Premio Giorgi Vini. Riconoscimento a Cà del Gè
Oltre all’azienda di Montalto Pavese (Pa), premi anche a Mario Maffi (Grande Maestro di vigna) e Alessio Brandolini (Emergente vignaiolo dell’Oltrepò)
Un riconoscimento ad un grande maestro della vigna. Ed un altro ad un giovane promettente della viticoltura. Con questo intento si è concluso il “Premio Giorgi Vini”, una prima edizione che ha premiato testimoni e messaggeri dell’eccellenza in Oltrepò Pavese. A sponsorizzare l’evento è stata la storica azienda Giorgi di Canneto Pavese che ha voluto organizzare presso l’Enoteca Regionale della Lombardia di Broni un momento che ha visto la partecipazione di un nutrito stuolo di appassionati, giornalisti e, ovviamente, viticoltori di tutte le età.

«Scopo del premio - ha detto Fabiano Giorgi, patron dell’omonima cantina e sponsor del progetto - è diffondere la conoscenza e promuovere la produzione vitivinicola del territorio, nell’intento di evidenziare l’influenza che questa ha sull’economia, la storia, la cultura, le tradizioni e le arti locali. Il premio viene riconosciuto a vignaioli, contadini, produttori di vino che, con il loro lavoro, la loro passione, la loro scienza contribuiscono a fare grande l’Oltrepò Pavese facendolo nel mondo».
Come testimone è stato premiato Mario Maffi, figlio di viticoltori e da sempre considerato l’enologo di punta dell’Oltrepò Pavese. Ha ottenuto durante la sua lunga carriera prestigiosi riconoscimenti, è stato docente Ais e Onav e per 33 anni direttore tecnico dell’Azienda Agricola Montelio di Codevilla. Personaggio che ha contribuito con il suo lavoro a costruire la storia del territorio negli ultimi 40 anni, è un autorevole punto di riferimento dell’Oltrepò del vino. La storia del giovane Alessio Brandolini è più breve ma altrettanto ricca di plausi. La sua azienda nasce nel 1873 con Carlo, bisnonno di Alessio e prosegue con suo padre Costante.
Alessio subentra nel 2009 e ne assume la conduzione con una laurea in viticoltura ed enologia a Milano ed una laurea in scienza viticole ed enologiche presso l’inter ateneo di Torino, Milano e Palermo. La sua filosofia è di non utilizzare concimi di sintesi, alta densità d’impianto: alto numero di ceppi per ettaro in modo da aumentare la competizione tra loro e ridurre la quantità di uva per pianta, diradamento e inerbimento permanente. Tanti i premi ottenuti in questi ultimi anni grazie ad un Metodo Classico di impatto, dal perlage fine e dal sapore caratteristico.
Il premio speciale della giura, composta da tecnici, è andato alla famiglia Padroggi di Cà del Gè di Montalto Pavese. Tre fratelli, vignaioli di professione alle prese con un progetto economico ed etico che hanno ereditato dal padre e a cui hanno dato una precisa identità con il recupero delle tipicità, dei valori storici e dei vitigni autoctoni. Dai 20 ettari di vigneto iniziali sono arrivati a coltivarne 47 suddivisi sue due comuni: Montalto Pavese dove si trova la sede aziendale e Cigognola. Le bottiglie mediamente prodotte sono circa 165mila di cui un quarto di Metodo Classico. Carlo è il vignaiolo che si prende cura della terra in modo virtuoso; Stefania è l’enologo, vinifica utilizzando lieviti indigeni mentre Sara si occupa dell’accoglienza e del marketing.
«Il premio - spiega Valerio Bergamini, ideatore del premio - ha l’uomo al centro, prima ancora di un’azienda. Il vignaiolo, il contadino che difende, cura e rispetta la sua terra perché solo così si possono ottenere prodotti per cui valga la pena lottare».

I premiati
Tre i premi assegnati: il primo a Mario Maffi, apprezzato enologo del territorio a cui è stato assegnato il riconoscimento come Grande Maestro di vigna che con il suo lavoro ha contribuito a rendere grande l’Oltrepò Pavese. Il secondo al giovane Alessio Brandolini, viticoltore di San Damiano al Colle, premiato come emergente vignaiolo dell’Oltrepò distintosi per meriti legati alla sua attività produttiva. Il premio speciale della giuria è andato alla cantina Cà del Gè di Montalto Pavese con la menzione “una famiglia di viticoltori occupata nella propria azienda agricola”. «Scopo del premio - ha detto Fabiano Giorgi, patron dell’omonima cantina e sponsor del progetto - è diffondere la conoscenza e promuovere la produzione vitivinicola del territorio, nell’intento di evidenziare l’influenza che questa ha sull’economia, la storia, la cultura, le tradizioni e le arti locali. Il premio viene riconosciuto a vignaioli, contadini, produttori di vino che, con il loro lavoro, la loro passione, la loro scienza contribuiscono a fare grande l’Oltrepò Pavese facendolo nel mondo».
Come testimone è stato premiato Mario Maffi, figlio di viticoltori e da sempre considerato l’enologo di punta dell’Oltrepò Pavese. Ha ottenuto durante la sua lunga carriera prestigiosi riconoscimenti, è stato docente Ais e Onav e per 33 anni direttore tecnico dell’Azienda Agricola Montelio di Codevilla. Personaggio che ha contribuito con il suo lavoro a costruire la storia del territorio negli ultimi 40 anni, è un autorevole punto di riferimento dell’Oltrepò del vino. La storia del giovane Alessio Brandolini è più breve ma altrettanto ricca di plausi. La sua azienda nasce nel 1873 con Carlo, bisnonno di Alessio e prosegue con suo padre Costante.
Alessio subentra nel 2009 e ne assume la conduzione con una laurea in viticoltura ed enologia a Milano ed una laurea in scienza viticole ed enologiche presso l’inter ateneo di Torino, Milano e Palermo. La sua filosofia è di non utilizzare concimi di sintesi, alta densità d’impianto: alto numero di ceppi per ettaro in modo da aumentare la competizione tra loro e ridurre la quantità di uva per pianta, diradamento e inerbimento permanente. Tanti i premi ottenuti in questi ultimi anni grazie ad un Metodo Classico di impatto, dal perlage fine e dal sapore caratteristico.
Il premio speciale della giura, composta da tecnici, è andato alla famiglia Padroggi di Cà del Gè di Montalto Pavese. Tre fratelli, vignaioli di professione alle prese con un progetto economico ed etico che hanno ereditato dal padre e a cui hanno dato una precisa identità con il recupero delle tipicità, dei valori storici e dei vitigni autoctoni. Dai 20 ettari di vigneto iniziali sono arrivati a coltivarne 47 suddivisi sue due comuni: Montalto Pavese dove si trova la sede aziendale e Cigognola. Le bottiglie mediamente prodotte sono circa 165mila di cui un quarto di Metodo Classico. Carlo è il vignaiolo che si prende cura della terra in modo virtuoso; Stefania è l’enologo, vinifica utilizzando lieviti indigeni mentre Sara si occupa dell’accoglienza e del marketing.
«Il premio - spiega Valerio Bergamini, ideatore del premio - ha l’uomo al centro, prima ancora di un’azienda. Il vignaiolo, il contadino che difende, cura e rispetta la sua terra perché solo così si possono ottenere prodotti per cui valga la pena lottare».


