C'era tutto l'orgoglio del vino italiano sulla terrazza dell'Associazione Civita, a piazza Venezia, alla premiazione delle etichette italiane che avevano conquistato l'oro e l'argento alla 27ª edizione del Concours Mondial de Bruxelles, la grande kermesse internazionale dedicata alle eccellenze vinicole del mondo, andata in scena a Brno, nella Republica Ceca (4-6 settembre). Più che la cerimonia conclusiva di un grande evento del vino, la consegna degli attestati ha avuto un significato speciale in quest'anno segnato dalla pandemia che ha colpito fortemente il mondo del vino in un Paese come l'Italia che ne produce e ne esporta più di tutti gli altri.

La premiazione - Concours Mondial de Bruxelles Premio al coraggio delle cantine
La premiazione

I produttori hanno dovuto affrontare il blocco delle vendite, il problema delle giacenze e nello stesso tempo affrontare le operazioni per continuare a produrre perché la terra e le stagioni non conoscono soste. E forse è proprio questo che li ha aiutati ad andare avanti, a progettare. Un significato condiviso anche dal presidente del concorso Baudouin Havaux che dopo aver deciso un primo rinvio della competizione la confermò per i primi di settembre proprio per dare un segnale positivo alle aziende in sofferenza per le conseguenze della pandemia.

«Favorire la visibilità delle eccellenze vinicole dei Paesi aderenti, Italia in primis, è un compito importante che ci rende orgogliosi - ha detto il direttore Thomas Costenoble - soprattutto alla luce del difficile momento storico che sta condizionando pesantemente l’export e i consumi. Promozione e conoscenza sono da sempre le parole chiave del nostro prestigioso concorso che quest’anno, pur svolgendosi in condizioni assolutamente inedite per via dell’emergenza sanitaria e con la presenza quindi di degustatori provenienti esclusivamente dai paesi europei, ha comunque garantito alti standard organizzativi e qualitativi e, soprattutto, ha tenuto fede agli intenti storici di fare da cassa di risonanza dei vini premiati a livello mondiale, di tracciare i nuovi trend e di creare momenti d’incontro decisivi per offrire ai produttori aderenti alla nostra rete nuove opportunità commerciali. Senza dimenticare il valore determinante che le medaglie del Concours Mondial de Bruxelles rivestono agli occhi dei consumatori e dunque a livello di acquisti».

Sono state 363 le medaglie assegnate a vini italiani (contro i 1.307 campioni inviati), mentre la Francia è stata la prima con 570 e la Spagna con 495. In totale sono state 8.500 le etichette di 46 Paesi sottoposte al giudizio. L’Italia che aveva inviato 1.307 campioni ha ottenuto in totale 363 medaglie suddivise in 14 Gran Medaglie d'Oro, 111 Oro e 238 Argento. Le 14 Gran Medaglie d'Oro nazionali sono andate a Toscana (3) Veneto (3), Sicilia (2) Lombardia (2) e una ad Abruzzo, Trentino Alto Adige, Sardegna e Campania. Le etichette “Rivelazione”, riconoscimento assegnato a vini che hanno raggiunto il più alto punteggio in sette diverse categorie, sono state il Vin Santo Occhio di Pernice Riserva 2012 di Fattoria La Vialla, dal Chianti Classico, premiato come “Rivelazione internazionale vino dolce”, e il Colli Euganei Ottomano Rosso Riserva 2016 di Montegrande Cristofanon come “Rivelazione Italia”.

Risultati che dimostrano, tra conferme e sorprese, il ruolo da protagonista delle nostre cantine in questa storica competizione enologica internazionale e itinerante, ma anche l’indiscussa qualità del made in Italy enoico e il suo fascino, basato sulla spiccata identità del vino e sul forte legame con il territorio di produzione. La premiazione è stata preceduta da una degustazione alla presenza dei produttori delle etichette premiate. Molti i calici ai banchi d'assaggio per scoprire il segreto di un'affermazione tanto prestigiosa ma soprattutto per conoscere le storie aziendali, quelle delle persone che il vino lo fanno.

C'era l'azienda piemontese Teo Costa di Castellinaldo d'Alba, nel Roero, quasi iscritta all'albo d'oro de Concours perché premiata in altre edizioni. A rappresentare l'azienda e soprattutto il patriarca Antonio Costa che con la sua esperienza di una sessantina di vendemmia gestisce ancora la parte agronomica dei vigneti. «Nonostante i suoi 80 anni oggi è a Barolo alla guida di 20 uomini vendemmiare il Nebbiolo», racconta il figlio Roberto impegnato nella gestione con il fratello Marco e che è venuto a Roma a ritirare l'argento ottenuto con il Barbaresco “Lancaia” e l'oro per il Nebbiolo d’Alba “Ligabue”. Non è un caso che il pittore naif sia raffigurato sull'etichetta: la mamma si chiamava Costa, segnale di una lontana parentela con i vignaioli che ottennero di usare usare le immagini di alcuni suoi dipinti sulle loro etichette. Così, l’autoritratto di Ligabue venne abbinato al Nebbiolo d’Alba e da quel momento quel vino è per tutti “Ligabue”».

Antonio Costa - Concours Mondial de Bruxelles Premio al coraggio delle cantine
Antonio Costa

Non nasconde la soddisfazione: «Un riconoscimento importante, abbiamo partecipato altre volte ma questo per il Ligabue è il primo oro». Oggi l'azienda conta 90 ettari vitati con vari cru dislocati sia in Roero che in Langa. Un'azienda familiare storica ma che guarda al futuro con nuove acquisizioni come l'ultima, 45 ettari nella Langa astigiana monferrina e con un giovanissimo Costa, figlio di Roberto, che sta ultimando la scuola enologica di Alba. La produzione pre Covid era di 850mila bottiglie. «Purtroppo come tutti ci siamo dovuti fermare, mancava la mano d'opera e il mercato era del tutto fermo. Ora va meglio, da luglio siamo riusciti a riportare il fatturato al livello di prima perché abbiamo molti clienti privati e la Gdo, che ha visto i consumi aumentati. Ma la nostra forza rimane l'unità della famiglia».

Clara Bianchi - Concours Mondial de Bruxelles Premio al coraggio delle cantine
Clara Bianchi

Anche al banco de La Pizzuta del Principe, un'azienda calabrese premiata per il Val di Neto Igp, un blend di Gaglioppo e Greco Nero, c'era molta soddisfazione e la titolare Clara Bianchi circondata dai nipoti raccontava una storia di famiglia cominciata ai primi degli anni 90 da Albino, il marito farmacista che segue personalmente tutta la produzione nel rispetto della natura. Ma soprattutto il suo obiettivo è quello di ottenere la massima qualità dai vitigni autoctoni di Calabria, regione ancora tutta da scoprire sul piano enologico, e per questo si affida a valenti enologi. Molte altre le storie che sono state raccontate e che dimostrano quanta passione ci sia nel mondo enologico italiano. Prossimo appuntamento del Concours a maggio 2021 in Cina.