Ma partiamo dall’inizio e cioè dal vino, anzi dall’uva. La durella, al femminile, è un vitigno rustico della zona collinare dei Monti Lessini, ricco di terreni vulcanici e basaltici, tra Vicenza e Verona. Dicevo vitigno rustico che produce delle uve con buccia spessa, non aromatica e con una grossa concentrazione di acidità. Le classiche uve adatte alla spumantizzazione.

(Ristorante San Martino di Scorzè Degustazuione di un Durello speciale)

In quel di Montecchio Maggiore (Vi), già negli anni venti del secolo scorso le sorelle Strobele realizzavano un pregiatissimo “champagnetto dei castelli” ispirandosi ai castelli di Giulietta e Romeo siti in quella zona. 

Della storia, dei vigneti, dei terreni se ne è innamorato Mario Caltran che con il figlio Mario e con Isidoro e Alberto Maccagnan ha creato l’azienda Bellaguardia che produce unicamente metodo classico. Non solo da uve durella ma anche con i classici chardonnay e pinot noire. Ma quella sera il protagonista era lui Messer Montecchi Durello Pas Dpsè 2012. Un metodo classico che ha riposato sui propri lieviti per 66 mesi nelle splendide grotte di Giulietta, proprio sotto il suo castello.

Grotte che hanno origine dall’estrazione della pietra tenera, utilizzato anche dal Palladio per la costruzione delle sue ville venete. Come dice Mario Caltran “il durello ha bisogno di molto, moltissimo tempo di maturazione per dare il meglio” ed ha perfettamente ragione. Questo metodo classico è strepitoso.

Con delle bolle puntiformi e continue che danzano all’infinito nel bicchiere, con il suo colore leggermente ambrato, con i suoi sentori che ti portano in posti caldi e mediterranei con profumi di resina fresca e zagara e lime e bergamotto per poi passare, con il trascorrere dei minuti e l’aumento della temperatura, a note più sensuali e profonde che ricordano l’incenso e lo zenzero per arrivare a fare un giretto in Mosella ricordando quelle note specifiche di idrocarburi. Dire complesso è riduttivo.

(Ristorante San Martino di Scorzè Degustazuione di un Durello speciale)

Che goduria al palato dove è tutto un rincorrere di sensazioni fresche ma anche calde, profonde ma anche croccanti, rotonde e lunghissime. Difficilmente ho gradito così tanto uno spumante, probabilmente anche per l’ausilio dei piatti preparati per l’occasione dal patron e chef Raffale Ros del ristorante San Martino in quel di Scorzè (Ve). Michela Berto, figlia d’arte, in sala, con una predilezione per la cantina, e il marito Raffaele in cucina hanno creato negli anni un locale di classe ma nello stesso tempo rilassante e sereno. Ecco il menù di quella sera:

  • Ricci di mare, spuma di topinambur, polvere di caffè. Crudo di Mazzancolla di Caorle , gel di peperone e Aperol, fermentato di prugna;
  • Cocktail di Gamberetti (2017): Gelato alle erbe, spuma di patata calda, gamberetti di Laguna bolliti e sgusciati conditi con olio e limone, granatina di mela e zenzero e un puntino di maionese al limone;
  • Calamaretti di Caorle con pinoli e carciofi: Calamaretti di Caorle tostati in olio di oliva, pinoli salati pestati , crema di carciofo sul fondo del piatto e spicchi di “ Carciofo violetto di Sant’ Erasmo” Presidio slow Food;
  • Linguine Felicetti con salsa aglio, olio, peperoncino, tartare di pesce di Caorle e Marano Lagunare : scampi, gallinella di mare, mazzancolla, gambero rosa  e spigola;
  • Fiori onda: Riso Carnaroli al Kefir, trucioli ghiacciati di fois gras, polline di camomilla cedro leggermente candito, sul fondo del piatto, sugo di ristretto di sola verdura;
  • Anguilla di Marano Lagunare, melassa al whisky,  fermentato di aglio nero, cipollotto tostato, sorbetto di mela antica, purea di patata.

(Ristorante San Martino di Scorzè Degustazuione di un Durello speciale)

Un menù stellare che privilegia i prodotti locali di altissima qualità e che riesce a esaltarli al meglio. Non per niente dal  2014 è insignito dalla prestigiosa stella Michelin.

Che dire degli abbinamenti se non che da un’uva rustica e da ingredienti antichi, entrambi lavorati con tanto amore e passione, è nato un matrimonio da favola.

Quella sera indimenticabile abbiamo degustato, no questa volta direi assaporato con gioia, altri 2 prodotti dell’azienda Bellaguardia. Il Romeo lessini durello riserva 80 mesi e il Riserva di Mario 1995 250 mesi sui lievi ma…… di questi ve ne parlerò la prossima volta. Non me li ricordo bene, qui son un pochino bugiarda, e sarò costretta a riassaggiarli per poterveli raccontare al meglio.

Per informazioni: www.montilessini.com