È la storia di due donne manager, giramondo, che una volta tornate al paese d’origine hanno riscoperto i profumi del vino di papà Enzo e di nonno Guglielmo che hanno riacceso la scintilla nei loro cuori. Quella necessaria ispirazione che ha portato Elisa e Silvia Piaggi a riprendere in mano il loro passato famigliare tramutandolo in un’attività.

È nata così Lefiole Vini, azienda agricola di Montalto Pavese che oggi, a distanza di quasi quattro anni dalla nascita, comincia a regalare alle due intraprendenti imprenditrici le tante aspirate soddisfazioni. A tal punto che, in un periodo così complicato, causato da una pandemia che ha messo in ginocchio il mercato, non si sono perse d’animo ma hanno deciso di presentare nel 2020 un nuovo vino.

Elisa e Silvia Piaggi - Crisi del vino? Lefiole rilancia Ecco Isabèl, bollicina di qualità
Elisa e Silvia Piaggi

La nuova etichetta si chiama Isabèl, Metodo Classico Brut
Si tratta di Isabèl, un Metodo Classico Brut, un’edizione limitata che ha portato l’azienda ad inserirsi nel mercato delle bollicine di qualità. «In questo momento così critico - spiega Elisa Piaggi - siamo partite con una nuova etichetta perché vogliamo comunque guardare avanti. Abbiamo messo sul mercato un Metodo Classico elegante, un Brut che abbiamo dedicato ad Isabèl, figlia di mia sorella nata nel 2017, annata del millesimo della vendemmia che ci ha regalato l’uva per iniziare questa nuova avventura».

«Abbiamo prodotto solo 252 bottiglie, numerate a mano, andate completamente a ruba: una scommessa che possiamo dire di aver vinto. Questo è solo l’inizio di un percorso che intendiamo perfezionare e su cui vogliamo lavorare in vigna, in cantina e nella comunicazione». La voglia di guardare avanti e di investire, nonostante l’emergenza, ha portato le due sorelle a perfezionare un altro prodotto, pronto ad uscire nel 2021.

Progetti già per il 2021, sarò un Pinot Nero la new entry
«Si tratta di una riserva di Pinot Nero vinificato in rosso, annata 2019 - ci spiega con soddisfazione Silvia - a gennaio effettueremo i primi assaggi, esattamente ad un anno da quando è stato messo in barrique francesi rigenerate. L’uva, interamente raccolta a mano, arriva dalla vigna di Pinot Nero più vecchia della nostra proprietà, ha circa trent’anni. Sarà nostra premura, insieme all’enologo, trovare il giusto equilibrio tra il legno ed il prodotto, non ci piacciono vini con sentori di legno troppo invadenti».

Insomma, due progetti ambiziosi, da sviluppare ulteriormente (è intenzione della realtà vitivinicola ampliare la produzione di Metodo Classico fino a 600 bottiglie) che dimostrano come l’azienda Lefiole Vini viaggia su di un binario ben delineato. Questa è l’attualità. La storia di Elisa e Silvia è altrettanto dinamica quanto la crescita dell’azienda. Due giovani ragazze che, per farsi la loro carriera, decidono di mollare tutto, approdando a Milano e all’estero, sicuramente luoghi più attraenti per quanto riguarda le opportunità lavorative. Poi, in un giorno d’estate del 2016, affiorano i ricordi di famiglia.

Isabèl - Crisi del vino? Lefiole rilancia Ecco Isabèl, bollicina di qualità
Isabèl

Una storia iniziata scovando un tesoro nascosto
«Proprio così – ci spiega Silvia Piaggi - una domenica di luglio, siamo state alla vecchia cascina di nonno Guglielmo. Ogni volta che tornavamo a Montalto Pavese, dove vivono mamma e papà, non perdavamo l’occasione per andarci e curiosare fra gli oggetti appartenuti al nonno. Farlo ci faceva rivivere la sua vita, una vita dedicata alle vigne e all’uva, che Guglielmo coltivava per conferire alle cantine sociali della zona. Lo stesso mestiere che continua a fare papà, con dedizione e amore per queste terre, che sono le nostre terre».

«Quella domenica di luglio, nella cascina del nonno, abbiamo trovato una chiave. Quella chiave apriva un baule. Insieme a vecchie lettere, documenti e fotografie, abbiamo trovato due bottiglie di vino avvolte nella carta velina. Due bottiglie di rosso del Boschetto, una piccola riserva che nonno e papà producevano per sé e per gli amici più cari, di due annate tutt’altro che casuali, 1978 e 1982. Non ci potevamo credere: nonno Guglielmo e papà Enzo avevano custodito una bottiglia del loro vino preferito per ciascuno dei nostri anni di nascita».

È bastata quella chiave a riaprire l’angolo dei ricordi nei loro cuori. E sempre quella chiave è servita per accendere il motore della nuova avventura. «Abbiamo subito creato due vini - spiega Silvia - lo abbiamo fatto con le uve che papà continua a coltivare e raccogliere, stagione dopo stagione, nei nostri 12 ettari di vigneto. Sono un pinot grigio e un pinot nero: Elivià e Alené, nomi di fantasia che nascono dalla fusione dei nostri nomi e da quella dei nomi dei nostri genitori, Angela ed Enzo. Ci ha aiutato l’enologo Guido Beltrami, a cui abbiamo chiesto di coniugare l’esperienza del passato con le tecniche produttive moderne per ottenere dei vini che rispecchiassero al meglio le caratteristiche del territorio e la nostra personalità».

Filosofia d'azienda: ogni bicchiere contiene una storia
Il tocco femminile è evidente, anche nella comunicazione del prodotto. «Crediamo fortemente - spiegano all’unisono le due sorelle Piaggi - che il vino debba essere bevuto ma anche vissuto. Nel senso che dietro ad un bicchiere c’è una storia ed un territorio. Con questo spirito nascono tutte le nostre iniziative legate all’enoturismo perché crediamo fortemente nel coinvolgimento dei winelovers che portiamo sul territorio a degustare non solo i nostri prodotti ma anche le tante eccellenze gastronomiche oltrepadane».

«Nel periodo estivo abbiamo intensificato questa attività perché ci siamo resi conto che l’Oltrepò è diventata una terra attrattiva, l’interesse verso le nostre colline è cresciuto. Non facciamoci sfuggire questa occasione e, quando la pandemia ce lo permetterà, l’Oltrepò dovrà investire su di un progetto di promozione univoco. In questo percorso l’impegno dei produttori dovrà essere massimo, ma anche le istituzioni dovranno fare la loro parte».

Tanta tecnologia in vendita e promozione
La dinamicità dell’azienda Lefiole Vini (il nome è una una tipica espressione affettuosa che nella lingua oltrepadana indica le ragazze) è inoltre dimostrata dalla scelta di utilizzare la tecnologia blockchain, che consente ai consumatori di scoprire nel dettaglio la storia e le fasi di produzione dei vini tramite un semplice QR code ideato dalla startup svizzera QualityChain. Come funziona? Un Qr code a forma di calice, apposto su un cartoncino appeso alla bottiglia, permette a chiunque di entrare nel mondo della cantina Lefiole, e di scoprirlo tramite foto, video e un dettagliato racconto di ciascuna fase di produzione del vino. Ogni dettaglio è infine certificato tramite la tecnologia blockchain, che rende le informazioni sicure, indelebili e sempre verificabili dal consumatore.

Elivià e Alene - Crisi del vino? Lefiole rilancia Ecco Isabèl, bollicina di qualità
Elivià e Alene

«Mi ha subito affascinato l'idea di rendere indelebile la storia dei nostri vini - dice Silvia Piaggi  - Raccontare in modo trasparente il processo di produzione di un prodotto avvicina maggiormente il consumatore non solo al prodotto stesso ma anche al produttore e al territorio in cui è realizzato. Sarà semplice per chiunque conoscere i dettagli dei nostri vini e poterli apprezzare ancora di più».

Isabèl in degustazione: spiccano ananas e albicocca
La nostra degustazione in cantina comincia con il nuovo arrivato. Ovvero Isabèl, Pinot Nero Metodo Classico Brut. Dopo una pressatura soffice delle uve, la vinificazione avviene con fermentazione di circa 15-20 giorni con temperature di fermentazione di 18-20°C e un successivo affinamento sulle fecce fini di circa 45 giorni. In primavera i vini base vengono “tirati” in bottiglia per eseguire la rifermentazione e poi sostano in affinamento sui lieviti per almeno 24 mesi prima della sboccatura e dell’aggiunta della personalissima liquer d’expédition, caratterizzata da dosaggi zuccherini molto bassi. Nel bicchiere è giallo paglierino, con perlage fine e durevole.

Vario il bouquet al naso, aperto da richiami floreali al glicine, seguiti da piacevoli ricordi di ananas, di albicocca. Non mancano ovviamente le preziose note di pasticceria, di lievito, di crosta di pane, emerge una punta di vaniglia. Il palato è molto simile all’olfatto, è fresco e sapido, armonico. Ottimo in abbinamento a preparazioni a base di pesce, si sposa bene anche con i crostacei. Piacevole anche a tutto pasto.

Elivià è pienezza e morbidità
A seguire ci è stato servito Elivià, un Pinot Grigio in purezza. Nel bicchiere si esprime con un giallo paglierino. Un bel bouquet di note emerge dal bicchiere: sentori che ricordano il pompelmo, il melone bianco, affiancate da aromi floreali da campo. Al palato è piacevolmente, pieno e morbido, fresco ed appagante. Buona la persistenza dove prevale una nota fruttata. Bevibile come come aperitivo, oppure si abbina bene anche a risotti e primi a base di verdure.

Alenè: ecco lamponi e frutti di bosco
Chiudiamo la degustazione con un prodotto che ci ha colpito. É l’Alenè, un Pinot Nero in purezza, vinificato in rosso. «La vinificazione - ci tiene a spiegare Elisa Piaggi - avviene con fermentazione di circa 10-14 giorni con temperature gradualmente più elevate verso la fine degli zuccheri, e con rimontaggi giornalieri via via di minor durata per massimizzare l’estrazione dei tannini più fini».

Bello il colore, un rosso rubino limpido con sfumature granato. Il naso è tipico e varietale, caratterizzato da sentori floreali di viola e da ricordi fruttati di lamponi e di frutti di bosco in genere. Piacevole la spezia che emerge roteando il vino nel bicchiere. In bocca è pieno e strutturato, di buona lunghezza in persistenza. Ideale da accostare a preparazioni con carni o selvaggina oppure con formaggi semi stagionati.