Barbera, molto più che un vino. Ambasciatrice di un territorio eclettico
Si presta un vino dalla storia pluricentenaria come la Barbera - popolare nell’accezione del termine che l'ha resa il vino simbolo dell'amicizia - nell'esprimere un intero territorio, quello della sua culla: il Piemonte
Un vino, la Barbera, capace di raccontarsi e di essere raccontata: racchiudendo, per poi disvelare nel bicchiere, quell'insieme di significati e di valori di cui è intrisa. La si elogia, nelle sue migliori interpretazioni, per l'aspetto vigoroso, robusto e virile, caratterizzato dalla naturale acidità.

Lo storico (e produttore) Gianluigi Bera ne ha cantato “l'anima misteriosa e potente, quella sua spiritualità fatta di terra e di lune, di segreti e di stagioni», ma vi è stato anche chi, autorevolmente, ne ha messo in luce le nuances seducenti - eleganti e impetuose - che le donano certi tratti femminili”.
E bene allora hanno fatto i tre professionisti di WineZone - Andrea Zarattini, Stefano Pancera ed Emanuele Varino - a riunire la crema dei produttori di barbera dell'Astigiano, delle Langhe, del Roero come del Monferrato in una scommessa ambiziosa che già dal nome del progetto - Barbera 360° - inserisce questo vino nella fitta rete di relazioni, rimandi e contaminazioni con il territorio di cui la Barbera è figlia. Il risultato? Un approccio sinfonico tra i diversi attori in campo. Con un obiettivo ambizioso che consiste nell'avvicinare con la giusta dose di orgoglio, senso di appartenenza e consapevolezza i cittadini a lei più prossimi, come quegli imprenditori impegnati a produrre un vino che è racconto e testimonianza della loro storia.

Bene allora cominciare modificando anzitutto la sintassi - che prima di tutto è mentale - con una provocazione che intende mostrare la versatilità della Barbera: Crudité di gambero, Tagliolini al nero di seppia con sashimi di orata e Polpo al Barbera (preparati in una cena a quattro mani dai cuochi Diego Crippa insieme all'ospite Orsini al Ristorante Enoteca di Canelli.
Sono piatti di pesce che vengono supportati dall'energia esuberante di una Barbera giovane, spesso asciutta e armonica. Quando il gusto invece si fa corposo e deciso, raggiunto da un sapiente invecchiamento in legno, con la presenza di quelle note caratteristiche di ciliegia, la Barbera, nei suoi migliori esempi, diviene compagna ideale dei suntuosi piatti della tradizione piemontese: quelli preparati con passione alla Locanda del Boscogrande tra le dolci colline del Monferrato con la Battuta al coltello, il Peperone ripieno, il Tortino di cardi con fonduta, sino ai tajarin al ragù, la Guancia di manzo brasata e il bonet.

Ma altrettanto stimolante, in termini sia culturali che gastronomici, è abbinare questo vino dai profumi floreali e fruttati a dei piatti vegetariani, persino vegani. Le due sorelle Valeria e Simona Degiovanni - "cuoche veg a domicilio" con il loro RosaRegina che è anche scuola di cucina - hanno trasformato la loro passione per l'alimentazione sana, etica e naturale in una sfida. Dove il richiamo oggi così potente a una "cucina senza" (in molte ricette priva di uova e latticini, in altre di glutine, in ogni caso senza carni animali) vince la sfida del gusto grazie alla maestria e all'amore con cui i loro piatti sono preparati: dall'insalata russa vegana, all'interpretazione della pasta e fagioli, fino ai dessert che riscrivono i grandi classici piemontesi: la torta alle nocciole e il golosissimo zabaione (in un'antica e preziosa ricetta di famiglia tramandata di generazione in generazione).
Nel frattempo - in rappresentanza di un territorio ricco e affascinante - si alternano tra i calici le barbere di Bava che ha fatto dell'agricoltura sostenibile e rispettosa delle biodiversità un suo tratto distintivo, quella di una cantina che è parte di una lunghissima storia come Scarpa, e ancora Elio Perrone orgoglioso di presentarsi come "sartoria enologica" per la cura dedicata al dettaglio con cui ogni bottiglia - dentro e fuori - viene licenziata. È bello assaggiare le quattro barbere di Gianni Doglia e quelle dei grandi barolisti quali Ettore Germano e Vietti. Quindi una vera e propria chicca qual è di sicuro la Barbera "Pre-Phylloxera" di Elvio Cogno, la Barbera che "viene dal passato", le cui viti seppero resistere a quel vero e proprio flagello che attorno agli anni sessanta dell'ottocento portò la vite europea sull'orlo dell'abisso.

Un passato ben più gentile e ricco di grande fascino attende il viaggiatore in uno scorcio misterioso di Asti, con la poco conosciuta cripta di Sant'Anastasio e le sue pregevoli testimonianze del periodo tardo antico che risalgono all'VIII secolo. A San Martino Alfieri un borgo del '700 ospita sette eleganti camere disposte attorno al magnifico castello dei Marchesi Alfieri che intreccia la storia di famiglia con quella di personalità del calibro dell'omonimo poeta Vittorio, nonché di Giuseppina Cavour, nipote del grande statista. È bello sostare nel parco - opera dell'architetto paesaggista in forze alla corte sabauda Xavier Kurten - all'ombra di una quercia centenaria, di cedri e di tigli o degustando i vini dell'omonima azienda vinicola nell'orangerie barocca e tra le antiche cantine.
Prima di dare l'arrivederci a queste terre i cui paesaggi vitivinicoli sono oggi inseriti nella prestigiosa lista dell'Unesco, una spesa golosa non potrà dimenticare la sosta ad Asti nella storica pasticceria Giordanino, fondata nel lontano 1912, quindi da Fucci per i buonissimi formaggi nella centralissima piazza Statuto, mentre il torrone friabile di Barbero - altra gloria locale - si offre nella sua storica ricetta che prevede una percentuale molto alta (del 51%) della nocciola Piemonte Igp. Ancora le nocciole piemontesi sono protagoniste di una straordinaria crema spalmabile dell'azienda agricola Durando. Gioielli che richiamano il mondo del vino (da Caldera Gioielli), abiti che interpretano originalmente l'estro e l'eleganza di un territorio (J. Kerry Uomo) costituiscono infine quell'ulteriore tassello di un contesto, quantomai variegato, la cui polifonia di voci e di storie s'interseca con il profilo brillante di una barbera che non cessa di emozionare.

Lo storico (e produttore) Gianluigi Bera ne ha cantato “l'anima misteriosa e potente, quella sua spiritualità fatta di terra e di lune, di segreti e di stagioni», ma vi è stato anche chi, autorevolmente, ne ha messo in luce le nuances seducenti - eleganti e impetuose - che le donano certi tratti femminili”.
E bene allora hanno fatto i tre professionisti di WineZone - Andrea Zarattini, Stefano Pancera ed Emanuele Varino - a riunire la crema dei produttori di barbera dell'Astigiano, delle Langhe, del Roero come del Monferrato in una scommessa ambiziosa che già dal nome del progetto - Barbera 360° - inserisce questo vino nella fitta rete di relazioni, rimandi e contaminazioni con il territorio di cui la Barbera è figlia. Il risultato? Un approccio sinfonico tra i diversi attori in campo. Con un obiettivo ambizioso che consiste nell'avvicinare con la giusta dose di orgoglio, senso di appartenenza e consapevolezza i cittadini a lei più prossimi, come quegli imprenditori impegnati a produrre un vino che è racconto e testimonianza della loro storia.

Bene allora cominciare modificando anzitutto la sintassi - che prima di tutto è mentale - con una provocazione che intende mostrare la versatilità della Barbera: Crudité di gambero, Tagliolini al nero di seppia con sashimi di orata e Polpo al Barbera (preparati in una cena a quattro mani dai cuochi Diego Crippa insieme all'ospite Orsini al Ristorante Enoteca di Canelli.
Sono piatti di pesce che vengono supportati dall'energia esuberante di una Barbera giovane, spesso asciutta e armonica. Quando il gusto invece si fa corposo e deciso, raggiunto da un sapiente invecchiamento in legno, con la presenza di quelle note caratteristiche di ciliegia, la Barbera, nei suoi migliori esempi, diviene compagna ideale dei suntuosi piatti della tradizione piemontese: quelli preparati con passione alla Locanda del Boscogrande tra le dolci colline del Monferrato con la Battuta al coltello, il Peperone ripieno, il Tortino di cardi con fonduta, sino ai tajarin al ragù, la Guancia di manzo brasata e il bonet.

Ma altrettanto stimolante, in termini sia culturali che gastronomici, è abbinare questo vino dai profumi floreali e fruttati a dei piatti vegetariani, persino vegani. Le due sorelle Valeria e Simona Degiovanni - "cuoche veg a domicilio" con il loro RosaRegina che è anche scuola di cucina - hanno trasformato la loro passione per l'alimentazione sana, etica e naturale in una sfida. Dove il richiamo oggi così potente a una "cucina senza" (in molte ricette priva di uova e latticini, in altre di glutine, in ogni caso senza carni animali) vince la sfida del gusto grazie alla maestria e all'amore con cui i loro piatti sono preparati: dall'insalata russa vegana, all'interpretazione della pasta e fagioli, fino ai dessert che riscrivono i grandi classici piemontesi: la torta alle nocciole e il golosissimo zabaione (in un'antica e preziosa ricetta di famiglia tramandata di generazione in generazione).
Nel frattempo - in rappresentanza di un territorio ricco e affascinante - si alternano tra i calici le barbere di Bava che ha fatto dell'agricoltura sostenibile e rispettosa delle biodiversità un suo tratto distintivo, quella di una cantina che è parte di una lunghissima storia come Scarpa, e ancora Elio Perrone orgoglioso di presentarsi come "sartoria enologica" per la cura dedicata al dettaglio con cui ogni bottiglia - dentro e fuori - viene licenziata. È bello assaggiare le quattro barbere di Gianni Doglia e quelle dei grandi barolisti quali Ettore Germano e Vietti. Quindi una vera e propria chicca qual è di sicuro la Barbera "Pre-Phylloxera" di Elvio Cogno, la Barbera che "viene dal passato", le cui viti seppero resistere a quel vero e proprio flagello che attorno agli anni sessanta dell'ottocento portò la vite europea sull'orlo dell'abisso.

Un passato ben più gentile e ricco di grande fascino attende il viaggiatore in uno scorcio misterioso di Asti, con la poco conosciuta cripta di Sant'Anastasio e le sue pregevoli testimonianze del periodo tardo antico che risalgono all'VIII secolo. A San Martino Alfieri un borgo del '700 ospita sette eleganti camere disposte attorno al magnifico castello dei Marchesi Alfieri che intreccia la storia di famiglia con quella di personalità del calibro dell'omonimo poeta Vittorio, nonché di Giuseppina Cavour, nipote del grande statista. È bello sostare nel parco - opera dell'architetto paesaggista in forze alla corte sabauda Xavier Kurten - all'ombra di una quercia centenaria, di cedri e di tigli o degustando i vini dell'omonima azienda vinicola nell'orangerie barocca e tra le antiche cantine.
Prima di dare l'arrivederci a queste terre i cui paesaggi vitivinicoli sono oggi inseriti nella prestigiosa lista dell'Unesco, una spesa golosa non potrà dimenticare la sosta ad Asti nella storica pasticceria Giordanino, fondata nel lontano 1912, quindi da Fucci per i buonissimi formaggi nella centralissima piazza Statuto, mentre il torrone friabile di Barbero - altra gloria locale - si offre nella sua storica ricetta che prevede una percentuale molto alta (del 51%) della nocciola Piemonte Igp. Ancora le nocciole piemontesi sono protagoniste di una straordinaria crema spalmabile dell'azienda agricola Durando. Gioielli che richiamano il mondo del vino (da Caldera Gioielli), abiti che interpretano originalmente l'estro e l'eleganza di un territorio (J. Kerry Uomo) costituiscono infine quell'ulteriore tassello di un contesto, quantomai variegato, la cui polifonia di voci e di storie s'interseca con il profilo brillante di una barbera che non cessa di emozionare.


