Accattivante già il nome, 23 settembre, non solo celebra la data di nascita del suo “papà”, il Conte Onofrio Spagnoletti Zeuli, al timone della cantina incastonata nel cuore delle campagne pugliesi dove la viticoltura si tramanda dal ‘600. Ma il 23 Settembre segna un importante punto di svolta per il Nero di Troia, Castel del Monte Doc, autoctono della zona che si tra snoda tra Andria, Trani, Canosa di Puglia e Barletta, che la leggenda attribuisce a Diomede giunto da Troia.

Le botti della cantina pugliese (Con 23 Settembre, il Nero di Troia Castel del Monte Doc si riscatta)
Le botti della cantina pugliese

«Il 23 è un numero - ironizza il Conte Spagnoletti Zeuli - che mi piace molto. È il giorno di San Pio, ma è anche il giorno del mio compleanno. Per una volta con un pizzico di orgoglio, ho voluto fare qualcosa che mi riguardasse. Del resto mi piace il mio segno zodiacale, la Bilancia, che rispecchia il mio carattere, il mio temperamento, la mia vita. Tuttavia questo vino vuole riscattare il Nero di Troia e dimostrare che è un vino longevo ed elegante, espressione del temperamento di un terroir che merita la sua rivincita».

Onofrio Spagnoletti Zeuli, Giuseppe Baldassarre (Ais Puglia) e Leonardo Pinto (Con 23 Settembre, il Nero di Troia Castel del Monte Doc si riscatta)
Onofrio Spagnoletti Zeuli, Giuseppe Baldassarre (Ais Puglia) e Leonardo Pinto

Prodotto con uve Nero di Troia ad acino piccolo in purezza secondo l’interpretazione personale del Conte Spagnoletti Zeuli, il 23 Settembre è l’unione tra tradizione e innovazione, è il frutto di una vendemmia tardiva, in grado di rendere giustizia all’autoctono, che trova il suo perfetto equilibrio, il suo riscatto all’olfatto, quanto al palato. È elegante e nobile perfino nelle origini, che affondano le sue radici nei terreni che circondano Castel del Monte, da cui nasce la Doc, il maestoso maniero ottagonale che domina la località di Andria. Eretto nel XIII secolo da Federico II di Svevia e retto nel ’600 proprio da Sebastiano Spagnoletti, antenato del Conte Onofrio, che ne fu l’ultimo castellano.

«È un’uva che - conferma l’enologo della Cantina, Leonardo Pinto - viene allevata su viti a spalliera di oltre 20 anni, raggiunge una maturazione perfetta con dei frutti integri ed asciutti. Infatti dopo aver raggiunto la maturazione, nella prima decade di ottobre, i grappoli subiscono la torsione del peduncolo, senza che questi si stacchino dalla pianta. L’uva poi viene lasciata ancora per qualche giorno attaccata al ramo. Così facendo si toglie agli acini la possibilità di continuare a nutrirsi e crescere, costringendoli ad un appassimento causato dall’arsura del sole e dell’aria. Appassendo il chicco concentrerà zuccheri e sostanze aromatiche dando vita ad un vino da meditazione».

Il 23 Settembre Castel del Monte Doc può essere abbinato con carni rosse intense e succulenti, primi piatti con sughi decisi e leggermente speziati, formaggi e salumi saporiti. Insomma con il meglio della cucina pugliese, ma non solo.

Ad arricchire la nobile Cantina pugliese anche altri vitigni autoctoni, come il Bombino Nero, l’Aglianico e il Fiano di Puglia, che discende direttamente da Federico II di Svevia. A caratterizzare inoltre la produzione dell’azienda agricola pugliese c’è anche l’olio. Anzi l’olio rappresenta il primo amore del Conte, che si esprime con la produzione rigorosamente biologica di olio extravergine di oliva Dop Terra di Bari Castel del Monte, monocultivar di Coratina, che stupisce per il carattere e la grinta, mai aggressive al palato, che lo rendono adatto ad esaltare i sapori dei cibi della terra.