Dal sole splendido al neverin, tempesta di acqua e vento, alla bora scura, forte vento intermittente proveniente dagli Urali con pioggia, al caligo, nebbiolina calda e appiccicosa, a un leggero venticello da nord rinfrescante e sbarazzino. Insomma in 3 giorni di congresso si son vissute tutte le 4 stagioni triestine.

(Assoenologi, congresso a Trieste «Fuori dalle cantine per farci conoscere»)
 
Più di 700 persone hanno concluso questa esperienza brindando e cenando sotto le stelle in piazza Unità d’Italia. La più grande piazza Europea sul mare. È stato uno spettacolo irripetibile che sicuramente resterà indelebilmente nella memoria dei partecipanti. Come memorabili sono stati alcuni interventi nel corso dei lavori presso il Teatro Verdi e alcune degustazioni. Cominciamo dagli interventi.

Riccardo Cottarella, presidente Assoenologi, all’apertura dei lavori dice che la nuova frontiera dell’enologo è il far sistema con le altre figure aziendali per diventare, tutte assieme, delle macchine da guerra. Oggi il consumatore, l’attore del consumo, è vanitoso, è colui che sa, si erge a giudice con verdetti inappellabili, ha tantissime possibilità di scelta, ma non ha le capacità di giudizio di un enologo e di questo ne è cosciente. Pertanto lo cerca e desidera confrontarsi con questa figura professionale. L’enologo deve uscire dalle cantine e conoscere il “consumatore”. Una sfida non indifferente!

Angelo Gaia ha parlato dell’importanza delle piccole cantine che mirano all’eccellenza, che numericamente non contano nulla nel grande mercato mondiale, che sono però guidate da soggetti che ostinatamente vanno in direzione contraria, che tutelano il vino di tutti aumentando i prezzi, che non fanno volumi ma fanno pensare. Dice anche che il vino “naturale” a livello mondiale conta poco ma hanno aperto una voragine cominciando a dichiarare la metodologia di fabbricazione obbligando tutti gli altri a fare lo stesso, cosa che non era mai successa.

Parlando ancora di vino "naturale" spiega anche il fenomeno del consumatore che accetta e approva le imperfezioni di quest’ultimi perché crede nel progetto. E lascia la platea osannante con un consiglio I can try (posso provarci). Tutti noi possiamo e dobbiamo provarci, sempre.

Viviana Corich professoressa microbiologa presso l’università di Padova ci racconta l’importanza degli studi su lieviti non Saccharomyces, un tempo considerati dannosi, per la produzione di vini con una gradazione alcolica inferiore di 1 o 2 gradi degli attuali. Un argomento sensibile al consumatore come la riduzione dei solfiti e la coltivazione della vite in maniera sostenibile. Interessante, ci dice, il lievito Starnella Bacillaris che produce più glicerolo ed è anche un antibotritico.

Interessantissime le relazioni e le degustazioni di ben sei mercati a confronto partendo dalla Cina che è competitor ma anche opportunità, la Svizzera e la sua aristocrazia dei vini, i cinquanta mercati diversi degli Stati Uniti, la Germania che è il secondo paese per il nostro export, per finire al Regno Unito che è un mercato difficile da conoscere.

Superlativa la degustazione del vini di Jerman con il Vintage Tunina 2015 e 2008 e di Livio Felluga con il Terre alte 2015 e 2006. Due aziende storiche, caposaldi dell’enologia del Friuli Venezia Giulia, presenti in tutti i mercati mondiali che portano in alto i vini Italiani e che ben rappresentano la possibilità di invecchiamento dei vini bianchi dell’estremo nord est del paese.

Ci sarebbero mille altre emozioni da raccontare ma non voglio essere prolissa ma non posso non far rilevare la perfetta organizzazione capitanata da Rodolfo Rizzi, presidente Assoenologi Fvg e dal suo Consiglio e l’impeccabile servizio fornito dall’Ais Trieste guidata da Roberto Filipaz.

Per informazioni: www.assoenologi.it