Eccone serviti sei, da godere mettendo da parte ogni rivalità. Difficile immaginare un bicchiere d’apertura diverso da un Muscadet Sévre et Maine, perfetto “vin apéritif” che, nel caso del Granite 2015 Domaine de l’Ecu (distribuito da Velier Triple A), trova energia dalle vecchie vigne di Melon de Bourgogne, condotte secondo ispirazione biodinamica.

(Vini italiani e francesi possono abbinarsi Sei idee dall’Alsazia all’Alto Adige)

Al suo massimo con un plateau de fruits de mer, per un flirt a tutto iodio. Gli terrebbe bene botta il Muller-Thurgau Feldmarschall von Fenner 2015 di Tiefenbrunner. Un gioiellino che spazia dalla pietra focaia a sentori più erbacei e di buccia d’agrume. Imperioso lo stacco al palato, di bella presa sapida.

Costantemente ai vertici della denominazione Orvieto, il Classico Superiore Campo del Guardiano 2016 Palazzone salda mirabilmente pienezza gustativa e capacità di allungo, facendo balenare la sua proverbiale capacità di evoluzione. Sulla quale scommettiamo fin d’ora. Chateau Pierre-Bise (distribuito da Teatro del Vino), maison di riferimento nella Valle della Loira per lo chenin blanc, sfoggia un superbo Savennières Clos Le Grand Beau-Préau 2015.

Minerale ed esotico nei rimandi fruttati, di ragguardevole finezza, si esprime in progressione, da purosangue quale è. Niente di meglio per chiudere in bellezza che un confronto fra Riesling. Domaines Schlumberger (distribuito da Sagna) presenta un sontuoso Les Princes Abbès 2015. Erbe aromatiche e mandarino le analogie più evidenti al naso che trovano conferma in una bocca ampia e precisa, sostenuta da una vena acida che rinfresca il sorso.

Dall’Alsazia si torna in Alto Adige, dove spicca il Kaiton 2016 di Kuenhof, un grande classico nella tipologia. Roccioso e teso, agile nella sua trama affumicata che lo allunga verso un finale di pompelmo e idrocarburi. Chapeau.