Anche in Franciacorta vigneti ko. «No ai bracieri, servono soldi
Le gelate di inizio aprile hanno causato notevoli danni nel bresciano così come in Toscana, Piemonte e Veneto. Previste perdite del 10-20%, ormai non più nuove per via dei repentini cambiamenti climatici
Anche la Franciacorta vinicola come la Toscana, il Veneto, il Piemonte e la Francia è stata duramente colpita dalle improvvise gelate dei giorni scorsi. Una situazione che ha portato alcune regioni a chiedere lo stato di calamità e che anche sulle coline bresciane è drammatica.
No ai bracieri
«Non useremo bracieri e candele come in Borgogna, ma certo la situazione climatica è preoccupante». Silvano Brescianini , presidente del Consorzio vini della Franciacorta, non nasconde i timori dei viticoltori bresciani d'innanzi ai bruschi cambiamenti climatici che rischiano di bruciare le gemme, i germogli delle viti e la prossima fioritura. I repentini abbassamenti della temperatura con gelate notturne improvvise anche di questi giorni (in Francia, hanno raggiunto meno 5 gradi) impensieriscono come già avvenuto alcuni anni or sono. Si rischia di compromettere la produzione, fra il 10 e il 20%. Più che ricorrere a fuochi e bracieri (ricordate il film ''Il profumo del mosto selvatico'' con Giannini, girato in parte in Franciacorta?) servono interventi finanziari a sostegno delle aziende con assicurazioni ad hoc.Difficile insomma prevenire stabilmente i cambiamenti climatici che in Borgogna e a Bordeaux , hanno gelato l'80% delle vigne mettendo seriamente a rischio l'annata. E sempre da Erbusco, Brescianini annuncia l'avvio della campagna per la conquista del mercato cinese.
Le gelate nel resto d'Italia
La situazione gelate nel resto d'Italia. Cominciamo dal Piemonte. L’ondata di gelo artico che nella notte tra il 7 e 8 aprile ha fatto scendere i termometri a minime di 8,5° sottozero nella pianura del Po, in particolare nelle aree del Saluzzese e del Saviglianese in provincia di Cuneo, ha provocato danni significativi ai vigneti del Piemonte. Lo rilevano i tecnici di Confagricoltura, impegnati nei sopralluoghi nelle aree viticole della regione subalpina.«I danni sono fortunatamente localizzati - spiega Ercole Zuccaro, direttore di Confagricoltura Piemonte - ma tali da creare rilevanti ripercussioni economiche sulle imprese colpite».
Complessivamente la superficie danneggiata è di circa 5mila ettari, su un totale di circa 43.714 che è la superficie complessiva del vigneto piemontese, con percentuali di danno che vanno dal 20 fino a oltre il 40%. Colpiti in particolare i giovani impianti: occorrerà attendere ancora una quindicina di giorni per capire se gli innesti potranno riprendere l’attività vegetativa.
Gelate in Piemonte«In provincia di Alessandria - chiarisce il direttore dell’Unione Agricoltori alessandrina Cristina Bagnasco - la zona più colpita è quella dell’Acquese, dove risultano danneggiati circa 800 ettari di vigneti, con perdite di produzione che in alcune aree raggiungono il 40%». Danni elevati ai rimpiazzi di barbatelle nel Monferrato Casalese, dove si spera che le giovani piante possano ricacciare. Qualche segnalazione di danno arriva anche dall’alta val Lemme, mentre nel Tortonese il gelo ha colpito meno, con danni che interessano circa il 5% del potenziale viticolo.
In provincia di Cuneo la situazione è un po’ meno grave: si segnalano alcuni danni nel Roero e nelle zone un po’ più anticipate del Barolo e Barbaresco dove le viti avevano iniziato a vegetare con i primi germogli. Si iniziano a vedere i primi danni che saranno meglio quantificabili nei prossimi giorni. «Stimiamo un danno del 15-20% delle gemme colpite su una superficie di circa 3mila ettari», dichiara Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura Cuneo. Poco colpite le zone del Moscato, il Doglianese e il Monregalese.
«Registriamo anche danni importanti nella zona del Nizza e nelle valli del Belbo e del Tiglione, nelle posizioni più basse», afferma il direttore di Asti Agricoltura Mariagrazia Baravalle. La superficie interessata in provincia di Asti è di circa 4mila ettari, con un danno medio del 35%.
In provincia di Torino si segnalano danni ai vigneti del Pinerolese e in alcune aree del Canavese: si stima un danno medio del 30% su una superficie colpita di circa 200 ettari.
Colpiti alcuni vigneti di nebbiolo, in particolare nella zona di Gattinara. «In provincia di Vercelli - puntualizza il direttore di Confagricoltura Vercelli Biella Fabrizio Filiberti - è stata colpita una superficie di circa 40 ettari, con un danno medio del 30%». Danni anche in provincia di Novara, come precisa il direttore di Confagricoltura Roberto Sonzini. «La superficie vitata interessata, soprattutto Nebbiolo, è di circa 100 ettari con un danno medio del 30%».
Confagricoltura ricorda che in Piemonte sono 13.177 le imprese che coltivano vite. «Una prima stima quantificata in modo ancora molto approssimativo, che potrà ancora essere aggiornata nelle prossime due settimane - dichiara il direttore di Confagricoltura Piemonte Ercole Zuccaro - tenendo presente soltanto il valore dell’uva che non si raccoglierà e il rimpiazzo delle barbatelle di vite, ci porta a quantificare un danno complessivo di circa 18 milioni di euro a prezzi di base».
Veneto, a rischio il Prosecco
La Cia del Veneto lancia invece l’allarme sul Prosecco: «Uno sbalzo di temperatura di oltre 20 gradi nel giro di pochi giorni, una anomalia a cui purtroppo ci dovremo abituare e che porterà gravi conseguenze alle colture agricole». Secondo il presidente Gianmichele Passarini, i cambiamenti climatici mettono sotto stress colture così delicate. «Siamo passati da temperature sopra i 20-25 gradi (prima anomalia) dei giorni scorsi alla gelata dell’altra notte (altra anomalia). Le colture in piena vegetazione e i frutteti in fiori ne subiranno le conseguenze anche se dovremo aspettare alcuni giorni per quantificare i danni. Nella nostra regione a soffrire di più sono state le zone pedemontane, collinare e il Trevigiano. Purtroppo, sono attese ancora alcune notti con temperature rigide: in collina, specialmente nelle aree dove si produce Prosecco, le piante erano attive con germogli vigorosi e il rischio è che possano collassare».
Gelate in VenetoTra le colture a rischio anche i tanti frutteti del Veneto: dai kiwi ai ciliegi del Vicentino. Tra il Padovano e Il Veneziano danni alle colture orticole e agli asparagi. I funzionari Cia stanno seguendo la situazione. «Siamo in contatto con i tecnici di Avepa per monitorare i danni. Ci vorrà qualche giorno per capire se sono irreversibili. Certamente sarebbe una situazione drammatica, in un anno in cui si conta di riprendere con le esportazioni per lasciarsi alle spalle le difficoltà che il comparto ha vissuto durante la pandemia. Per questo - conclude Passarini - stiamo valutando la richiesta dello stato di calamità e di un intervento straordinario della Regione Veneto».
In Toscana chiesto lo stato di calamità
Anche in Toscana la questione è delicata. Una situazione definita «catastrofica», per la quale Confagricoltura chiede a Regione Toscana di «dichiarare lo stato di calamità». La gelata di questa notte, ampiamente annunciata dalle previsioni meteo, ha lasciato strascichi pesanti nella produzione ortofrutticola e vitivinicola in diversi angoli dell’Italia.In particolare, secondo il sindacato, sarebbe stato danneggiato il 50% dei vigneti posti nelle parti inferiori delle colline, specie in quelli in cui il risveglio vegetativo era più evidente.
«Il momento peggiore è stato tra le 3 e le 6 della scorsa notte - evidenzia Francesco Colpizzi, presidente federazione vitivinicola di Confagricoltura Toscana - e nonostante le misure messe in atto dalle aziende, ci sono ingenti danni che quantificheremo nelle prossime ore». Le gelate non hanno risparmiato Montalcino, con effetti in vigna a macchia di leopardo.
«All’alba di quest’oggi - riporta il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci - la temperatura è scesa sotto lo zero ma i danni sono limitati: buona parte delle gemme sono ancora dormienti e per le altre ci affidiamo a una seconda germogliazione. Il danno c’è stato ma la seconda vegetazione rimetterà in parte le cose a posto».
Le gelate in Toscana«Nel frattempo - continua Bindocci - diversi produttori si sono adoperati per scaldare l’aria bruciando grandi rotoli di paglia posizionati nei vigneti. L’obiettivo è generare fumo e calore a bassa altezza bruciando lentamente la paglia bagnata. Il risultato visivo è suggestivo, quello sui vigneti lo si scoprirà tra qualche giorno».
A poche ore dal disastro, con le temperature che sono scese fino a 7 gradi sottozero, il presidente di Confagricoltura Toscana, rivolge un appello alle Istituzioni: «Ad Arezzo è andata persa tutta la produzione frutticola - spiega Marco Neri - nel resto della regione susini e peschi registrano danni ingentissimi. Per gli ortaggi faremo una stima nei prossimi giorni, le premesse sono pessime, ma ci aspettiamo che la Regione dichiari lo stato di calamità».
Aggiunge il presidente della sezione ortofrutta di Confagricoltura Toscana, Antonio Tonioni: «La produzione riprenderà solo nel 2022. Molte aziende sono a rischio chiusura e migliaia di stagionali resteranno senza lavoro. Questa annata non produrrà reddito. Non c’è tempo da perdere, ci aspettiamo risposte dalla politica in tempi brevi. Le aziende hanno spese a cui devono far fronte nell’immediato. Serve una rimodulazione degli impegni bancari, degli oneri fiscali e previdenziali».
Il nuovo marchio cinese
«Abbiamo già ufficialmente registrato il nuovo marchio in Cina, nonché presso l'ufficio doganale cinese a Bruxelles, per garantire che sia incluso nello storico accordo sull' indicazione geografica tra la Cina e l'Unione Europea. Si tratta delle prima azione concreta nella strategia di marketing per il mercato cinese. Alla fine di un lungo processo durato 11 mesi, seguito passo passo da Maurizio Zanella, con ricerche storiche, la parola Franciacorta è stata tradotta in cinese, in 22 modi, poi approfonditi con gli esperti sommelier e media del vino cinesi. Da 22, la selezione è scesa a 4 e alla fine, con una votazione segreta è stato scelto il nome che rappresenterà la Docg in tutto il vasto impero cinese: Fù Qi' Da'».Marchio scelto perchè è generico, di 3 caratteri, ma che racchiude i numeri fortunati cinesi 6 e 8 ,a significare un vino fragrante, raro, speciale, magico, peculiare e squisito. Appena terminato il lookdown, partirà la campagna pubblicitaria informativa per il vasto e ricco mercato cinese con una visione a lungo termine. Perché, come diceva, Mao Tse Tung: Ogni lunga marcia inizia con un piccolo passo.

