Franciacorta, si cerca di far squadra. Ma i campanilismi sono un freno
«Se sulla barca non remano tutti verso una direzione, difficilmente riuscirà ad uscire dal porto». La sintesi, è di uno dei partecipanti al convegno promosso a Rodengo Saiano dal Consorzio Franciacorta
In discussione lo stato di attuazione del piano territoriale d’area della Franciacorta approvato l’anno scorso dalla Regione ad ora in fase di attuazione da parte dei 22 enti locali della zona vitivinicola bresciana situata a ridosso del lago d’Iseo. Il documento urbanistico è unico in Lombardia e forse in Italia e si pone l’obiettivo di rendere omogene in tutti i comuni le norme urbanistiche tutelando maggiormente le aree verdi e le zone agricole.

Peccato però che fino ad ora per problemi politici, elettorali e, aggiungiamo noi campanilistici, il documento sia stato adottato e recepito - con appositi singoli provvedimenti, i regolamenti edilizi - neanche dalla metà dei paesi interessati, appunto 10 su 22.
«Un vino vende anche il suo territorio e a livello produttivo abbiamo raggiunto quasi l’80% di vigneti bio - è stato ricordato dai big del Consorzio, da Brescianini a Zanella - ma se poi gli amministratori locali non lavorano unitariamente e in sinergia fra di loro, sono gli interessi particolari a prevalere sull’interesse generale. Così anche le migliori intenzioni - le leggi - sono destinate a naufragare».
Il convegno, al di là dei molti e qualificati interventi, ha messo in evidenza quel che non si può dire pubblicamente ma è ammesso nei corridoi: troppe resistenze e piccoli interessi di parte non riescono, per ora, a sconfiggere la politica del cemento che è sempre e comunque in agguato anche nella prestigiosa zona dove si produce il Docg Franciacorta, le bollicine che in questo momento vanno alla grande in Italia, e non solo. Nonostante gli sforzi dell’Associazione Terra di Franciacorta che ha coinvolto 16 comuni in un percorso comune di condivisione, il traguardo del piano non è stato ancora raggiunto. Peccato. Qualche buona nuova arriverà, forse, dopo le elezioni del 26 maggio. Vedremo.

Peccato però che fino ad ora per problemi politici, elettorali e, aggiungiamo noi campanilistici, il documento sia stato adottato e recepito - con appositi singoli provvedimenti, i regolamenti edilizi - neanche dalla metà dei paesi interessati, appunto 10 su 22.
«Un vino vende anche il suo territorio e a livello produttivo abbiamo raggiunto quasi l’80% di vigneti bio - è stato ricordato dai big del Consorzio, da Brescianini a Zanella - ma se poi gli amministratori locali non lavorano unitariamente e in sinergia fra di loro, sono gli interessi particolari a prevalere sull’interesse generale. Così anche le migliori intenzioni - le leggi - sono destinate a naufragare».
Il convegno, al di là dei molti e qualificati interventi, ha messo in evidenza quel che non si può dire pubblicamente ma è ammesso nei corridoi: troppe resistenze e piccoli interessi di parte non riescono, per ora, a sconfiggere la politica del cemento che è sempre e comunque in agguato anche nella prestigiosa zona dove si produce il Docg Franciacorta, le bollicine che in questo momento vanno alla grande in Italia, e non solo. Nonostante gli sforzi dell’Associazione Terra di Franciacorta che ha coinvolto 16 comuni in un percorso comune di condivisione, il traguardo del piano non è stato ancora raggiunto. Peccato. Qualche buona nuova arriverà, forse, dopo le elezioni del 26 maggio. Vedremo.


