Da Tuccino
Il vino rosso con il pesce? La sfida vinta dal Lambrusco in Puglia
Il ristorante Da Tuccino a Polignano a Mare ha ospitato quattro esemplari di pregio del rosso emiliano in abbinamento ai piatti iconici del locale e sfatando gli ingiusti pregiudizi sul Lambrusco
Tra la via Emilia e il West, cantava Francesco Guccini. Che è di Modena. Terra di gente forte e frizzante. Come il lambrusco. Che ha scelto uno dei santuari di Puglia dove il buon cibo è un culto religioso. Senza scomodare i santi, il ristorante Da Tuccino è uno di quei luoghi per indicare il quale basta la parola. Senza aggiunta di aggettivi, di vezzeggiativi, di spiegazioni. Men che meno di didascalie. Un po’ come il lambrusco. Che è come dire vino frizzante, corposo, ricco. Non per niente, a proposito di opulenza, siamo nell’area geografica tra le più ricche (e laboriose) d’Italia. Da Sorbara a Carpi, da Castelvetro a Scandiano e Canossa.
Il Lambrusco con i piatti di Da Tuccino
Il locale di Polignano a Mare governato da Vito Mancini ha dunque ospitato quattro esemplari di pregio del rosso emiliano. “L’Omaggio a Gino Friedmann”, lambrusco di Sorbara Doc prodotto dalla cantina di Carpi e Sorbara, è stato abbinato al carpaccio di scorfano pescato nell’Adriatico e marinato agli agrumi con pepe di Muntok e olio di olive peranzana.
A seguire, un primo che è un must: le orecchiette al nero di seppia con vongole veraci, fiori di zucchina, zucchina alla julienne, gamberi rossi e pomodorino al filo. Avventori e ospiti della splendida terrazza sul mare polignanese hanno gustato il “Vigna del Cristo”, lambrusco di Sorbara Doc, prodotto dalla Cantine Cavicchioli U&F. Il secondo ha definitivamente sconfitto gli scettici dell’opportunità del “rosso sul pesce”: sulla ricciola in guazzetto (con la precisazione che la “seriola dumerili” è stata pescata nell’Adriatico) s’è gustato un “Castlli modenesi”, lambrusco doc Grasparossa di Castelvetro della Caviro. Infine, il dolce. Il tortino di ricotta su coulis di amarene (che ha spinto a parlare di un altro prodotto di punta dell’agro-alimentare emiliano, le ciliegie vignola) è stato abbinato al “Codarossa”, prodotto dalla Albinea Canali sui Colli di Scandiano e Canossa. Un doc che va benissimo anche sulla frutta come sui formaggi come sulle composte.
Il Lambrusco un vino a torto sottovalutato
Insomma, se pure ve ne fosse bisogno, s’è dato un colpo di piccone al pregiudizio che ha spesso accompagnato la presenza del lambrusco sulle carte dei vini. Un retaggio, quasi una mitologia alimentata da chi, soprattutto negli anni Ottanta, ha svenduto il prodotto pur di venderlo, ha detto Lorenzo Ruggeri, giornalista de Il Gambero Rosso.
L’international editor di una delle bibbie del buon bere ha illustrato il caleidoscopio di sapori e colori che caratterizzano “i” lambrusco. Non un solo vino o, peggio ancora, un vino solo, bensì una galleria di opere nate dalla laboriosità dell’uomo e dalla generosità di una terra madre particolarmente armoniosa. Di qui nasce la sfida, quasi una scommessa per portare un vino così sulle tavole dei posti di pesce. Poi, la “lambrusco revolution” ha consentito al vino emiliano di essere imbottigliato quattrocento milioni di volte e di essere uno dei vini più diffusi al mondo.


