteristiche sensoriali proprie delle nostre eccellenze agroalimentari!.
«Siamo convinti - prosegue Bertozzi - che un equilibrio tra liberalizzazione, difesa delle Dop, dei redditi agricoli e norme antitrust sia possibile, come dimostrano alcune esperienze interessanti realizzate in Francia (il Comte', ad esempio, che fissa la produzione e annualmente stabilisce piccoli aumenti produttivi); il problema va pero' gestito con intelligenza e non fermandosi alle attuali rigide norme».

E il problema, intanto, è stato aperto dal Consorzio del Parmigiano-Reggiano, preoccupato delle possibili gravi ripercussioni sui redditi dei produttori, sulla stabilita' dei mercati e fors'anche sul governo qualitativo di alcune Dop, in totale assenza di vincoli produttivi.