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Il ritorno degli “Abruzzi” nel calice: il territorio raccontato attraverso i vini Masciarelli
Tra vigne, ulivi e castelli seicenteschi, Masciarelli racconta l’Abruzzo moderno del vino: dal Montepulciano Villa Gemma ai vitigni autoctoni, fino all’ospitalità raffinata del Castello di Semivicoli
C’era una volta, ma proprio tanti decenni fa, un’altra regione italiana che, oltre alle Marche, veniva declinata al plurale: Abruzzi e Molise. Il Molise è regione a sé (a proposito, quale fascino struggente racchiude questa minuscola regione!) e l’Abruzzo adesso lo si declina al singolare. Peccato! L’Abruzzo è...gli Abruzzi! Anche se prendiamo atto che è prevalso il concetto “e pluribus unum”.Si arriva in Abruzzo in una mattina chiara, quando la luce si appoggia sulle colline come un velo sottile e l’Adriatico, più in là, non si capisce bene se è un mare stretto e lungo, quasi calco della Penisola, oppure è un lago immenso. La strada sale verso San Martino sulla Marrucina, un piccolo paese a sud di Chieti: poche case, silenzi pieni di vento, e filari che disegnano righe ordinate sul fianco della collina. È qui che comincia l’incontro con Masciarelli Tenute Agricole, una realtà che ha messo radici tra vigneti e uliveti sparsi nelle quattro province abruzzesi, e che oggi si muove nel mondo del vino con la sicurezza di chi conosce bene la propria terra.
Gianni Masciarelli, il visionario che cambiò il vino abruzzese
L’azienda Masciarelli nasce nell’anno 1981 dall’intuito di Gianni Masciarelli, vignaiolo di talento e protagonista della vitivinicoltura abruzzese moderna. Gianni Masciarelli, poco più che ventenne, parte da due ettari e mezzo in provincia di Chieti e decide di sfidare lo scetticismo generale. Porta in Abruzzo tecniche apprese in Francia, impianto, coltivazione, produzione, affinamento, e cambia le regole del gioco: introduce il Guyot e le barrique di rovere francese per Montepulciano e Trebbiano, quando ancora sembrava un’eresia.
Facciamo parlare i dati:
Bene; ci volevano questi dati. Riprendiamo e proseguiamo.
Villa Gemma, il Montepulciano d’Abruzzo che ha fatto scuola
Wine Spectator: negli ultimi anni ha inserito Masciarelli tra le “100 Great Italian Wineries” di Opera Wine. Ma il nome che torna più spesso, quasi fosse una parola d’ordine, è quello del vino simbolo: il Montepulciano d’Abruzzo Villa Gemma, da oltre trent’anni in cima a classifiche e guide, come un faro che indica la rotta a chi vuole capire davvero questo territorio.
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Nell’anno 2000, l’annata 1995 del Montepulciano d’Abruzzo Villa Gemma viene proclamata Miglior Vino d’Italia dall’allora prestigiosa guida del Gambero Rosso. Nell’anno 2004, arriva un altro segnale forte: Wine Spectator premia l’azienda come Migliore Cantina d’Italia.
Vitigni autoctoni e internazionali: il doppio volto dell’Abruzzo
Masciarelli oggi lavora su sette linee di prodotto e ventidue etichette: dalle diverse interpretazioni di Montepulciano, Cerasuolo e Trebbiano d’Abruzzo, fino al rilancio di vitigni autoctoni meno noti, quali Cococciola e Pecorino sorprendenti, per freschezza e carattere.
E poi ci sono gli ospiti arrivati da fuori, i cosiddetti alloctoni: Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Merlot, Syrah, Che in Abruzzo trovano un accento nuovo. La terra li accoglie, il lavoro in vigna li addomestica, e il risultato è una serie di vini che parlano due lingue insieme, quella locale e quella internazionale. Sul tavolo della sala degustazione una mappa collega San Martino a terre assai lontane: la distribuzione raggiunge circa sessanta Paesi e l’export pesa per oltre metà del giro d’affari.
Non solo vino: olio extravergine e grappa d’autore
Ma che mediterraneo sarebbe se alla vite non si abbracciasse l’ulivo? E difatti, Masciarelli fa anche una piccola produzione di olio extra vergine ottenuto da spremitura a freddo delle cultivar del territorio. L’assaggio è su una fetta di pane: verde, netto, con un finale che pizzica appena, come una stretta di mano decisa.
E c’è anche la grappa, in serie limitata e numerata: nasce dalle migliori vinacce fresche di Montepulciano d’Abruzzo, distillate con metodo artigianale. Nel bicchiere è trasparente e fiera; al naso porta con sé l’eco della vendemmia; ogni parte dell’uva ha una seconda vita.
Castello di Semivicoli, il wine resort tra storia e sostenibilità
Il luogo è fiabesco: siamo al wine resort Castello di Semivicoli, una residenza baronale del Seicento, riconosciuta monumento d’interesse storico, ristrutturata con un’idea di innovazione sostenibile che qui si sente concreta: rispetto per l’ambiente, per il territorio, per la tradizione. Il castello è parte di Teritoria, la guida di Alain Ducasse che seleziona hotel e ristoranti capaci di offrire esperienze sostenibili: una specie di sigillo che è un invito a viaggiare con attenzione, guardando meglio ciò che ci circonda.
Marina Cvetic e la nuova era della famiglia Masciarelli
Dall’anno 2008 il testimone passa a Marina Cvetic Masciarelli: compagna di vita e di vigne di Gianni, donna del vino dallo stile inconfondibile. Con lei, e con le figlie Miriam Lee e Chiara Ludovica, l’azienda continua il viaggio senza perdere la direzione: mercati esteri, cultura manageriale, nuovi progetti. Marina, già direttrice commerciale dal 1989, spinge con decisione sull’apertura internazionale: mercati esteri, relazioni, visione.
Negli ultimi anni sono arrivati nuovi modi di lavorare: linee di prodotto ripensate, attenzione crescente alla sostenibilità, standard di qualità sempre più rigorosi. Qui l’eccellenza, va detto, non è uno slogan: è un’abitudine. Duplice il grande merito di Masciarelli: valorizzare i vitigni autoctoni (portando il Montepulciano d’Abruzzo e gli altri vini da vitigni autoctoni sulla mappa mondiale della viticoltura di eccellenza) e raccontare l’Abruzzo l’ospitalità nobilmente elargita nel Castello di Semivicoli.
Cinque smart buy firmati Masciarelli
A seguire, ben consapevoli che non di rank trattasi bensì di semplici indicazioni, quelli che a nostro sommesso avviso sono cinque smart buy:
- Gianni Masciarelli Montepulciano d’Abruzzo Doc - Ottenuto da sole uve dei vigneti di Cocciapazza che insistono su terreni mediamente argillosi e calcarei. Lo abbiniamo alle carni bianche.
- Villa Gemma Abruzzo Bianco Doc - Ottenuto dal connubio di tre vitigni autoctoni: Trebbiano, Pecorino e Cococciola. Al naso già affascina. Lo abbiniamo ai primi piatti di pesce.
- Marina Cvetic Chardonnay Colline Teatine Igt - Gradevole acidità, piacevole il lungo finale. Gli facciamo ricoprire il ruolo impegnativo dell’aperitivo che non è bollicina!
- Iskra Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva - Abbinamento di elezione: gli arrosti di carne!
- Castello Di Semivicoli Pecorino Doc - Per caso ci sono ostriche in giro?! Ah, ecco ! Allora l’abbinamento di elezione è alla portata e non ce lo perdiamo! Ma va bene anche su una ben fatta frittura di paranza.


