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Pigato: il vino della Liguria che unisce mare, collina e nuove generazioni
Dalle radici antiche al rilancio moderno, il Pigato racconta la Liguria con profumi mediterranei e nuove interpretazioni. Un bianco capace di unire territorio, generazioni e prospettive future
Il Pigato, tra i bianchi liguri quello con maggiore personalità, è stato protagonista della Sagralea, svoltasi a Salea d'Albenga (Sv), che ha riunito i principali produttori. Durante l'evento è stato sottolineato come negli ultimi anni questo vitigno abbia compiuto un notevole salto qualitativo, grazie anche al contributo delle nuove generazioni e a una crescente aggregazione tra aziende. Oggi il comparto può presentarsi sul mercato con circa due milioni e mezzo di bottiglie, un traguardo ben diverso dalle poche migliaia prodotte singolarmente in passato. Il Pigato, inoltre, si presta sempre più all'invecchiamento: circa duemila/duemilacinquecento bottiglie vengono affinate in legno, con passaggi in tonneau e, in alcuni casi, anche in barrique.
Tutto quello che c'è da sapere sul Pigato
I migliori Pigato Riviera Ligure di Ponente Doc nascono nella fascia compresa tra Finale Ligure e Santo Stefano, a cavallo tra le province di Savona e Imperia. I vigneti si trovano solitamente in collina, ad almeno 300 metri di altitudine: una posizione che unisce la vicinanza del mare all'escursione termica notturna, elemento fondamentale per la ricchezza aromatica del vino. Il Pigato si presenta con un colore giallo paglierino che, con l'invecchiamento, vira al dorato. Al naso offre profumi di macchia mediterranea e frutta a polpa gialla; al palato risulta sapido e secco, con un equilibrio armonico dato dalla freschezza fruttata e da un finale piacevolmente mandorlato. Con il tempo sviluppa anche richiami resinati.
Generalmente viene consumato entro i primi tre anni, senza spingerne troppo l'invecchiamento, sebbene alcune riserve vinificate o affinate in legno possano evolvere a lungo con risultati interessanti. La denominazione Riviera Ligure di Ponente Doc, ottenuta nel 1988, prevede almeno il 95% di Pigato e un massimo del 5% di altri vitigni a bacca bianca non aromatici. La vendemmia avviene dopo la metà di settembre. Segue un affinamento di 5-7 mesi in acciaio e almeno 3 mesi in bottiglia. Raggiunta la maturità, le bottiglie vanno conservate in ambienti freschi, asciutti e al buio, per preservare il tipico colore giallo paglierino con riflessi verdolini, i profumi delicati di frutta fresca e fiori bianchi di camomilla e il gusto pieno, fresco e vellutato.
Le origini del vitigno sembrano risalire alla Tessaglia, da dove sarebbe arrivato in Liguria nel Seicento passando per Spagna e Corsica. Un punto di svolta si ebbe nel 1830, quando l'arciprete di Ortovero, Francesco Gagliolo, ne promosse la coltivazione. Il nome deriva dal termine dialettale pigau (“macchiettato”), che richiama le caratteristiche puntinature marroni sugli acini maturi. Il Pigato va servito a una temperatura di 8-10°C, in un calice a tulipano chiuso, ideale per esaltarne i profumi.
Le aziende che hanno partecipato alla Sagralea
Alla Sagralea hanno partecipato numerose aziende, tra cui Cantine Calleri, La Vecchia Cantina, Bio Vio, Colle Sereno, Durin, Enrico Dario, Guidi Fiorenzo, Il Cascin, La Rocca di Perti, Lorenzo Ramò, Società Agricola Mantica, Torre Pernice, Vin du Cicci, Gallizio 1250, Villa Romana e Vite in Riviera.

