La Botanica della Birra. L'inizio di una rivoluzione?
Un libro di 600 pagine che affronta i due macro ambiti in relazione tra loro, fornendo un database di conoscenze imprescindibili per qualsiasi birraio artigianale che voglia fare ricerca
Giuseppe Caruso, esperto di birra ed intervistato per la situazione brassicola in Calabria, ha attirato la nostra attenzione anche con il suo libro fresco di stampa, "La Botanica della Birra", edito da Slow Food Editore.

Di cosa si tratta Giuseppe?
Le oltre 600 pagine che compongono il libro (fatto di schede botanico-brassicole ed altrettante iconografie) trattano un tema universale, quello della birra, e lo trattano con la forza della scienza botanica. Quali sono le piante con le quali si fa la birra? Quante sono? Qual è il loro corretto nome scientifico? E quello comune? A quali famiglie botaniche appartengono? Come è fatta ciascuna di queste piante? Quali parti di esse si usano nel brassaggio? In quali stili si usa questa o quella pianta? Certo, l’approccio sistematico e scientifico all’inizio può intimidire, ma entrati nello sterminato dataset botanico-brassicolo del libro sarà evidente che nessun birraio appena lungimirante potrà permettersi di escluderlo dalla propria biblioteca, perché questo libro fissa le regole di un nuovo ed inscindibile sodalizio tra birraio e botanico.

Perché hai deciso di lavorarci?
Non può essere un caso se in un momento storico in cui la produzione culturale italiana langue, stentando finanche a varcare i confini nazionali, un libro aspira addirittura a varcare l’oceano. Indiscrezioni trapelate da Slow Food Editore vorrebbero infatti che i diritti del corposo volume La Botanica della Birra, uscito solo quest’estate, dovrebbero presto essere ceduti ad altrettanti partner stranieri per la realizzazione delle versioni in lingua inglese e francese. Ma è davvero giustificato un certo stupore? In fondo, Un nuovo ordine, forse perfino globale, vista le piega che stanno prendendo le cose, nel rapporto tra il birraio ed i suoi ingredienti. Il botanico asseconderà le richieste del birraio di nuovi ingredienti da introdurre nelle sue creazioni - od anche ricercare le sensazioni del passato conferite da piante cadute in disuso - ed allo stesso tempo potrà contribuire ad ottimizzare il rapporto del birrificio con il proprio territorio».

Con questa pubblicazione ti auspichi un futuro diverso per la birra calabra (e non solo)?
La biodiversità vegetale di un territorio diventerà patrimonio disponibile per la creatività del birraio. Lo stesso birraio, gradualmente, diventerà a sua volta esperto di botanica brassicola. E allora ne vedremo (e ne berremo) delle belle. Siamo alla vigilia di una rivoluzione culturale e produttiva? Forse, ma di sicuro dopo la pubblicazione de La Botanica della Birra le cose non potranno mai più essere come prima. In un settore dinamico e competitivo come quello delle birre artigianali cogliere ogni opportunità per diversificare e caratterizzare la produzione diventa tanto cruciale quanto irrinunciabile. Ed il birraio di successo, al pari dello chef stellato, è sempre più chiamato a dimostrare, con le sue creazioni, una conoscenza enciclopedica degli ingredienti brassicoli, oltre che ovviamente la capacità di metterli assieme in modo personale. E fatta qualche eccezione la stragrande maggioranza degli ingredienti della birra sono piante. In fondo, l’idea che sta alla base del libro è tanto semplice quanto rivoluzionaria: un libro omnicomprensivo di ogni ingrediente brassicolo di origine vegetale usato ovunque nello spazio e nel tempo. E La Botanica della Birra, con le sue oltre 500 specie vegetali brassicole descritte, intende mantenere la promessa di essere il compendio di gran lunga più completo esistente al mondo su questo tema.

La Botanica della Birra potrebbe conferire al settore delle birre artigianali una considerevole spinta alla sperimentazione ed all’innovazione. Una piccola rivoluzione?
Potrebbe essere. D’altro canto, se non riesce un compendio di 500 potenziali ingredienti a dare una sferzata al mondo della birra artigianale non so davvero cosa possa farlo!

L'ultima fatica di Giuseppe Caruso
Di cosa si tratta Giuseppe?
Le oltre 600 pagine che compongono il libro (fatto di schede botanico-brassicole ed altrettante iconografie) trattano un tema universale, quello della birra, e lo trattano con la forza della scienza botanica. Quali sono le piante con le quali si fa la birra? Quante sono? Qual è il loro corretto nome scientifico? E quello comune? A quali famiglie botaniche appartengono? Come è fatta ciascuna di queste piante? Quali parti di esse si usano nel brassaggio? In quali stili si usa questa o quella pianta? Certo, l’approccio sistematico e scientifico all’inizio può intimidire, ma entrati nello sterminato dataset botanico-brassicolo del libro sarà evidente che nessun birraio appena lungimirante potrà permettersi di escluderlo dalla propria biblioteca, perché questo libro fissa le regole di un nuovo ed inscindibile sodalizio tra birraio e botanico.

L'importanza della relazione tra botanica e birra
Perché hai deciso di lavorarci?
Non può essere un caso se in un momento storico in cui la produzione culturale italiana langue, stentando finanche a varcare i confini nazionali, un libro aspira addirittura a varcare l’oceano. Indiscrezioni trapelate da Slow Food Editore vorrebbero infatti che i diritti del corposo volume La Botanica della Birra, uscito solo quest’estate, dovrebbero presto essere ceduti ad altrettanti partner stranieri per la realizzazione delle versioni in lingua inglese e francese. Ma è davvero giustificato un certo stupore? In fondo, Un nuovo ordine, forse perfino globale, vista le piega che stanno prendendo le cose, nel rapporto tra il birraio ed i suoi ingredienti. Il botanico asseconderà le richieste del birraio di nuovi ingredienti da introdurre nelle sue creazioni - od anche ricercare le sensazioni del passato conferite da piante cadute in disuso - ed allo stesso tempo potrà contribuire ad ottimizzare il rapporto del birrificio con il proprio territorio».

La biodiversità vegetale è indispensabile per la creatività del birraio
Con questa pubblicazione ti auspichi un futuro diverso per la birra calabra (e non solo)?
La biodiversità vegetale di un territorio diventerà patrimonio disponibile per la creatività del birraio. Lo stesso birraio, gradualmente, diventerà a sua volta esperto di botanica brassicola. E allora ne vedremo (e ne berremo) delle belle. Siamo alla vigilia di una rivoluzione culturale e produttiva? Forse, ma di sicuro dopo la pubblicazione de La Botanica della Birra le cose non potranno mai più essere come prima. In un settore dinamico e competitivo come quello delle birre artigianali cogliere ogni opportunità per diversificare e caratterizzare la produzione diventa tanto cruciale quanto irrinunciabile. Ed il birraio di successo, al pari dello chef stellato, è sempre più chiamato a dimostrare, con le sue creazioni, una conoscenza enciclopedica degli ingredienti brassicoli, oltre che ovviamente la capacità di metterli assieme in modo personale. E fatta qualche eccezione la stragrande maggioranza degli ingredienti della birra sono piante. In fondo, l’idea che sta alla base del libro è tanto semplice quanto rivoluzionaria: un libro omnicomprensivo di ogni ingrediente brassicolo di origine vegetale usato ovunque nello spazio e nel tempo. E La Botanica della Birra, con le sue oltre 500 specie vegetali brassicole descritte, intende mantenere la promessa di essere il compendio di gran lunga più completo esistente al mondo su questo tema.

Giuseppe Caruso
La Botanica della Birra potrebbe conferire al settore delle birre artigianali una considerevole spinta alla sperimentazione ed all’innovazione. Una piccola rivoluzione?
Potrebbe essere. D’altro canto, se non riesce un compendio di 500 potenziali ingredienti a dare una sferzata al mondo della birra artigianale non so davvero cosa possa farlo!


