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Alla base del vino altoatesino infatti ci sono «le idee, le persone, il territorio, il clima, la nostra terra», come racconta il direttore del Consorzio Eduard Bernhart. «È un elemento che ci caratterizza - osserva - è quello sul quale puntiamo per differenziarci. Tutti quegli elementi, se uniti, danno vita ad un buon vino».

200 novità saranno presentate dal Consorzio vini Alto Adige (Alto Adige Wine Summit 200 novità in anteprima)
200 novità saranno presentate dal Consorzio vini Alto Adige

E a proposito di identità, hanno un peso specifico importante gli autoctoni coltivati dal Consorzio: «Siamo contenti ed orgogliosi di riuscire a mantenere attivi questi vitigni - prosegue Bernhart - perché ci aiutano a tenere un legame stretto con la nostra storia e le nostre tradizioni. Tra i più noti voglio ricordare il Lagrein e la Schiava, ma ce ne sono tante altre di varietà tutte da scoprire».

Il Consorzio vini Alto Adige può contare su una superficie vitata da 5.400 ettari che vengono coltivati a mano da 5mila viticoltori. Il 60% della coltivazione è a bacche bianche, ma un lavoro importante di ricerca continua ad essere applicato anche sulle varietà rosse. Inoltre sono in arrivo novità: «Abbiamo lavorato sul progetto di zonazione - spiega il direttore - che prevede 86 zone in particolare. È un’idea che stiamo maturando da anni, ma che ora stiamo finalizzando. Speriamo di poter presentare queste nuove produzioni già dal prossimo Wine Summit».

Su quello in corso c’è soddisfazione perché i 200 vini che verranno proposti in anteprima saranno “valutati” da 120 giornalisti provenienti da 16 nazioni.

Per informazioni: www.vinialtoadige.com