Stefano Ricagno

Nuovi mercati, nuovi linguaggi: così l’Asti Docg prepara il prossimo salto
Nell’intervista a Stefano Ricagno, presidente del Consorzio, emerge la volontà di ampliare occasioni di consumo e presenza internazionale, puntando su versatilità, Asti Rosé e mercati in forte crescita. Dagli Stati Uniti alla Cina, passando per sport e partnership strategiche, la denominazione cerca nuovi spazi senza perdere identità
Tra rooftop iconici di New York, degustazioni internazionali, nuove sfide di mercato e il debutto dell’Asti Rosé, il Consorzio Asti Docg vive una fase di profonda evoluzione. Le storiche bollicine aromatiche piemontesi puntano oggi su versatilità, mixology, consumo contemporaneo e nuovi mercati esteri, senza perdere il legame con il territorio e la tradizione. Ne abbiamo parlato con Stefano Ricagno, presidente del Consorzio dell’Asti Docg, per approfondire strategie, scenari internazionali e prospettive future di una delle denominazioni italiane più conosciute al mondo.
Intervista a Stefano Ricagno

“ Nonostante gli Stati Uniti continuino a rappresentare il principale mercato di riferimento per il Moscato d’Asti, oggi la denominazione si confronta con diverse sfide. Non solo i dazi introdotti dall’amministrazione Trump, che hanno avuto un impatto significativo sulle spedizioni, ma anche il rallentamento generale dei consumi e il cambiamento delle abitudini delle nuove generazioni di consumatori. Proprio per l’importanza strategica di questo mercato, stiamo rafforzando le attività di promozione negli Usa con un calendario fitto di iniziative. Ad aprile si è recentemente svolta a Chicago l’Asti Week, kermesse dedicata alle nostre bollicine aromatiche nel cuore della Città del Vento; il 9 maggio abbiamo celebrato il Moscato Day a New York con un’iniziativa esclusiva nella Grande Mela. Il 14 e 15 maggio, nella sede newyorkese dell’Agenzia Ice, saremo tra gli sponsor di Italy on Madison, evento organizzato dall’agenzia per valorizzare le eccellenze del made in Italy. A giugno parteciperemo poi alle celebrazioni della Festa della Repubblica promosse dal Consolato Generale d’Italia a New York, per proseguire successivamente con una due giorni dedicata al Moscato d’Asti ad Atlanta e Chicago ”
Dall’America all’Asia: dove cresce la domanda di Asti Docg
“ A oggi registriamo una crescita molto significativa della domanda nell’area asiatica, a partire dalla Cina, che lo scorso anno ha segnato un incremento del +55% nelle vendite di Moscato d’Asti, affermandosi come terzo mercato di riferimento per la tipologia. Per quanto riguarda l’Asti Spumante, segnali positivi arrivano anche da Giappone, Emirati Arabi, Kazakistan e, ancora una volta, dalla Cina. Abbiamo inoltre riscontrato un interesse crescente da parte di Messico e Perù ”

“ Si spiega con l’incontro di almeno due fattori: la diffusione di nuovi trend di consumo e le caratteristiche intrinseche del prodotto. Anche in queste aree sta infatti aumentando una platea di consumatori più matura, informata e consapevole, che ricerca vini più freschi, aromatici e a bassa gradazione alcolica, adatti a diverse occasioni di consumo. In questo contesto, l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti, naturalmente low alcol, rispondono perfettamente a queste nuove preferenze ”
Nuovi consumi e Asti Rosé: la denominazione guarda al futuro
“ È la direzione verso cui ci stiamo muovendo, anche con il contributo della nuova tipologia dell’Asti Spumante Rosé, presentata al Vinitaly 2026. L’obiettivo è intercettare sia nuovi consumatori sia nuove occasioni di consumo. Vogliamo infatti superare una visione più tradizionale, legata al vino come prodotto da brindisi o da momenti rituali, per aprire la nostra denominazione a modalità di fruizione più contemporanee, trasversali e quotidiane, in linea con le nuove abitudini di consumo ”

“ L’inserimento dell’Asti Spumante Rosé nel disciplinare di produzione rappresenta prima di tutto un importante riconoscimento della storicità e della vocazione enologica di questo territorio. Inoltre, questa tipologia costituisce un unicum nel panorama italiano: è infatti un blend che unisce due vitigni diversi, il Moscato Bianco e il Brachetto, entrambi aromatici, e che potrà essere proposto in tutte le varianti, dal dolce all’Extra Brut, offrendo così alle aziende la possibilità di modulare il residuo zuccherino in base alle proprie scelte stilistiche e alle esigenze dei mercati interessati a questa nuova tipologia ”
Il ruolo del Consorzio tra tutela, promozione e alleanze strategiche
“ Oggi è un approccio fondamentale per promuovere il vino italiano nel mondo, sempre più percepito non solo come prodotto agroalimentare, ma anche come espressione di uno stile di vita e simbolo del made in Italy nel suo complesso. In questo contesto, le sinergie con settori come sport, moda e design rappresentano leve strategiche di comunicazione e posizionamento. Non a caso abbiamo affiancato alcuni dei più importanti appuntamenti tennistici internazionali, come le Atp Finals, consapevoli che queste collaborazioni contribuiscono a rafforzare la visibilità e la riconoscibilità del brand Asti a livello globale. Allo stesso tempo, ci permettono di raggiungere pubblici nuovi, ampliando le occasioni di consumo e i contesti in cui il prodotto può essere vissuto e apprezzato ”
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“ Le parole d’ordine devono essere: unità e visione. Unità riferita all’intera filiera, che non deve disunirsi per poter affrontare in perfetta comunione le sfide rappresentate dalla tenuta dei mercati storici e dalla conquista di nuove aree commerciali. Visione è il termine che riunisce in sé molte e articolate azioni a favore della denominazione: dalla comunicazione al marketing, fino alle collaborazioni con ambassador e testimonial nel segno di una nuova narrazione, più attuale e modulare, meno contenuta in schemi rigidi e maggiormente predisposta a canali di interconnessione moderni, sia online sia offline. Con un’attenzione assoluta e costante non solo ai news media, ma anche a quei mezzi di comunicazione crossmediali che incrociano vecchi e nuovi linguaggi: dalla stampa alle affissioni, dalle partnership strategiche alla letteratura d’impresa ”
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Alberto Lupini


