al Wine Tip
Podere Casanova a Milano: otto annate di Vino Nobile di Montepulciano in verticale
Il Vino Nobile di Montepulciano entra nel cuore di Milano grazie a Podere Casanova, che presenta otto annate in verticale al Wine Tip di via Morbelli. L’evento unisce storia, sostenibilità e gusto, con vini biologici e ecosostenibili
Ci sono vini che sanno di storia, segnano la letteratura, entrano nei dizionari: il vino Nobile di Montepulciano appartiene a questo club esclusivo, e le cantine come “Podere Casanova” scelgono Milano, e precisamente il “Wine Tip” di via Morbelli, per dare un segnale forte al mercato e agli appassionati. Wine Tip è una specie di cassaforte-show room per amanti del vino, collezionisti e ristoratori, che così a Milano trovano uno spazio dedicato dove acquistare, degustare e conservare le migliori e più rare bottiglie, italiane ed estere.
Podere Casanova: tra sostenibilità, innovazione e legame con il territorio
La storia, dicevamo, quella di un’istituzione enologica come questo rosso toscano, Documentata a partire da un atto del 1350 che riporta le clausole per il commercio del vino di Montepulciano, ha il suo terreno fertile nelle vicende personali: ad esempio, quelle dei titolari di “Podere Casanova”, i coniugi Susanna Ponzin e Isidoro Rebatto, una famiglia di imprenditori prestata alla viticoltura. Isidoro e Susanna sono impegnati sin dalla gioventù in imprese legate alla sostenibilità, in particolare attraverso il recupero di centrali idroelettriche dismesse e riattivate per la produzione di energia pulita. La decisione di ridare nuova vita al Podere Casanova nasce da questa visione e dalla seduzione della bellezza, dal piacere del gusto, dall’armonia dei paesaggi. La nuova scommessa è partita circa dieci anni fa, anche per raccontare le unicità e le affinità intercorrenti fra i luoghi d’origine di Susanna e Isidoro, il Veneto, e il territorio toscano: evocate dal brand Casanova, in memoria del celebre avventuriero, agente segreto e letterato Giacomo Girolamo, veneto anche lui.
L'ambiente pedoclimatico, ossia le colline in vista del comune di Montepulciano (Si), è quanto mai favorevole alla formazione di polifenoli e antociani dell’uva, grazie alle rilevanti escursioni termiche che caratterizzano il vigneto, circondato da un fitto bosco ad ovest e dai laghi di Chiusi, Montepulciano e Trasimeno guardando ad est. I terreni, disposti su più versanti, danno origine a cru di gran pregio grazie a matrici diverse: di impasto misto (sabbia, argilla, limo) o di ghiaia-sabbia o ghiaia-argilla.
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Annate a confronto: il Vino Nobile come specchio del vigneto e della vendemmia
«La scelta caratterizzante - racconta Isidoro Rebatto - è stata quella di produrre in modo biologico ed ecosostenibile, un processo di conversione iniziato ufficialmente nel 2021: a parte le questioni di marketing, è stata la naturale applicazione della nostra filosofia di vita, una scelta di responsabilità nei confronti del pianeta e dei luoghi che abitiamo. La verticale del vino Nobile di Montepulciano che offriamo alla stampa è il frutto di queste profonde convinzioni, e spazia dalla vendemmia 2014 fino alla 2021; è chiaro che ogni annata si porta dietro pregi e difetti, perché il vino non manipolato è sempre lo specchio abbastanza fedele di quello che succede nel vigneto. Che, detto per inciso, è sempre più difficile da governare: le colline su cui si trovano i nostri vigneti sono sempre più calde, d’estate, si arriva facilmente a 41 gradi, per cui le piante vengono sottoposte ad uno stress notevole».
Quindi prosegue: «Meno male che il clima risulta fortemente influenzato dai boschi e dai laghi che ci circondano, in modo da garantire quell’escursione termica fra notte e giorno che sa regalare al vino eleganza, complessità aromatica, acidità elevata e quindi longevità. Ed è proprio quest’ultima che potrete apprezzare oggi, ossia quante diverse sfumature il Nobile di Montepulciano possa esibire nel corso degli anni, fino a costituire una sorpresa continua. Nel calice troverete anche la vendemmia 2021, che vi propongo a titolo di esperimento, perché i nostri tempi di affinamento sono molto lunghi, più di quelli già considerevoli imposti a tutti dal disciplinare di produzione: significa che non ci presentiamo al mercato prima di cinque anni dalla vendemmia. Significa anche che la 2021 può aspettare ancora dodici mesi e magari qualcosa in più, essendo ad oggi un po’ irruente e ricca di tannini non perfettamente levigati».
Le varie annate sono passate in rassegna come le modelle sul red carpet, tutte somiglianti e diverse al tempo stesso, rivelatrici di personalità ben precise per chi abbia la pazienza di fermarsi a riflettere, dopo aver assaggiato. La 2016, ad esempio, ci ha stupito per la sua grande complessità, visto che non mancavano i sentori di frutti rossi, che aprivano la strada alla parte balsamica e di seguito alle spezie orientali: il tannino era ancora vivo e vegeto, come pure la freschezza. Più spostata sulla frutta matura e sul calore alcolico la vendemmia 2015, ed è stato proprio il confronto fra più espressioni nobili del Nobile a costituire il cuore dello svago, che in poco più di un’ora ha attraversato otto annate: compresa la 2021, non così acerba come Isidoro l’ha dipinta, ma sicuramente ricca di grandi potenzialità da scoprire, aspettare, pregustare.
Degustazione e abbinamenti: la Toscana a Milano con i piatti di Davide Negri
La performance quasi olimpica, vista l’ambientazione milanese, di Podere Casanova, è proseguita con gli abbinamenti alla cucina da vero ultrà (nel senso di fedeltà alla Toscana) dello chef Davide Negri: e pertanto abbiamo passato in rassegna i crostini con fegatini di pollo al tartufo nero, medaglia d’oro non per l’originalità ma per l’equilibrio tra sensazioni tattili e saline; le pappardelle fresche con ragù di cinghiale al coltello, un vero trionfo di semplicità e ingegno; il peposo toscano con polentina morbida e i cantuccini col passito Igt “Mistico” 2018, mentre le pietanze salate erano abbinati al Rosso Igt Supertuscan “Irripetibile” 2020, al Rosso Igt Supertuscan “Leggenda” 2018 e al Rosso di Montepulciano Doc 2019, servito in apertura con i crostini.
Di quest’ultimo è d’uopo parlare e scrivere, in quanto nessuno dei giornalisti ed esperti presenti all’evento, tutti più o meno cresciuti, educati e navigati “nel” vino, potremmo anche dire immersi, aveva fatto caso all’annata. Intendiamo dire che un prodotto del 2019 raramente presenta una verve così giovanile e frutti rossi vari (ciliegia acerba, lampone, ribes) così presenti ed incisivi, anche grazie a un’armoniosa freschezza.
Una magnifica sorpresa da parte di un vino che in teoria dovrebbe essere il paggio del Nobile Cavaliere di Montepulciano, l’umile damigella da mescita al banco a fronte della maestà del Gran Signore, ed ha invece rivelato una personalità e una gioia di vivere che danno pienamente ragione a tutti gli sforzi progettuali di Isidoro Rebatto e Susanna Ponzin.


