Purtroppo, le reminiscenze scolastiche dell’Oracolo di Delfi di gran lunga lasciano prevalere la componente mitologica del dio Apollo e della sacerdotessa Pizia piuttosto che il valore vero e profondo di cosa fosse all’epoca recarsi a Delfi. A Delfi annualmente confluiva quella che oggi chiameremmo la classe dirigente del Paese. Una sorta di workshop/think tank. Analisi dei fatti, osservazioni a loro volta stimolanti riflessioni e linee guida sul futuro imminente. Quasi una sorta di profezia che si autoavvera. E difatti è dall’avverarsi delle ipotesi di scenario che poi si crea il mito dell’oracolare a Delfi. Profezie che si autoavverano non per magia ma per quanto lucide, argute e disegnate da chi aveva il diritto/dovere di decidere, di dettare la linea, diremmo oggi.

La Toscana ha visione lungimirante e analizza (impropriamente “oracola”) l’articolato evolvente scenario della sua realtà regionale vitivinicola sapendo fare momenti puntuali di check-up che non indulgono all’autocompiacimento. È il caso della presentazione di PrimAnteprima svoltasi a Firenze, label originale e solo apparentemente civettuola. Nei fatti è proprio così: si presenta l’iter di svolgimento delle degustazioni in Anteprima delle nuove annate dei vini toscani poste sul mercato. Ed è l’occasione per puntualizzare l’esistente e prefigurare il vicino futuro. Non essendoci autocompiacimento, non indulgendo ad autoreferenziali postulati, bensì sapendo e volendo argomentare con rigore e lucidità i temi che emergono, si dà spazio ai dati.

Leggiamoli questi numeri e proviamo a farne scaturire riflessioni e indicazioni.

A PrimAnteprima i vini toscani si raccontano: scende la produzione, aumenta l'export

Primo dato: l'export 

L’export evidenzia un incremento del 7% circa su base annua, portando così il volume a circa 800mila ettolitri. Sul valore il dato è ancora più lusinghiero: incremento del 15% circa, con valore di 625 milioni di euro

All’estero la Toscana si conferma smaccatamente rossista: i vini rossi costituiscono il 97% circa del totaleGli Usa sono il Paese maggiore importatore di vino toscano. Un quartetto i mercati principali dopo gli Usa: Canada, Germania, Gran Bretagna e Svizzera. Un trio poco dappresso: Francia, Giappone, Paesi Bassi. Molto interessante il mercato emergente: Corea del Sud.

Dunque, prima riflessione. L’andamento sui mercati esteri, sia i consolidati che l’emergente, è soddisfacente. Un +7% circa è performance lusinghiera ed è stato conseguito in un anno i cui, a causa della pandemia non si è tenuto il Vinitaly. C’è da meditare! Parimenti c’è da meditare sull’efficacia di un evento ben ideato, ben progettato e ben realizzato quale è Buy Wine.

Qualche highlight sulla dodicesima edizione svoltasi lo scorso febbraio (11-12 febbraio 2022) alla Fortezza da Basso: 110 buyer provenienti da 30 Paesi. Tra i 110 buyer, ben 35 (il 32% circa) non aveva mai comprato vino toscano. Livello di soddisfazione sell side: il 99% circa si esprime dichiarando “più che buono”. Il potenziale valore di business che le aziende matureranno nel breve periodo si attesta a circa 5milioni di euro. Livello di soddisfazione buy side: il 98% circa si esprime dichiarando “più che buono”. I buyer hanno affermato che il valore delle trattative nel breve periodo si attesta a circa 10milioni di euro. Ovvero chi compra ipotizza un valore del business doppio rispetto a chi vende.

Secondo dato: la produzione 

A causa di gelate e siccità, la produzione segna una flessione del 7%, portandosi così a circa 2milioni di ettolitriIl Chianti da solo rappresenta circa la metà del totale del volume imbottigliato, seguito da Chianti Classico con 20% circa. Attenzione ad una comparazione di dati tra realtà regionale e quadro nazionale. A volume il peso della Toscana sull’Italia è 8% circa. A valore il peso della Toscana sull’Italia è 11% circa.

La riflessione: la Toscana sa valorizzare i suoi vini, essi correttamente apprezzando. Non è frutto del caso. È frutto della capacità di fare impresa sapendo governare in sintonia la leva della produzione di qualità, in essa includendo la ricerca, con la leva commerciale, in essa includendo il marketing.

 

 

Terzo dato: i vitigni 

La Toscana è terra di vini rossi. Essi costituiscono ben l’87% circa della produzione complessiva. Ed è anche la regione con la più alta percentuale (70% circa) di vini Dop, a fronte di un dato nazionale che è del 45% circa. Il 96% circa della superficie vitata è destinato a vini a denominazione, a fronte di un dato nazionale del 62% circa. Le superfici vitate sfiorano i 60mila ettari, di cui circa un terzo (20mila ettari) in provincia di Siena. Dei suddetti 60mila ettari, ben 36mila (il 60%) vedono in coltivazione il vitigno dominante: il Sangiovese. Il distacco è enorme se si considera che secondo e terzo vitigno sono gli alloctoni Merlot (4.834 ettari) e Cabernet Sauvignon (3.766 ettari), per poi arrivare in coda con i vitigni autoctoni Trebbiano Toscano (2.344 ettari), Canaiolo nero (1.160 ettari) e Vernaccia di San Gimignano (810 ettari).

La scaturente riflessione è che il Sangiovese sospinge l’intero business ma non lo fagocita. Anzi, traina i vini fatti con gli altri vitigni ad essi consentendo di essere correttamente percepiti come prodotti “altri” ma non “minori” del made in Tuscany. 

Un momento dell'evento  A PrimAnteprima i vini toscani si raccontano: scende la produzione, aumenta l'export
Un momento dell'evento

Il quarto dato: il Bio

Circa un terzo dell’intera superficie vitata è coltivato secondo il metodo dell’agricoltura biologica. In termini di vigneti Bio la Toscana vale il 17% circa della superficie vitata a biologico in tutta Italia. Gli ettolitri Bio made in Tuscany sono circa 350mila. Ciò comporta un peso del 15% circa sul totale dei 2,2 milioni di ettolitri Bio prodotti a livello nazionale. Il fenomeno Bio è sempre più marcato in Toscana e sta vivendo sviluppo impetuoso: nell’anno 2007 in Toscana erano presenti 500 aziende biologiche, oggi sono oltre 5.000. Le aree maggiormente interessate al Bio sono Nord America e Nord Europa, in essa includendo il Regno Unito.

 

 

Il commento finale 

A fronte di risultati così tanto lusinghieri, frutto anche del sapere oracolare, ovvero del porre a fattor comune in momenti puntuali sapientemente schedulati e comunicati, esperienze ed aneliti, verrebbe da dire che lo sforzo più delicato consiste nel non adagiarsi sugli allori, bensì proseguire nell’individuazione delle leve innovative. Leve da ricercarsi anche nelle nuove pratiche in vigneto, abilitate dall’agricoltura di precisione, come pure nell’esplorazione di nuove modalità di comunicazione e di vendita quali le piattaforme di e-commerce.

PrimAnteprima in tutto ciò è momento di grande utilità per tutti i player della vitivinicoltura toscana: dal vigneto al sell-out. Solo analizzando i dati si può affermare di conoscere la propria realtà. In apertura si è detto dell’Oracolo di Delfi. Sul tempio dell’Oracolo di Delfi sta scritto: «Conosci te stesso». 

L'Oracolo di Delfi  A PrimAnteprima i vini toscani si raccontano: scende la produzione, aumenta l'export
L'Oracolo di Delfi