Parmigiano: la Coldiretti chiede un'azione congiunta di valorizzazione tra Ministero e Regione
Un'azione combinata a livello regionale e a livello nazionale per risollevare le sorti del Parmigiano Reggiano in crisi. Lo chiede Coldiretti Emilia Romagna che ribadisce la necessità di attivare tutti gli strumenti necessari per programmare la produzione e l'immissione del prodotto sul mercato. In particolare Coldiretti sostiene l'importanza di valorizzare la qualità del Parmigiano Reggiano con interventi che ne garantiscano la territorialità e la distintività.
Proprio la Regione Emilia Romagna nel gennaio scorso aveva dato indicazioni utili a questo scopo. Infatti, nel prendere in esame la proposta di legge popolare per "Orientare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli regionali", presentata proprio da Coldiretti con il sostegno di 50mila firme, l'Assemblea
regionale il 22 gennaio ha approvato un ordine del giorno che impegna la Giunta "a convocare il Tavolo Agro-Alimentare tra produttori, industrie di trasformazione, distribuzione e consumatori al fine di valorizzare i prodotti tipici, tradizionali e a denominazione protetta" e a operare per incentivare il consumo di prodotti tipici nei servizi di ristorazione collettiva, dalle scuole agli ospedali, coinvolgendo a tale scopo anche l'agenzia regionale Intercent-ER (agenzia di acquisto di beni e servizi). Lo stesso ordine del giorno - sottolinea Coldiretti - precorrendo i tempi rispetto alla crisi del Parmigiano, invita la Giunta regionale ad adoperarsi "nei confronti dei ministeri competenti per regolamentare, in modo esplicito, la vendita sottocosto di prodotti ortofrutticoli freschi e deperibili".
«Si tratta di indicazioni lungimiranti che ben si adattano alla crisi del Parmigiano - commenta il presidente regionale di Coldiretti, Mauro Tonello - e che possono trovare applicazione sia per la parte regionale, sia per le questioni nazionali. Visto l'impegno profuso dall'assessore Rabboni nel cercare strade per uscire dalla crisi e data la disponibilità del ministro Zaia ad intervenire per rassicurare gli allevatori che in questa drammatica situazione rischiano di chiudere l'azienda, è opportuno cominciar ad attivare tutti gli strumenti necessari per salvare uno dei prodotti simbolo del made in Itraly nel mondo. Come Coldiretti Emilia Romagna, siamo in attesa dell'ulteriore convocazione del tavolo Agroalimentare regionale per presentare le nostre proposte operative».
La Provincia di Parma chiede una terapia d'urto
Emergenza, cataclisma, baratro. Anche le parole hanno un peso nella crisi del Parmigiano Reggiano. La richiesta d'aiuto che si è levata oggi dalla Provincia di Parma è forte e unitaria, tiene insieme le organizzazioni agricole e cooperative, il Consorzio e l'Istituzione. Tutti d'accordo nel dire che occorre intervenire con tempestività. Parlare di Parmigiano Reggiano in questo territorio è evocare una delle radici più profonde. Per questo la sua crisi picchia duramente non solo l'economia, per il rilievo sullo sviluppo.
Anche l'ambiente perchè questa produzione di qualità è di fatto un presidio per mantenerlo integro. E la cultura, per il patrimonio di storia e sapere che c'è. Oggi nella sede dell'ente di piazzale della Pace il vicepresidente della Provincia e assessore all'agricoltura Pier Luigi Ferrari (nella foto) ha presentato insieme ai soggetti coinvolti, il documento unitario, ed è la prima volta che accade, della Filiera del Parmigiano Reggiano di Parma che servirà da base per l'incontro con il ministro Luca Zaia che sarà proprio martedì 14 ottobre a Parma.
«Abbiamo voluto evidenziare alcuni aspetti già portati all'attenzione dell'Assessore regionale e del Ministero nei giorni scorsi. Insieme alle cose già note poniamo l'accento sulla gravità dello stato del Parmigiano Reggiano e quindi sulla necessità di una terapia d'urto - ha detto Ferrari - Può essere la proclamazione dello stato di crisi, ma possono essere anche tutta una serie di ammortizzatori attivati dal ministero per dare ulteriori risposte. Qui noi rischiamo grosso: rischiamo un prodotto ma rischiamo un territorio. Ecco perchè il nostro sforzo è quello di impegnarci al massimo per salvaguardare economia e ambiente».
4 le proposte risolutive
Dalla peculiarità produttiva e di mercato del Parmigiano Reggiano nascono le proposte, quattro punti attorno a cui è costruita una risposta alla crisi.
Primo: il ritiro dal mercato di un congruo numero di forme di formaggio e destinazione conseguente per le iniziative a favore degli indigenti e dei programmai alimentari contro la fame nel mondo. Una quantità idonea è giudicata in 100/150.000 forme.
Secondo: la sospensione della disciplina dell'Antitrust in ordine al tema della autoregolamentazione produttiva per almeno tre anni. Tale richiesta comporta anche la esplorazione degli strumenti più idonei per intervenire.
Terzo: una nuova regolamentazione per la promozione del prodotto, in Italia ed all'Estero.
Quarto: la costituzione di un Tavolo di confronto con la grande distribuzione organizzata (Gdo) sui temi della commercializzazione del Parmigiano Reggiano.
fonte Agi
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