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Fine di un’era: Pojer e Sandri si separano dopo oltre cinquant’anni
Dopo oltre cinquant’anni di attività condivisa, Mario Pojer e Fiorentino Sandri si separano consensualmente. Lo storico marchio Pojer e Sandri resterà a Fiorentino Sandri insieme ai vigneti fra Faedo e Grumes, mentre Mario Pojer proseguirà un nuovo progetto in Val di Cembra. Una svolta importante per una delle realtà che hanno segnato il vino trentino contemporaneo
Dopo oltre mezzo secolo di attività condivisa, Pojer e Sandri apre una nuova fase della propria storia. I fondatori Mario Pojer e Fiorentino Sandri hanno definito consensualmente la separazione delle rispettive quote e attività, chiudendo uno dei sodalizi più longevi e riconoscibili dell’enologia italiana contemporanea. L’accordo mette fine a un percorso iniziato nel 1975 tra le colline di Faedo e San Michele all’Adige, territori che negli anni hanno contribuito a costruire l’identità produttiva dell’azienda.La separazione avviene in forma consensuale e definisce due percorsi distinti, entrambi destinati a proseguire nel mondo del vino ma con visioni autonome.
Il marchio storico a Sandri, progetto in Val di Cembra per Pojer
In base all’accordo raggiunto, sarà Fiorentino Sandri a mantenere la guida dello storico marchio Pojer e Sandri insieme alla maggior parte dei vigneti aziendali situati tra Faedo e Grumes. Con lui resteranno anche le etichette storiche, il patrimonio produttivo costruito in questi decenni e la continuità gestionale della cantina.
La struttura aziendale proseguirà dunque lungo il solco già tracciato, mantenendo il posizionamento sviluppato negli anni attorno ai vini di montagna, agli spumanti metodo classico e ai distillati che hanno contribuito a rendere riconoscibile il marchio anche fuori dal Trentino. L’azienda continuerà inoltre a lavorare su alcuni dei progetti che negli ultimi anni hanno consolidato la propria identità, dalle interpretazioni del Müller Thurgau al Brut Rosé, fino a Zero Infinito, una delle etichette più conosciute del panorama dei vini rifermentati italiani.
Parallelamente, Mario Pojer proseguirà un progetto autonomo in Val di Cembra, territorio storicamente legato alla viticoltura eroica e alle coltivazioni in quota. Qui svilupperà una nuova fase professionale insieme alla seconda generazione della famiglia, mantenendo un approccio produttivo che nel tempo si è distinto per sperimentazione e attenzione tecnica.
Il passaggio generazionale e il ruolo dei collaboratori storici
Nel nuovo assetto assumeranno un ruolo sempre più centrale le nuove generazioni della famiglia Sandri. Elisa Sandri continuerà a seguire il mercato italiano e le attività marketing, mentre Federico Sandri sarà impegnato nello sviluppo internazionale e nelle strategie commerciali estere. La continuità aziendale sarà sostenuta anche dal lavoro di collaboratori presenti in cantina da molti anni. Tra questi Michele Sandri, figura storica della produzione aziendale e punto di riferimento operativo per la gestione della cantina. L’obiettivo dichiarato resta quello di mantenere stabilità produttiva e identità territoriale, pur attraversando una fase di cambiamento significativa.
Una separazione che segna il vino trentino contemporaneo
Nel commentare il nuovo passaggio aziendale, Fiorentino Sandri ha voluto sottolineare il valore umano del percorso condiviso con Mario Pojer. «Il percorso condiviso con Mario Pojer ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita personale e professionale. Abbiamo costruito insieme qualcosa di importante, partendo da zero e affrontando ogni sfida con passione, curiosità e spirito di sacrificio». Sandri ha poi evidenziato la volontà di affrontare il futuro mantenendo la stessa impostazione che ha accompagnato la crescita della cantina negli ultimi cinquant’anni. «Oggi si apre una nuova fase, che affronteremo con la stessa serietà e con la stessa attenzione alla qualità che hanno sempre guidato il nostro lavoro».
La conclusione del sodalizio tra Pojer e Sandri rappresenta uno dei cambiamenti più rilevanti degli ultimi anni nel panorama vitivinicolo trentino. Per oltre cinquant’anni i due produttori hanno condiviso un percorso che ha contribuito a definire una parte dell’identità moderna del vino di montagna italiano. Ora si apre una fase diversa, costruita su due strade autonome ma accomunate da un patrimonio tecnico, culturale e territoriale che continua a restare centrale nel racconto del vino trentino contemporaneo.

