Alla scoperta dei vini orientali. Storie e culture dalla Romania alla Cina
ProWein non è stata solo grandi numeri, ma anche l’occasione per andare alla scoperta di zone vinicole forse meno blasonate, ma comunque capaci di regalare emozioni, sorprese e scoperte
Il nostro percorso a questa edizione ci ha portato alla scoperta dei vini della Moldova, nell’est Europa, tra Ucraina e Romania, con quattro zone vinicole dalla storia millenaria dove si coltivano vitigni come feteasca e rara neagra. Ci siamo fermati da Purcari, elegante il loro Rara Neagra 2017, ma il loro vino più conosciuto rimane il Negru de Purcari, apprezzato non solo dalla Regina Elisabetta, ma anche servito da oltre 150 anni presso le Corti reali europee.

La prima medaglia d’oro fu assegnata a questo vino durante la mostra mondiale tenutasi a Parigi nel 1878 quando superò i vini di Bordeaux. Di grande piacevolezza il loro Metodo Classico che comprende “Cuvée de Purcari White Brut”, “Cuvée de Purcari Rosé Brut” and “Cuvée de Purcari White Extra Brut”.

La presenza dello stand GreatWall State Wine of China fa riflettere di quanto la Cina continua a crescere come produttore di vino. Great Wall del gruppo della Cofco di proprietà statale è anche uno dei dieci maggiori marchi di vino del mondo. E proprio a ProWein ha presentato la qualità della sua produzione con una decina di produttori dalle sue quattro principali regioni di produzione (Hebei, Shandong, Ningxia e Xinjiang).

Alcuni marchi sono molto conosciuti come Chateau SunGod, che produce vini per il mercato interno ed internazionale (sono stati il vino ufficiale del G20 e della visita ufficiale di Donald Trump a Pechino) e vanta collaborazioni di peso, come l’enologo francese Michel Rolland.

Presente anche un altro colosso cinese la Jiangsu Yanghe Distillery del gruppo Su Wine Group, situata nel distretto rurale del vino con oltre 30mila dipendenti e 1300 anni di storia. Illustrano il loro concetto di “mellow spirit” setoso, gradevole che lascia in bocca una sensazione di freschezza, Bellissimo il blu del packaging dei loro prodotti che ha collezionato premi alle competizioni internazionali.
Il Giappone era presente con l’associazione dei produttori di Sake e di Shochu, un antico distillato prodotto solo con ingredienti naturali, cereali e tuberi, principalmente patate dolci e patate, coltivati nel ricco e variegato clima giapponese, fermentati con cura dal koji (agente fermentante). Hanno guadagnato l'appellativo "Kokushu": spirito alcolico nazionale perché incarnano l'essenza del Giappone. I caratteri cinesi di Shochu significano letteralmente "liquore bruciato". Questa parola è apparsa per la prima volta nei documenti giapponesi circa 500 anni fa.
Dall’isoletta di Chios, poco distante dalla costa turca, scopriamo il liquore di mastika, ricavato da una resina di lentisco che cresce esclusivamente in quella zona, grazie al microclima, al suolo calcareo e alla presenza di un vulcano sommerso di fronte alle coste. La mastica di Chios era conosciuta fin dai tempi di Ippocrate e le sono riconosciute proprietà legate alla cure di varie patologie, in particolare dello stomaco e le ulcere. Ha recentemente ottenuto la denominazione di origine controllata. Il liquore dal tipico gusto dolce-amarognolo viene gustato solitamente ghiacciato come digestivo dopo i pasti.

La prima medaglia d’oro fu assegnata a questo vino durante la mostra mondiale tenutasi a Parigi nel 1878 quando superò i vini di Bordeaux. Di grande piacevolezza il loro Metodo Classico che comprende “Cuvée de Purcari White Brut”, “Cuvée de Purcari Rosé Brut” and “Cuvée de Purcari White Extra Brut”.

La presenza dello stand GreatWall State Wine of China fa riflettere di quanto la Cina continua a crescere come produttore di vino. Great Wall del gruppo della Cofco di proprietà statale è anche uno dei dieci maggiori marchi di vino del mondo. E proprio a ProWein ha presentato la qualità della sua produzione con una decina di produttori dalle sue quattro principali regioni di produzione (Hebei, Shandong, Ningxia e Xinjiang).

Alcuni marchi sono molto conosciuti come Chateau SunGod, che produce vini per il mercato interno ed internazionale (sono stati il vino ufficiale del G20 e della visita ufficiale di Donald Trump a Pechino) e vanta collaborazioni di peso, come l’enologo francese Michel Rolland.

Presente anche un altro colosso cinese la Jiangsu Yanghe Distillery del gruppo Su Wine Group, situata nel distretto rurale del vino con oltre 30mila dipendenti e 1300 anni di storia. Illustrano il loro concetto di “mellow spirit” setoso, gradevole che lascia in bocca una sensazione di freschezza, Bellissimo il blu del packaging dei loro prodotti che ha collezionato premi alle competizioni internazionali.
Il Giappone era presente con l’associazione dei produttori di Sake e di Shochu, un antico distillato prodotto solo con ingredienti naturali, cereali e tuberi, principalmente patate dolci e patate, coltivati nel ricco e variegato clima giapponese, fermentati con cura dal koji (agente fermentante). Hanno guadagnato l'appellativo "Kokushu": spirito alcolico nazionale perché incarnano l'essenza del Giappone. I caratteri cinesi di Shochu significano letteralmente "liquore bruciato". Questa parola è apparsa per la prima volta nei documenti giapponesi circa 500 anni fa.
Dall’isoletta di Chios, poco distante dalla costa turca, scopriamo il liquore di mastika, ricavato da una resina di lentisco che cresce esclusivamente in quella zona, grazie al microclima, al suolo calcareo e alla presenza di un vulcano sommerso di fronte alle coste. La mastica di Chios era conosciuta fin dai tempi di Ippocrate e le sono riconosciute proprietà legate alla cure di varie patologie, in particolare dello stomaco e le ulcere. Ha recentemente ottenuto la denominazione di origine controllata. Il liquore dal tipico gusto dolce-amarognolo viene gustato solitamente ghiacciato come digestivo dopo i pasti.


