Possessione Sparano Capelli. Vini green da oltre un secolo
L’azienda di Bosnasco (Pv) oggi è gestita da Lucia Maggi, quarta generazione di una famiglia che ha iniziato a coltivare 163 anni fa. In vendita un’annata alla volta
La parola d’ordine è naturale. Da sempre. Fin da quando nel 1857, in un lembo di terra agricola sulle colline di Bosnasco, al confine tra le province di Pavia e di Piacenza, prende forma dal bisnonno Pietro la grande tradizione vitivinicola di Possessione Sparano Capelli. Una realtà che accorpa nel bicchiere storia, tradizione e rispetto per l’ambiente. Concetti espressi in ogni sorso del Montecalò, un vino naturale ottenuto da uve Croatina coltivate in un podere addirittura risalente al 1900.

Oggi è gestita da Lucia Maggi, titolare e discendente di una famiglia che ha dedicato alla vigna ben 163 anni di fatica, di paure per un raccolto che non era come ce lo si aspettava ma anche di soddisfazioni per un prodotto di qualità. «La nostra azienda - ci tiene a sottolineare Lucia mentre ci accoglie in cantina - ha carattere artigiano: ogni anno viene posta in commercio una sola annata ad esaurimento, dopo aver proceduto ad una accurata selezione del prodotto».
La famiglia Maggi conduce la cantina da quattro generazioni con amore e passione per la produzione di vini naturali vivi, che profumano di mosto con aromi originali che evolvono nel tempo. «È questa la nostra filosofia aziendale - spiega Lucia Maggi che insieme all’enologo Stefano Torre, segue da vicino la produzione - la Possessione Sparano Capelli del 1857 si estende su un accorpamento unico di 16 ettari di vigneto nella parte sud orientale dell’Oltrepò Pavese. Al centro di questa possessione il caseggiato antico con le cantine e le attrezzature agricole, un tempo di proprietà del conte Sparano Capelli».

Entrando in cantina, caratterizzata da un piccolo e suggestivo “museo” alle pareti e in qualche vetrina con documenti che attestano la storicità del luogo, Lucia ci accoglie con la passione di chi ama questo territorio. Si sofferma su come questi vini nascono già in vigna. «In campagna la cura del vigneto è naturale per lo sfalcio dell’erba, la spollonatura, la potatura e la vendemmia manuali, in base alle fasi lunari. Si impiegano solo zolfo e rame in minime quantità; il concime è naturale secco o derivante dallo stallatico lasciato dalle pecore al pascolo nel periodo invernale», ci spiega senza giri di parole. Per poi entrare nel dettaglio dell’attività in cantina. «Qui il vino prodotto - spiega - è naturale senza l’uso di additivi, si ossigena durante la fermentazione, i rimontaggi e i travasi per coadiuvare il lavoro dei lieviti, la solforosa viene aggiunta al minimo e poi si riduce spontaneamente». Una strategia produttiva che vuole rispettare la materia prima ed il prodotto finale.

«Aggiungo anche che l’imbottigliamento segue le fasi lunari, i tagli dei vini vengono eseguiti prima della luna di pasqua dopo la quale si possono degustare e acquistare i nuovi prodotti», aggiunge Lucia. E la produzione? Così Lucia Maggi: «Coltiviamo 6 tipologie di uve: Croatina, Barbera, Pinot Nero, Pinot Grigio, Riesling e Malvasia, con cui realizziamo tutti i nostri vini in maniera naturale. Le rese vanno dal 50% al 70%, perciò i vigneti ci danno poca uva, ma di qualità superiore ai metodi tradizionali di coltivazione. Le micro filtrazioni sono solo per i vini dolci. In cantina non usiamo chiarificare, facciamo solo travasi, seguendo i cicli lunari. Il maggior vantaggio di questa filosofia di coltivazione e vinificazione sta nell'ottenere dei vini genuini che sanno ancora di mosto e che, alcol a parte, se bevuti con moderazione, non incidono sulla salute del consumatore».
In azienda è organizzata una sala degustazione dove il vino viene offerto al visitatore insieme alle istruzioni per apprezzarlo nella maniera più adeguata. «Sono convinta - spiega Lucia - che oggi l’enoturismo rappresenta per noi imprenditori agricoli del vino un motivo di guadagno in più. Proprio per questo l’accoglienza rappresenta un valore aggiunto per la nostra attività, è importante far capire all’ospite come nasce il vino che sta bevendo. L’Oltrepò Pavese in questo settore deve ancora fare passi avanti. Gli manca una cabina di regia che contempli tutti gli attori: dai produttori ai ristoratori, da chi fa ricettività alla politica che deve essere in grado di ascoltare e trovare i necessari finanziamenti. Insomma, questa cabina deve dettare la strategia che nasce dalle esigenze di tutti coloro che gravitano in questo mondo. Sono convinta che l’Oltrepò ha delle grandi potenzialità, me ne accorgo anche dai commenti dei visitatori che arrivano in cantina e rimangono stupiti del territorio. Allora cosa aspettiamo a mettere in moto una strategia comune?».

Inoltre, l’azienda agricola aderisce al programma di GreenStop24, un circuito di aree di sosta gratuite presso le aziende agricole. Offre 3 aree di sosta per 24 ore tutto l'anno tranne nel periodo della vendemmia. «Poi organizziamo eventi in cantina, degustazioni, tour per winelovers perché crediamo in questo modo di far viticoltura», spiega Lucia prima di soffermarsi sulle difficoltà del periodo causate dalla pandemia Covid. «Abbiamo stravolto il nostro modo di vendere - spiega - e questo ci ha permesso di rimanere a galla. Il Covid non è solo un grande problema sanitario, ma anche economico: sono saltate fiere e mercati e abbiamo dovuto puntare sulla consegna a domicilio che ci ha garantito una boccata d’ossigeno in un periodo così complicato».
Lasciate da parte le tematiche di carattere generale, Lucia ci accompagna nella degustazione. La produzione prevede due linee: la Linea Coccinella, quella più “tradizionale”, legata alla storia e alla coltivazione sostenibile della vigna. E la Linea Oro che esprime tutta la qualità dei vitigni. «In questo caso mi riferisco - spiega Lucia Maggi - a vini rappresentativi del territorio da cui nascono, con oltre 100 anni di storia, con basse rese, prodotti al 100% dalla vendemmia delle loro uve, nel rispetto della natura in tutti i parametri di vinificazione. Ad esempio il Montecalò è un vino naturale ottenuto da uve Croatina coltivate in un podere del 1900, completamente lavorato a mano. Colore rosso carico, aromi intensi, gusto pieno e suadente. Produzione molto limitata. Sedimenti naturali, senza trattamento di filtrazione o chiarifica».
Seduti in foresteria, Lucia ci fa degustare tre prodotti diversi. Partiamo da Superbino, un Riesling italico realizzato con uve selezionate. Si tratta di un bianco semplice, ben curato che stupisce al palato per intensità, espressione dell’età matura del vigneto. Nel bicchiere si presenta giallo dorato, portato al naso esprime profumi intensi e note ben evidenti di pera e pesca. Al palato è un vino equilibrato, sapido e caratterizzato da una spiccata acidità. Piacevoli i sentori, seppur non marcati, di minerale ed una punta di idrocarburo. «Durante la pressatura soffice - spiega Lucia Maggi - il colore e l’aromaticità delle sue uve vengono trasmessi al mosto con forza, in maniera istantanea senza necessità di macerazione. Il vino matura in vasche di vetroresina con alcuni travasi e affina in bottiglia dalla primavera. È naturale non filtrato, non chiarificato». Ideale a tutto pasto, ideale con risotti con verdure. Continuiamo la degustazione assaggiando una piacevole novità: il Legrì, un elegante Pinot Grigio. Un prodotto con grandi potenzialità, che entusiasma sia al naso ma anche al palato. Si presenta di un giallo brillante caratterizzato da un’unghia ambrata. Al naso è preciso, poche sbavature, emergono sentori di mela verde, pera e sul finire un delicato pizzicore di lime. All’assaggio è ampio, avvolgente: ci aspettiamo queste caratteristiche da questo vino. Ha una chiusura minerale che riempie la bocca. Un prodotto da degustare con piatti di pesce già strutturati, caratterizzati da intingoli come, per esempio, un brodetto oppure una pasta allo scoglio.
Chiudiamo la degustazione con il SanPè della linea Oro. Una Croatina in purezza, proveniente da un lembo di terra della parte alta della collina, soleggiato, che il rogito notarile del 1857 dell’azienda descriveva con questo nome cioè San Pietro. «Difatti - ci spiega Lucia mentre ce lo versa - il vino possiede la forza e l’audacia del Santo, ma anche la sua generosità ed eleganza, da primo della classe. In produzione limitata, senza alcun trattamento per non alterare il suo carattere genuino, è un rosso dalla grande personalità: per esempio la vendemmia 2017 ha prodotto un 16% di volume alcolico».
Un vino corposo, di colore carico e con una struttura evidente sia al naso, sia al palato. È caldo nel gusto e nei profumi, sono evidenti note marmellatose di mirtilli e lamponi. Presenta dei residui che dimostrano la naturalezza del vino. Ovviamente un vino di questa caratura si abbina a piatti di carne stufata e cacciagione oppure può essere degustato anche fuori dai pasti in momenti di “meditazione”.

Stefano Torre e Lucia Maggi
Oggi è gestita da Lucia Maggi, titolare e discendente di una famiglia che ha dedicato alla vigna ben 163 anni di fatica, di paure per un raccolto che non era come ce lo si aspettava ma anche di soddisfazioni per un prodotto di qualità. «La nostra azienda - ci tiene a sottolineare Lucia mentre ci accoglie in cantina - ha carattere artigiano: ogni anno viene posta in commercio una sola annata ad esaurimento, dopo aver proceduto ad una accurata selezione del prodotto».
La famiglia Maggi conduce la cantina da quattro generazioni con amore e passione per la produzione di vini naturali vivi, che profumano di mosto con aromi originali che evolvono nel tempo. «È questa la nostra filosofia aziendale - spiega Lucia Maggi che insieme all’enologo Stefano Torre, segue da vicino la produzione - la Possessione Sparano Capelli del 1857 si estende su un accorpamento unico di 16 ettari di vigneto nella parte sud orientale dell’Oltrepò Pavese. Al centro di questa possessione il caseggiato antico con le cantine e le attrezzature agricole, un tempo di proprietà del conte Sparano Capelli».

I vigneti e al raccolta
Entrando in cantina, caratterizzata da un piccolo e suggestivo “museo” alle pareti e in qualche vetrina con documenti che attestano la storicità del luogo, Lucia ci accoglie con la passione di chi ama questo territorio. Si sofferma su come questi vini nascono già in vigna. «In campagna la cura del vigneto è naturale per lo sfalcio dell’erba, la spollonatura, la potatura e la vendemmia manuali, in base alle fasi lunari. Si impiegano solo zolfo e rame in minime quantità; il concime è naturale secco o derivante dallo stallatico lasciato dalle pecore al pascolo nel periodo invernale», ci spiega senza giri di parole. Per poi entrare nel dettaglio dell’attività in cantina. «Qui il vino prodotto - spiega - è naturale senza l’uso di additivi, si ossigena durante la fermentazione, i rimontaggi e i travasi per coadiuvare il lavoro dei lieviti, la solforosa viene aggiunta al minimo e poi si riduce spontaneamente». Una strategia produttiva che vuole rispettare la materia prima ed il prodotto finale.

Le colline dell'Oltrepò
«Aggiungo anche che l’imbottigliamento segue le fasi lunari, i tagli dei vini vengono eseguiti prima della luna di pasqua dopo la quale si possono degustare e acquistare i nuovi prodotti», aggiunge Lucia. E la produzione? Così Lucia Maggi: «Coltiviamo 6 tipologie di uve: Croatina, Barbera, Pinot Nero, Pinot Grigio, Riesling e Malvasia, con cui realizziamo tutti i nostri vini in maniera naturale. Le rese vanno dal 50% al 70%, perciò i vigneti ci danno poca uva, ma di qualità superiore ai metodi tradizionali di coltivazione. Le micro filtrazioni sono solo per i vini dolci. In cantina non usiamo chiarificare, facciamo solo travasi, seguendo i cicli lunari. Il maggior vantaggio di questa filosofia di coltivazione e vinificazione sta nell'ottenere dei vini genuini che sanno ancora di mosto e che, alcol a parte, se bevuti con moderazione, non incidono sulla salute del consumatore».
In azienda è organizzata una sala degustazione dove il vino viene offerto al visitatore insieme alle istruzioni per apprezzarlo nella maniera più adeguata. «Sono convinta - spiega Lucia - che oggi l’enoturismo rappresenta per noi imprenditori agricoli del vino un motivo di guadagno in più. Proprio per questo l’accoglienza rappresenta un valore aggiunto per la nostra attività, è importante far capire all’ospite come nasce il vino che sta bevendo. L’Oltrepò Pavese in questo settore deve ancora fare passi avanti. Gli manca una cabina di regia che contempli tutti gli attori: dai produttori ai ristoratori, da chi fa ricettività alla politica che deve essere in grado di ascoltare e trovare i necessari finanziamenti. Insomma, questa cabina deve dettare la strategia che nasce dalle esigenze di tutti coloro che gravitano in questo mondo. Sono convinta che l’Oltrepò ha delle grandi potenzialità, me ne accorgo anche dai commenti dei visitatori che arrivano in cantina e rimangono stupiti del territorio. Allora cosa aspettiamo a mettere in moto una strategia comune?».

Tre etichette della cantina
Inoltre, l’azienda agricola aderisce al programma di GreenStop24, un circuito di aree di sosta gratuite presso le aziende agricole. Offre 3 aree di sosta per 24 ore tutto l'anno tranne nel periodo della vendemmia. «Poi organizziamo eventi in cantina, degustazioni, tour per winelovers perché crediamo in questo modo di far viticoltura», spiega Lucia prima di soffermarsi sulle difficoltà del periodo causate dalla pandemia Covid. «Abbiamo stravolto il nostro modo di vendere - spiega - e questo ci ha permesso di rimanere a galla. Il Covid non è solo un grande problema sanitario, ma anche economico: sono saltate fiere e mercati e abbiamo dovuto puntare sulla consegna a domicilio che ci ha garantito una boccata d’ossigeno in un periodo così complicato».
Lasciate da parte le tematiche di carattere generale, Lucia ci accompagna nella degustazione. La produzione prevede due linee: la Linea Coccinella, quella più “tradizionale”, legata alla storia e alla coltivazione sostenibile della vigna. E la Linea Oro che esprime tutta la qualità dei vitigni. «In questo caso mi riferisco - spiega Lucia Maggi - a vini rappresentativi del territorio da cui nascono, con oltre 100 anni di storia, con basse rese, prodotti al 100% dalla vendemmia delle loro uve, nel rispetto della natura in tutti i parametri di vinificazione. Ad esempio il Montecalò è un vino naturale ottenuto da uve Croatina coltivate in un podere del 1900, completamente lavorato a mano. Colore rosso carico, aromi intensi, gusto pieno e suadente. Produzione molto limitata. Sedimenti naturali, senza trattamento di filtrazione o chiarifica».
Seduti in foresteria, Lucia ci fa degustare tre prodotti diversi. Partiamo da Superbino, un Riesling italico realizzato con uve selezionate. Si tratta di un bianco semplice, ben curato che stupisce al palato per intensità, espressione dell’età matura del vigneto. Nel bicchiere si presenta giallo dorato, portato al naso esprime profumi intensi e note ben evidenti di pera e pesca. Al palato è un vino equilibrato, sapido e caratterizzato da una spiccata acidità. Piacevoli i sentori, seppur non marcati, di minerale ed una punta di idrocarburo. «Durante la pressatura soffice - spiega Lucia Maggi - il colore e l’aromaticità delle sue uve vengono trasmessi al mosto con forza, in maniera istantanea senza necessità di macerazione. Il vino matura in vasche di vetroresina con alcuni travasi e affina in bottiglia dalla primavera. È naturale non filtrato, non chiarificato». Ideale a tutto pasto, ideale con risotti con verdure. Continuiamo la degustazione assaggiando una piacevole novità: il Legrì, un elegante Pinot Grigio. Un prodotto con grandi potenzialità, che entusiasma sia al naso ma anche al palato. Si presenta di un giallo brillante caratterizzato da un’unghia ambrata. Al naso è preciso, poche sbavature, emergono sentori di mela verde, pera e sul finire un delicato pizzicore di lime. All’assaggio è ampio, avvolgente: ci aspettiamo queste caratteristiche da questo vino. Ha una chiusura minerale che riempie la bocca. Un prodotto da degustare con piatti di pesce già strutturati, caratterizzati da intingoli come, per esempio, un brodetto oppure una pasta allo scoglio.
Chiudiamo la degustazione con il SanPè della linea Oro. Una Croatina in purezza, proveniente da un lembo di terra della parte alta della collina, soleggiato, che il rogito notarile del 1857 dell’azienda descriveva con questo nome cioè San Pietro. «Difatti - ci spiega Lucia mentre ce lo versa - il vino possiede la forza e l’audacia del Santo, ma anche la sua generosità ed eleganza, da primo della classe. In produzione limitata, senza alcun trattamento per non alterare il suo carattere genuino, è un rosso dalla grande personalità: per esempio la vendemmia 2017 ha prodotto un 16% di volume alcolico».
Un vino corposo, di colore carico e con una struttura evidente sia al naso, sia al palato. È caldo nel gusto e nei profumi, sono evidenti note marmellatose di mirtilli e lamponi. Presenta dei residui che dimostrano la naturalezza del vino. Ovviamente un vino di questa caratura si abbina a piatti di carne stufata e cacciagione oppure può essere degustato anche fuori dai pasti in momenti di “meditazione”.


