I Sodi di S. Niccolò, 40 vendemmie festeggiate con la limited edition annata 2017
Per questa importante occasione, il Supertuscan di Castellare annata 2017 cambia look: il famoso uccellino simbolo della viticoltura sostenibile si appoggia su uno sfondo nero, con dietro in rosso il numero 40
40 vendemmie, 40 anni di storia. I Sodi di S. Niccolò, uno tra i migliori vini italiani secondo i punteggi attribuiti dalle migliori guide italiane di settore e dai critici mondiali più autorevoli, celebra le sue 40 vendemmie. Era il 1977 quando fu imbottigliato per la prima volta il porta bandiera di Castellare di Castellina a base di Sangioveto e Malvasia nera, due vitigni autoctoni del Chianti Classico. Da allora, sono seguite 40 vendemmie (è saltata solo quella del 1984) e riconoscimenti sempre più importanti fino a conquistare, con l’annata 2016, il titolo di vino più premiato tra i 100 migliori rossi italiani, sommando i punteggi della critica italiana ed
estera.
estera.
I Sodi di S. Niccolò 2017, limited edition
Per celebrare questo importante anniversario, l’annata 2017 indossa un abito speciale: l’iconico uccellino, presente da sempre sulle etichette dei vini rossi di Castellare, simbolo dell’impegno quotidiano per una viticoltura sostenibile già da 40 anni, si poserà per la prima volta su un elegante sfondo nero su cui appare in rosso il numero 40. Inoltre, per l’occasione, verrà realizzata un’edizione limitata in grandi formati da 15 e 18 litri che ripropone in etichetta i 40 uccellini delle 40 annate de I Sodi di S. Niccolò. Il primo esemplare di entrambi i formati verrà battuto da una primaria casa d’aste internazionale. Ad accompagnare queste bottiglie da collezione sarà, inoltre, un libro d’arte di grande formato, stampato al torchio e numerato, che raccoglie i disegni originali degli uccellini, realizzati da John Gould (1804-1881), uno dei più importanti ornitologi dell’epoca vittoriana, riprodotti sulle etichette de I Sodi di S. Niccolò dal 1977 ad oggi.Annata 2017, contraddistinta da grande freschezza e longevità
«Come è noto - spiega Alessandro Cellai, enologo di tutte e 4 le aziende del gruppo Domini Castellare di Castellina - la 2017 non è stata un’annata facilissima perché caratterizzata da un periodo di siccità molto lungo e da temperature piuttosto elevate. Tuttavia, grazie alla collocazione geografica dei vigneti molto favorevole, abbiamo ottenuto dei grandi risultati. L’anfiteatro vitato di Castellare si trova, infatti, ad un’altitudine media di 430 metri sul livello del mare ed è raggiunto dalle correnti d’aria fresca della Valdelsa che mitigano le temperature. Ecco perché, anche in annate particolarmente calde come la 2017, o la 2010 e la 2013, le viti sono riuscite a completare il loro percorso vegetativo in maniera ottimale e gli acini hanno mantenuto al proprio interno un’acidità importante».«L’annata 2017 aggiunge alle caratteristiche strutturali proprie de I Sodi di S. Niccolò - prosegue Cellai - una grande freschezza e longevità: il vino si presenta immediatamente di grande struttura, sia olfattiva sia gustativa, e ha una vena acida decisamente marcata che lo rende lungo e persistente, atto ad essere un vino da lunghissimo invecchiamento. Per celebrare le 40 vendemmie, I Sodi di S. Niccolò 2017 si veste in black tie rendendo omaggio a questo traguardo importante della storia di un vino che ormai è diventato un’icona dell’enologia italiana nel mondo».
I Sodi di S. Niccolò è stato il primo vino italiano inserito nella Top 100 del 1988 di Wine Spectator con l'annata 1985; replica nel 1989 con l'annata 1986. È uno dei pochissimi Supertuscan realizzato esclusivamente con vitigni autoctoni: 85% di Sangioveto e 15% di Malvasia nera provenienti dai due migliori Cru di Castellare.
L'origine de I Sodi, con lo zampino di Luigi Veronelli
A rivelare l’origine del nome di questo vino che ha scritto la storia dell’azienda di Castellina in Chianti è Paolo Panerai, giornalista e appassionato di enologia, che negli anni ’70 fondò Castellare di Castellina contribuendo al Rinascimento del vino italiano. «Con Luigi Veronelli eravamo compagni di giornalismo e di vino - racconta Paolo Panerai - Un giorno, stavamo scendendo dalla cantina di Castellare di Castellina verso la vigna più bella della tenuta. Quella che i vecchi mezzadri avevano battezzato vigna de’ sodi, per il terreno particolarmente duro e ricco di pietre: il migliore per fare il vino. Sulla destra della discesa c’era la Chiesa di S. Niccolò del 1300, circondata da un’altra vigna con la stessa tipologia di terreno che i mezzadri avevano battezzato come il santo. Lui si fermò e mi disse: "Paolo, ecco il nome per quel vino straordinario che mi hai fatto assaggiare: chiamalo I Sodi di S. Niccolò, ma con la “I” davanti, mi raccomando. Perché quello, e solo quello, sarà il vino straordinario che porterà questo nome».Luigi Veronelli aveva assaggiato la prima annata, quella del 1977. Da allora sono seguite 40 vendemmie che hanno consolidato negli anni il successo di questo Gran Cru caratterizzato da una grande concentrazione olfattiva e da una trama fitta ed elegante, sostenuta dall’importante acidità del Sangiovese, da tannini dolci e da un finale lungo e di grande persistenza.
Per informazioni: www.castellare.it/it/castellare-di-castellina

