Montelvini punta su un Prosecco “zen”. Export a +37%, Giappone primo mercato
Struttura, aromi fruttati e sapidità. Sono queste le 3 caratteristiche con cui la famiglia Serena vuole caratterizzare la produzione del Prosecco Montelvini, fra i leader delle bollicine più di tendenza al mondo
Il progetto parte dai top di gamma a denominazione “Asolo Prosecco Superiore Docg Collezione Serenitatis Asolo”. Base di questa strategia è l’estrema attenzione al lavoro in vigna (nei suoi 35 ettari di proprietà coltivati a Glera e nei 150 dei 200 conferitori di uva) e il nuovo protocollo di vinificazione introdotto nel 2017 con l’obiettivo di controllare e ridurre al massimo i passaggi della vinificazione in cui il vino entra in contatto con l’ossigeno.

In questo modo si esaltano ancor più le caratteristiche come la longevità, la sapidità e l'eleganza olfattiva, accordando maggior perlage e corpo al prodotto e riducendo in modo consistente la qualità dei solfiti aggiunti. E i risultati sono evidentissimi in Prosecchi che hanno personalità e si distinguono rispetto a cugini spesso troppo piacioni.

Tre le tipologie di “Asolo” prodotte da Montelvini sono Extra dry (con un interessante struttura caratterizzata da un residuo zuccherino di 15 grammi e che oggi copre un terzo circa dei volumi contro l’80% di qualche anno fa); c’è poi il Brut (10 grammi di zucchero) all’insegna di aromi fruttati, per lo più agrumati, come è nelle caratteristiche degli “Asolo”; e infine troviamo l’Extra brut che coi suoi 5 grammi di zucchero ha una spiccata mineralità e sapidità che solo certi terreni sanno assicurare. Una tipologia che di fatto è all’insegna di una progressiva riduzione della parte più zuccherina e dolce, garantendo persistenza e capacità di abbinamenti a tutto pasto.

La controprova della qualità di questi 3 Prosecchi, attualmente prodotti in 220mila bottiglie rispetto ai 5 milioni totali delle etichette della cantina trevisana e presentati per l’occasione da Sara e Alberto Serena (quinta generazione di una famiglia alla guida della cantina da 135 anni) insieme ai loro enologi, dall’accostamento a piatti giapponesi del ristorante stellato milanese Iyo.

Una scelta non casuale perché da un lato la cucina nippo è una delle più rigorose in fatti di gusti e aromi, per cui gli abbinamenti non sono sempre facili, e perché dall’altro il Giappone è il Paese di maggiore esportazione dei vini Montelvini che l’anno scorso hanno avuto una crescita dell’export del 37% rispetto alla crescita dell’11% del fatturato (21 milioni di euro).

Per Alberto Serena, vicepresidente di Montelvini e responsabile commerciale «l’abbinamento del Prosecco di Asolo Docg con la cucina giapponese è particolarmente felice sia perché il Giappone è uno dei nostri principali mercati, sia perché le tre principali caratteristiche del nostro nuovo protocollo di produzione, si rifanno alle trilogie "zen" della cultura giapponese: la selezione delle uve, l'aroma fruttato e i sentori di purezza ed infine la sapidità che firma il sapore e imprime il gusto».

Montelvini conferma fra l’altro il progetto del "Vigneto Ritrovato", a cui aveva dedicato parte del proprio stand a Vinitaly, avviato lo scorso anno per recuperare un antico terreno vitato nel cuore di Asolo. Un vigneto unico e in un contesto speciale: il giardino all’italiana di Villa De Mattia.
Un’iniziativa che, in collaborazione con l'istituto della vite di Conegliano, recuperare un piccolo vigneto napoleonico esistente nel centro storico della cittadina veneta, e al tempo stesso riporta in produzione un clone di Glera di cui non c’è traccia in altri vigneti. Un modo per rafforzare la strada della distinzione nel vasto mondo del Prosecco.
Per informazioni: www.montelvini.it

Armando (presidente del Consorzio Asolo Montello), Sara e Alberto Serena
In questo modo si esaltano ancor più le caratteristiche come la longevità, la sapidità e l'eleganza olfattiva, accordando maggior perlage e corpo al prodotto e riducendo in modo consistente la qualità dei solfiti aggiunti. E i risultati sono evidentissimi in Prosecchi che hanno personalità e si distinguono rispetto a cugini spesso troppo piacioni.

Tre le tipologie di “Asolo” prodotte da Montelvini sono Extra dry (con un interessante struttura caratterizzata da un residuo zuccherino di 15 grammi e che oggi copre un terzo circa dei volumi contro l’80% di qualche anno fa); c’è poi il Brut (10 grammi di zucchero) all’insegna di aromi fruttati, per lo più agrumati, come è nelle caratteristiche degli “Asolo”; e infine troviamo l’Extra brut che coi suoi 5 grammi di zucchero ha una spiccata mineralità e sapidità che solo certi terreni sanno assicurare. Una tipologia che di fatto è all’insegna di una progressiva riduzione della parte più zuccherina e dolce, garantendo persistenza e capacità di abbinamenti a tutto pasto.

La controprova della qualità di questi 3 Prosecchi, attualmente prodotti in 220mila bottiglie rispetto ai 5 milioni totali delle etichette della cantina trevisana e presentati per l’occasione da Sara e Alberto Serena (quinta generazione di una famiglia alla guida della cantina da 135 anni) insieme ai loro enologi, dall’accostamento a piatti giapponesi del ristorante stellato milanese Iyo.

Una scelta non casuale perché da un lato la cucina nippo è una delle più rigorose in fatti di gusti e aromi, per cui gli abbinamenti non sono sempre facili, e perché dall’altro il Giappone è il Paese di maggiore esportazione dei vini Montelvini che l’anno scorso hanno avuto una crescita dell’export del 37% rispetto alla crescita dell’11% del fatturato (21 milioni di euro).

Per Alberto Serena, vicepresidente di Montelvini e responsabile commerciale «l’abbinamento del Prosecco di Asolo Docg con la cucina giapponese è particolarmente felice sia perché il Giappone è uno dei nostri principali mercati, sia perché le tre principali caratteristiche del nostro nuovo protocollo di produzione, si rifanno alle trilogie "zen" della cultura giapponese: la selezione delle uve, l'aroma fruttato e i sentori di purezza ed infine la sapidità che firma il sapore e imprime il gusto».

Montelvini conferma fra l’altro il progetto del "Vigneto Ritrovato", a cui aveva dedicato parte del proprio stand a Vinitaly, avviato lo scorso anno per recuperare un antico terreno vitato nel cuore di Asolo. Un vigneto unico e in un contesto speciale: il giardino all’italiana di Villa De Mattia.
Un’iniziativa che, in collaborazione con l'istituto della vite di Conegliano, recuperare un piccolo vigneto napoleonico esistente nel centro storico della cittadina veneta, e al tempo stesso riporta in produzione un clone di Glera di cui non c’è traccia in altri vigneti. Un modo per rafforzare la strada della distinzione nel vasto mondo del Prosecco.
Per informazioni: www.montelvini.it


